La catenina

Marc, Emilia e Alessandro sono in stato di arresto.

Che Emilia provasse a chiedere scusa a marito e figlio anche solo con un cenno degli occhi non era fra le cose contemplate su questa terra. Marc e Alessandro, da parte loro, mai avrebbero lasciato affiorare le parole di accusa che parevano vibrare per conto proprio nell’ aria grigiastra della cella.

Il commissario Ferrando esamina i documenti di Marc, il quale spiega che il decreto di espulsione era stato revocato avendo egli moglie e figlio italiani. Ora il verdetto è il confino e Marc può scegliere una località all’ interno di una lista. Decide per un paesino delle Marche ma, alla fine dell’ estate, chiede il trasferimento in una località tra la Liguria e il Piemonte.

Sefer Torah

Sefer Torah. La Torah è scritta a mano su una lunga pergamena attaccata di seguito su due aste di legno provviste di manici. I rotoli della Torah (o “Séfèr Torah” in ebraico) sono dopo ricoperti di un tessuto in velluto (nella tradizione ashkenazita) o rinchiusi in un cofanetto con due porte (nella tradizione sefardita). In cima alle aste sono attaccati ornamenti metallici (“rimonim”) che sono circondati da una corona (“kètèr”). Ci si attacca anche la “mano” (“yad”) che serve di indice per leggere il testo. La Torah è letta alla sinagoga il lunedì, il giovedì, lo Shabbat, i giorni di festa, il primo giorno del mese e i giorni di digiuno. (da: Comunità Ebraica di Bologna)

D’ accordo, ci vivevano dentro. L’ ingiustizia era il tratto principale nel disegno della loro vita, ma ci erano abituati. Era la piccola, petulante angheria aggiuntiva, il pizzicotto che ti costringe a star sveglio anche quando aneli al sonno, a far fremere di rabbia Alessandro.

La scuola ebraica di Genova non è paritaria e gli alunni ebrei sono costretti a ripetere gli esami nella scuola pubblica, dopo gli altri privatisti. Alessandro, che è entrato senza fare il saluto fascista, viene penalizzato con un voto più basso di quello che avrebbe meritato, al compito di italiano.

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Rimonim

Quel 1942 che aveva visto Alessandro raggiungere il traguardo dei suoi quindici anni si presentava davvero cupo e minaccioso.

Ma da ottobre qualcosa comincia a cambiare: la controffensiva a El Alamein, l’ armata sovietica che sfonda sul fronte presso Stalingrado, la ritirata dei tedeschi nella regione del Don, l’ annientamento dell’ armata italiana. Alessandro vive con gli zii e il nonno.

La speranza ora è diventata un commensale quasi quotidiano della loro tavola e non ha nessuna intenzione di farsi sloggiare dal posto che si è appena conquistata. Il 1945 avanza agitando la spada dell’ angelo vendicatore.

Durante l‘ estate, dopo  gli esami svolti in una scuola differente da quella dell’ anno precedente, Alessandro raggiunge i genitori; ascolta ogni giorno Radio Londra assieme al padre. La Settima Armata statunitense e l’ Ottava Armata britannica sbarcano in Sicilia. Giungono le notizie: l’ Italia ha chiesto l’ armistizio, il re è in fuga verso il Sud, l’ esercito italiano è disgregato, le truppe germaniche dilagano.

Marc ed Emilia Rimon tornano a Genova.

Gli ebrei della città si  dibattevano fra ondate di ansia temprate appena da qualche refolo di ottimismo. In Italia gli ebrei erano pochi, non valeva la pena di pianificare una campagna contro di loro, e poi a Genova il rabbino aveva fatto nascondere in un luogo sicuro l’ elenco dei nomi e degli indirizzi degli iscritti. Come li avrebbero potuti scovare i loro ebrei senza nessun dato in mano?

Nonno Luigi è malato e viene ricoverato in un ospedale dove un medico, membro della Resistenza, lo proteggerà. Ormai devono fuggire tutti, aspettano solo i documenti falsi da cui risulteranno cittadini del Sud in fuga dall’ avanzata alleata. Marc ricorda un suo lontano parente, Fausto. Sette anni prima, Marc aveva lo accolto e gli aveva dimostrato simpatia mentre tutti gli altri parenti lo avevano allontanato e gli avevano chiuso le porte delle loro case. Fausto non ha dimenticato, lo indirizza da un certo Giovanni a Milano. Alessandro si prepara per la partenza e non trascura di mettere in valigia la catenina con la stella ebraica, dono della nonna. La madre interviene.

