L’ ultimo dei nostri viaggi

Il 9 novembre del 2003, Daniel Mendelsohn telefona a Dyzia Lew, sopravvissuta di Bolechow, ricoverata in Israele, molto malata. Sono passati esattamente sessantacinque anni dalla Kristallnacht, la Notte dei cristalli.

I danni furono incalcolabili (per quanto, rispetto alle vicende successive, le perdite umane risultino trascurabili): un centinaio di ebrei uccisi, settemilacinquecento attività economiche distrutte, oltre cento sinagoghe e luoghi di culto devastati, tra cui, com’ è noto, tutti gli edifici religiosi opera dell’ architetto Ignaz Reiser, ungherese di nascita, progettista della Zeremonienhalle del nuovo settore ebraico del grande Zentralfiedhof.

Cimitero ebraico a Vienna

Cimitero ebraico di Vienna. Dell’ esteso appezzamento di terreno acquistato dagli ebrei di Vienna nel 1920 per costruire la nuova sezione, quando quella vecchia era ormai sovraffollata dai decessi di una comunità numerosa e florida, solo una piccola porzione era occupata dalle tombe. Accanto a quelle tombe…una vasta distesa di terra brulla…il nuovo settore ebraico del cimitero di Vienna era quasi del tutto vuoto perché gli ebrei che avrebbero dovuto riposare lì andarono incontro a una morte inimmaginabile per ciascuno di loro, e furono sepolti, se mai lo furono, in luoghi molto meno decorosi e senza possibilità di scelta. (da: Gli scomparsi di D. Mendelsohn)

La Cristallnacht è ormai riconosciuta come l’ evento che segna l’ inizio della Shoà. Gli ebrei dovettero pagare sei milioni di marchi per i danni da loro stessi subiti.

Queste grottesche procedure di contabilità adottate nel novembre del 1938 non erano distanti da quelle del novembre del 1941, quando gli ebrei di Bolechow furono costretti a rimborsare i tedeschi del costo dei proiettili  serviti per uccidere la loro stessa progenie.

Con Dyzia si parla soprattutto di Frydka: era molto bella ma non era facile conquistarla. Lorka, sì, era più disinvolta.

…mi resi conto che tutto quel che credevamo di sapere sulla storia d’ amore di Frydka e Czysko si basava su dicerie, pettegolezzi, voci e storie che iniziarono a circolare dopo la guerra.

Daniel prende atto che i racconti s’ ingarbugliano e  cambiano passaggio dopo passaggio.

Il 9 dicembre, Daniel e Matt partono per Stoccolma dove incontrano Klara Freilich, sopravvissuta di Bolechow. Klara pensa che fu Czysko a nascondere Frydka. Anche Klara venne nascosta assieme al marito, al cognato e a un altro ragazzo in un una specie di bunker al di sotto di una stalla. Ogni giorno tedeschi e ucraini cercavano di snidare gli ebrei, sapevano che il ragazzo aveva nascosto alcuni di loro. Sopravvissero sino alla fine della guerra ma i genitori e i fratelli di Klara furono catturati.  

Nessuno degli altri sopravvissuti da noi incontrati aveva confessato così apertamente l’ angoscia psicologica che si portava dietro per le terribili esperienze vissute durante la guerra; …

Daniel e il fratello Matt tornano in Israele per fotografare Shumek e Malcia Reinharz. Shumek mostra allo scrittore alcuni documenti ingialliti tra cui uno che in modo particolare provoca in tutti un senso di grande tristezza.

Ogni anno, spiegò Shumek tramite Malcia, doveva presentare quel documento per continuare a ricevere l’ indennizzo per i danni di guerra dallo Stato tedesco. Ne esaminai la scritta in tedesco. Attestava le sofferenze patite da Solomon Reinharz, durante l’ occupazione nazista di Bolechow, che gli causavano continui attacchi di Panik, Angst, Spannung, Tradussi per Matt: panico, paura, tensione.

Dopo una riunione familiare da Elkana, a Tel Aviv, Daniel e Matt si trasferiscono ad Haifa in casa di Josef Adler e della moglie Ilana. Sono persone disponibili e generose nel condividere i loro ricordi. Non è una cosa facile. Daniel ricorda di come Meg Grossbard fosse stata riluttante a parlare della guerra e della sua famiglia. Josef, pacatamente, lo informa che il fratello di Meg  era membro della milizia ebraica.

