Ci fu solo silenzio

Una sorpresa che, non essendo assolutamente esperta di informatica, non mi so spiegare. Scrivendo in Israele per sempre il titolo del libro di Mario Pacifici “Una cosa da niente e altri racconti” ho trovato due riferimenti al libro fatti da me molti anni fa, che proprio non ricordavo di aver postato. Li trascrivo facendo solo qualche piccola correzione.

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Del bellissimo libretto “Una cosa da niente” di Mario Pacifici riporto in questo mio taccuino l’Introduzione ai dodici racconti ambientati a Roma al tempo dell’emanazione delle Leggi razziali, in un periodo oscuro della nostra storia.

Come sempre, più che essere rattristata, provo rabbia per le cose orribili e imperdonabili che sono accadute in quel periodo e vorrei possedere una bacchetta magica per far sparire di colpo intere vicende e personaggi allora amati e osannati. Forse noi italiani non sempre siamo stati “brava gente”. No, non sempre.

Nel 1938 il regime fascista introdusse in Italia una serie di provvedimenti “in difesa della razza”, che colpirono drammaticamente tutti gli ebrei del Regno. I cittadini ebrei furono cacciati dalle scuole, dalle università, dall’ esercito e dal pubblico impiego, mentre un’infinità di vessatorie disposizioni rendeva loro la vita impossibile in ogni campo.

Trieste, targa_che ricorda l'emanazione delle leggi_razziali

Trieste, Piazza dell’Unità d’Italia. Targa fissata nel 2013 nel pavimento della piazza, che ricorda l’emanazione delle leggi razziali, “macchia incancellabile del regime fascista e della monarchia italiana”, da parte di Benito Mussolini.

Senza lavoro e senza la sicurezza di potersi sostenere, allontanati dalle loro aziende, gli ebrei vengono privati di dignità e speranza. Niente più quell’ emancipazione conquistata nel corso del Risorgimento. Si riaprono idealmente i cancelli di quei ghetti, dove per secoli hanno conosciuto sofferenze e umiliazioni.

I decreti, le leggi e le circolari ministeriali, a tutti noti col nome di “leggi razziali”, furono emanati da un regime dispotico e totalitario, ma ebbero il sostegno delle Istituzioni e il consenso talvolta distratto della popolazione. Se è vero che l’iniziativa politica fu di Mussolini, è altrettanto vero che fu il Parlamento a varare la legislazione razziale e che il Re non fece mancare la sua firma di ratifica.

La cosa più vergognosa: non un solo intellettuale tra quelli seduti in Parlamento o in una Università, riesce a levare la propria voce per denunciare. Non tutti comprendono a fondo ciò che sta avvenendo, gli italiani sono brava gente, si dice, e le leggi razziali vengono accolte senza eccessive difficoltà.  

Mario Pacifici

 Mario Pacifici. Il suo racconto “Una cosa da niente” che dà i titolo al libro ha vinto il concorso indetto dal Festival della Letteratura Ebraica del 2008

Il Governo, si dice spesso, concesse qualcosa all’alleato nazista, imponendo al popolo italiano misure razziali estranee al suo modo di sentire. Ed è per questo, si dice, che la disciplina razziale fu applicata in Italia solo “all’ acqua di rose”.

Non c’è nulla di più falso. Le leggi furono applicate, nella scuola come nell’ esercito, con un puntiglio e uno zelo degni di miglior causa. E se qualcuno può considerarle poca cosa è solo perché le contrappone alle successive persecuzioni e deportazioni.

E, se non c’è in Italia una “notte dei cristalli”, il dramma degli ebrei si consuma nel silenzio e con la connivenza di tutti.

Se dopo l’ 8 Settembre del ’43 ci furono in Italia innumerevoli esempi di coraggio ed eroismo, in difesa degli ebrei perseguitati, non ce ne furono molti, prima di quella data, in difesa degli ebrei discriminati.

Ci fu solo silenzio.

 E di quel silenzio bisogna chiedere scusa.

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Mario Pacifici, Una cosa da niente e altri racconti

Una cosa da niente Mario Pacificci

 

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
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