“Dammi la tua giacca” disse lentamente al figlio, poi chiese in prestito a Iole il suo cestino da lavoro. E mentre tutti la guardavano prese le forbici e cominciò a scucire la giacca all’ attaccatura della manica, ci infilò dentro la catenina e rimise a posto il tutto con cura, attenta a fare punti piccolissimi, quasi invisibili.

A Milano, Giovanni li accoglie. Dopo l’otto settembre era abbastanza facile superare il confine ma adesso è pericoloso. Ci sono controlli anche da parte dei tedeschi e i passatori spesso sono criminali che si fanno consegnare grosse somme per poi sparire. Si va in treno sino a Como, poi si prosegue a piedi con la guida. Inizia la salita sul monte Bisbino.

Monte Bisbino_

Monte Bisbino

 La salita li rende via via più taciturni. Il silenzio della montagna è solenne, sa di eternità, il loro invece è solo quello di piccoli esseri che si trascinano con affanno sulla Terra.

L’ aria si fa sempre più fredda. Passano la notte in una capanna di legno e, all’ alba, riprendono a camminare lentamente.

Ora il polso della guida si flette e si ferma a indicare un punto con un dito. Là, in fondo al sentiero, su un prato finalmente pianeggiante, la rete di confine. La loro rete.

È quasi mattina. Un soldato con la divisa fascista intima l’ alt, vuole dei soldi, tutti i loro soldi, venticinquemila lire. Poi se ne va. Oltre la rete metallica, una guardia accoglie Marc, Emilia e Alessandro e li accompagna in una casermetta.

“Ferrari?”. Il caporale agita la prima delle carte che gli è capitata in mano. “Non è un cognome ebraico”. Sono documenti d’ identità falsi, si affretta a chiarire Marc, il loro cognome vero è Rimon, in ebraico vuol dire “melograno”, uno degli ornamenti in argento dei Rotoli della Legge, ma lui è tagliatore di diamanti, viveva in Olanda prima che in Italia, in verità è inglese, il suo passaporto si trova depositato proprio nella Legazione svizzera di Genova.

Ha l’ ordine, afferma l’ ufficiale, di accogliere solo militari e persone che possano dimostrare di essere in pericolo.

“La Svizzera non può aprire le sue porte a tutti” aggiunge con il fare distante di chi ripete in automatico i termini di un regolamento.

Denuncia di appartenenza alla razza ebraica

Denuncia di appartenenza alla razza ebraica

Il ragazzo sente suo padre piangere; a sua volta viene interrogato. Il caporale gli fa notare che sui documenti c’ è scritto Ferrari e non c’ è il timbro di razza ebraica. Alessandro afferra la gamba del tavolo, non la lascia, Indietro non torno, dice.

Tirate, tirate, metteteci tutta la vostra forza, non vincerete. Io sono Sansone, anzi , tutti i Sansoni del calamaio del rabbino Bonfiglioli, per voi non rappresento niente, salverete un altro “più degno di me”, così direte. Ma vi sbagliate, io sono unico, non mi potete sostituire. Da piccolo mangiavo il riso soltanto quando c’era la luna, lo so, non è un’ impresa, non ha nulla di grandioso e nemmeno di significativo, è che nessun altro credo abbia scelto così, di mangiare insieme riso e luna.

Alessandro si alza in piedi, si toglie il cappotto, poi la giacca. Chiede delle forbici. Ma è la madre che afferra le forbici sulla scrivania.

Ora la signora si è comodamente seduta con in grembo la giacca un po’ consumata che ha raccolto da terra, comincia assorta a scucirne una spalla. Si ferma. Le forbici brandite a mezz’ altezza sembrano la spada di un angelo giustiziere. Il figlio le si precipita accanto, poi solleva verso il cielo lei, la catenina che  sua nonna Rachele un giorno gli aveva voluto regalare.

Lia Levi e Luciano Tas

Lia Levi e Luciano Tas. In “Questa sera è già domani” la scrittrice di famiglia piemontese recupera i ricordi del marito Luciano Tas, giornalista e saggista noto nell’ambiente ebraico italiano scomparso nel 2014. (da: UGEI)

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Lia Levi, Questa sera è già domani

Questa sera è già domani

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