…non avevo mai preso in considerazione l’ eventualità che tutto quel che avevo scoperto potesse costituire ben altro che un insieme di dati in un diagramma o di parti di una storia, non avevo mai pensato che potesse costringermi a dare un giudizio su quelle persone.

“Tengo a precisare che il mio compito non è giudicare, -dissi. –Non giudico nessuno. Non sono vissuto nel 1942, non so com’ era a quei tempi, la gente si comportò come si comportò per via di uno stress e di una pressione che non possiamo nemmeno concepire”.

Di nuovo, in casa di Anna Heller Stern, con Shlomo che fa da interprete, si parla di Shmiel, Ester, delle ragazze, di Ciszko. Anna è una persona triste. Chi è sopravvissuto all’ olocausto e dice di essere normale, mente. “Qualcosa in lei si è rotto! afferma il figlio.

“Si cerca di dimenticare, ma non si può, non è possibile”.

Annui e le spiegai che era proprio la ragione per cui stavamo lavorando a quel progetto, girare il mondo per incontrare i sopravvissuti di Bolechow, per raccogliere anche il più piccolo prezioso scampolo di informazione sulla nostra famiglia.

E all’improvviso Shlomo ricorda che a Copenaghen vive un altro sopravvissuto di Bolechow, Adam Kulberg. Si partirà per la Danimarca.

A Copenaghen, Adam racconta che Ciszko aveva nascosto Frydka in casa di un’ insegnante, la Szedlakowa. Portava loro da mangiare ma i tedeschi lo avevano scoperto e lo avevano ucciso assieme a Frydka. Poi Adam, detto Bumo, racconta il suo straordinario, incredibile viaggio assieme a Ignacy Taub.

Il giorno del suo ventesimo compleanno Adam salutò la famiglia, li baciò a uno a uno tutti in fila in cucina. Prima di partire, afferrò impulsivamente tre fotograie. Le conserva ancora. In una, la sorella minore, Sala, porta un suo orologio…

Sala, sorella di Adam 'Bomo' Kulberg

Sala, sorella minore di Adam ‘Bomo’ Kulberg

Sceglievano strade poco battute, spingendosi verso oriente, sempre vigili. Avevano intenzione di raggiungere a piedi la Palestina. Dopo tre mesi giunsero nel Caucaso, a Groznij, dove si fermarono per un certo periodo. Si guadagnavano da mangiare lavorando in una fattoria di tabacco. Il lavoro era pesante ma erano giovani e il tempo era meraviglioso; ricevevano anche un piccolo compenso. Alla notizia che i tedeschi stavano per arrivare, i due giovani si erano rimessi in cammino.

Fu nel periodo in cui Bumo e Ignacy viaggiavano attraverso la piccola repubblica socialista sovietica del Daghestan che Ruchele Jäger venne costretta a salire nuda su un’ asse sopra una fossa scavata in tutta fretta in un posto chiamato Taniawa.

A Machačkala, grossa città portuale sul mar Caspio i due ragazzi trovarono un gran numero di profughi; il cibo scarseggiava. Bumo riuscì per primo a imbarcarsi clandestinamente. Dopo due giorni in condizioni disumane giunse nella città di Krasnovodsk, nel Turkmenistan. L’ acqua era razionata.

Più o meno nel periodo in cui Bumo faceva esperienza di quella torrida città senz’ acqua, Frydka Jäger era riuscita a trovare lavoro nella fabbrica di barili , il che non era male, considerando il rigido inverno nei Carpazi.

Dopo un mese anche Ignacy riuscì ad attraversare il mar Caspio e insieme decisero di proseguire verso Asgabat, al confine tra Turkmenistan e Iran.  Viaggiavano clandestinamente sui treni e riuscirono ad attraversare il deserto del Karakum. Ashgabat distava appena quattordici chilometri dal confine con l’ Iran. Era l’inizio del 1942.

…la diciannovenne Meg Grossbard vedeva per l’ ultima volta la sua amica Lorka a casa della comune amica Dusia Zimmerman…

I ragazzi si incamminarono verso l’ Iran ma vennero fermati da una pattuglia. Per tutto il 1942 avanzarono in direzione nord-est fino ad entrare nell’ Uzbekistan.

…Ester Jäger e la tredicenne Bronia furono caricate sul carro bestiame che le avrebbe condotte a Belzec, dove si sarebbero spente in una camera a gas, e dove, subito dopo la morte, la bocca, la vagina e il retto sarebbero stati esaminati in cerca di oggetti di valore, prima di gettare i loro cadaveri in una fossa per essere riesumati mesi dopo –grosso modo nel periodo in cui Bumo e Ignacy contemplavano ammirati la leggendaria via della seta di Samarcanda –e inceneriti, quando si decise di adottare un sistema più idoneo per sbarazzarsi dei corpi di seicentomila ebrei.

Taškent

Veduta diTaškent

All’inizio del 1943, raggiunsero Taškent. In un bazar, Ignacy incontrò i suoi familiari fuggiti da Bolechow e decise di restare con loro.

Insomma, quando Bumo Kulberg, giovane ebreo originario di una cittadina polacca, raggiunse la Cina, a Bolechow non rimaneva più alcun ebreo, salvo quelli che vivevano nascosti in scantinati, solai, fienili e tane improvvisate nella foresta. Tra questi, almeno per un breve periodo, probabilmente c’ erano anche Shmiel e Frydka Jäger.

Il progetto di recarsi in Palestina si era rivelato irrealizzabile, e Bumo, profugo a Tokmok, progettava di recarsi in Iran per unirsi all’ Armata Anders, battaglione polacco creato da Stalin per combattere contro i tedeschi. Nel viaggio verso Tokmok, con altri due compagni, venne ospitato, durante una tempesta di sabbia, in una yurta, una tenda di pastori. Qui gli venne offerta una squisita  focaccia di pasta ripiena di carne d’ agnello.

All’ incirca nel periodo in cui Bumo gustava quel pranzo saporito, Ciszko Szymanski, come scoprii in seguito, stava urlando: Se uccidete lei, dovete uccidere anche me! E così fecero.

I tre giovani trovarono lavoro come giardinieri; dopo un’epidemia di tifo, raggiunsero un campo profughi polacco ad Antonufka ma qui la disciplina era eccessivamente rigida. Bumo trovò lavoro in una fabbrica  di attrezzi agricoli a Frunze e da qui si spostò a Taškent dove lavorò per dieci mesi in una fabbrica di champagne sovietico. In treno, raggiunse Divovo dove stazionava il reggimento polacco. In quel periodo, sul finire del 1943, Anna Heller Stern, Klara e Yankel Freilich, Josef e Shlomo Adler e Dyzia Lew vivevano asserragliati e muti nei loro nascondigli in una radura della foresta.

Quando l’ armata di Bumo entrò a Majdanek, tutto era stato bruciato. I tedeschi avevano cercato di cancellare le tracce; i forni crematori erano ancora caldi.

Bumo attraversò il campo e vide, come ci rivelò, montagne di valigie e di fotografie che un tempo erano state la vita e i ricordi di migliaia di ebrei ed erano ormai ridotte a spazzatura informe.

Il 15 e il 16 aprile del 1945, Bumo prese parte all’ offensiva su Berlino.

E così finì la guerra in Europa, e con essa l’ Olocausto. L’ incubo iniziato la notte del 9 novembre 1938, la Notte dei cristalli, era infine terminato. Bumo Kulberg non aveva ancora ventiquattro anni. A Bolechow il numero degli ebrei usciti vivi dalle soffitte, dagli scantinati, dai fienili e dalle tane scavate nelle foreste ammontava a quarantotto.

Daniel torna negli Stati Uniti.

Ho creduto davvero che quello fosse l’ ultimo dei nostri viaggi, e la fine della storia.

Genug ist genug. Basta e avanza, pensa. Ma, nel luglio del 2005 parte di nuovo per l’Ucraina. Bolechow non c’ è più, ora il nome della città è Bolekhiv. Lo accoglie Alex, guida, interprete e ormai amico.

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Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi.

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

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