HANNO DETTO

DEVASTAZIONE

Per decenni Israele ha tentato di far capire al resto del mondo le dimensioni dei danni e della devastazione causati da organizzazioni come Hezbollah, i talebani e Hamas. Gli israeliani hanno continuato a insistere instancabilmente sul fatto che Israele non ha alcun contenzioso aperto con il popolo iraniano né con quello libanese, e che sarebbe anche ben felice di vedere prosperare gli abitanti palestinesi della Striscia di Gaza. Ma i fatti sono solo uno scomodo fastidio per gli opinionisti politicamente corretti, e in tutto il mondo occidentale i manifestanti rivolgono tutta la loro rabbia contro Israele. YnetNews, 10 agosto 2021

CULTURA DELLA MORTE

L’ Europa ha cacciato via gli ebrei, la cultura, l’arte, la musica, la storia, il modo di vivere, che è anche la propria, l’hanno bruciata ad Auschwitz. La cultura ebraica è rinata in Israele, è la stessa di prima, identica, che sia nel ghetto, nel campo di sterminio, in una caserma dell’IDF, è sempre la stessa cultura di migliaia di anni. L’Europa invece è morta, hanno bruciato la propria cultura ad Auschwitz per importare quella islamista, la cultura della morte. Lion Udler

TISHA beAV

Ci si è chiesti, dopo la costituzione dello Stato di Israele, se questo lutto non andasse abbandonato. Ma saggiamente si è deciso di no, perché l’odio e la volontà di genocidio non sono cessati, perché ancora c’è chi vorrebbe distruggere la Gerusalemme liberata e ricostruita dagli ebrei, perché il Tempio è solo un ricordo. Quando l’appartenenza di Gerusalemme al suo popolo sarà riconosciuta come quella di Roma all’Italia o di Parigi alla Francia, quando l’odio, il jihad e l’antisemitismo saranno ricordi da evocare solo per testimoniare di un passato atroce, quando il culto sarà di nuovo possibile sul Monte del Tempio e gli invasori lo riconosceranno, allora sarà il caso di terminare questo lutto.  Ugo Volli                                                   

CORAGGIOSI Quando in Israele c’è la guerra, quando Israele viene attaccata da missili sulla popolazione civile, da aerostati incendiari che danno fuoco a ettari di campi coltivati o di foreste con gravi perdite di fauna selvatica e preziosa, il silenzio nel mondo è assordante. Nel momento in cui Israele reagisce ecco che parte la solita campagna di odio, ebrei vengono bastonati, sinagoghe distrutte, ristoranti rasi al suolo, giovani o anziani finiti in ospedale per i pugni e i calci di tanti energumeni. Branchi di arabi e non arabi si scatenano e vanno a cercare l’ebreo, sono molto coraggiosi quei pendagli da forca, vanno in 10 contro uno… Deborah Fait, 31 maggio 2021

IMMORALE L’ONU (UNHRC) crea una commissione di inchiesta permanente per indagare i presunti crimini di guerra israeliani e propone un embargo totale sulla vendita di armi a Israele. È un voto che puzza di marcio. Immorale, iniquo, assurdo. Mario Pacifici, 28 maggio 2021

ARMA SEGRETA Siamo qui, 73 anni dopo la nascita dello stato, e nessuna quantità di razzi di Hamas ci farà andare via, né i 4.000 lanciati in 11 giorni, né gli attacchi antisemiti contro i nostri fratelli e sorelle nella diaspora. E il motivo è che abbiamo ancora la nostra arma segreta: non abbiamo un altro posto dove andare, non abbiamo un altro paese oltre allo stato d’Israele. Lahav Harkov (da: Jerusalem Post, 23 maggio 2021)

SOLIDARIETA’ Una solidarietà confusa e ignorante, che immagina che Gaza sia occupata, che non sa che è Hamas ha attaccato senza ragione la popolazione civile di Israele con più di 4000 missili forniti o costruiti d’accordo con l’Iran. Oppure, che è semplicemente antisemita. Fiamma Nirenstein, 27 maggio 2021

RICORDI  Nel giugno 1967 scoppio pogrom anti ebraico, sotto gli auspici del governo libico, 17 ebrei furono massacrati, tutte le attività degli ebrei furono bruciate, le sinagoghe furono incendiate ed i loro rotoli della Torah furono distrutti. Alla fine di giugno 1967, tutti gli ebrei libici furono espulsi dalla Libia e tutte le loro proprietà furono confiscate. Nel 1971 il cimitero ebraico di Tripoli fu completamente distrutto, al suo posto furono costruiti i magazzini portuali di Tripoli e successivamente su di esso furono costruite 3 grattacieli. Fino ad oggi nessun funzionario arabo ha chiesto perdono ai vivi e ai morti. Ad oggi, gli ebrei libici non sono stati risarciti per la loro proprietà privata e pubblica confiscata. Questi sono i miei ricordi della cultura araba. Lionello Arbib, 20 maggio 2021

COMPLICE …è doveroso in questi giorni manifestare pro Israele, ma è bene dire le cose come stanno, senza generici auspici di pace e retorici riferimenti alla soluzione dei due popoli-due stati, antistorica ed obsoleta. Bisogna semplicemente dire la verità: che i terroristi islamici, Hamas in testa, sfruttano ogni questione (vedi causa civile di sfratto a Sheik Jarrah,  elezioni palestinesi, formazione del governo israeliano, etc.) per provocare Israele con attacchi violenti   (es. moschea riempita di sassi  scagliati poi contro la polizia israeliana sulla spianata del Tempio) per far sì che Israele debba reagire, per accusarlo poi di aggressione e scatenarsi nell’attacco, con le proporzioni, in questi giorni, di una vera guerra. Se l’UE, silente ancora, non dirà questo, va considerata complice. Donatella Masia, 17 maggio 2021

UN’ AURETTA Perché i giornali in genere sono felicissimi di diffamare Israele, in particolare quelli “progressisti” (quasi tutti) e cattolici. A che serve questa serie di ridicole e luride diffamazioni? Beh, intanto chi le fa si sente buono e giusto a combattere contro il “colonialismo” e il “razzismo”, magari aiutato da qualche generosa sovvenzione che i paesi nemici di Israele non negano mai ad università, associazioni, singoli “intellettuali”. E poi lo sapeva benissimo il Don Basilio del “Barbiere di Siviglia”: “La calunnia è un venticello/ Un’auretta assai gentile / Che insensibile, sottile,/ Leggermente, dolcemente / Incomincia a sussurrar/” finché “ il meschino calunniato,/ Avvilito, calpestato, / Sotto il pubblico flagello / Per gran sorte ha da crepar.” Questo almeno sperano antisemiti e odiatori di Israele. Detto in altri termini, con Goebbels, “una menzogna ripetuta tante volte diventa verità.” E’ quel che gli ebrei hanno subito per millenni, spesso con accuse molto similiUgo Volli

ODIO BESTIALE …non vi è stata mai, ad Auschwitz come negli Shtetl, nessuna “banalità del male”, checché ne dica Arendt; che la Shoah è stato odio bestiale, la più sadica crudeltà, sete di sangue da parte di individui che provavano piacere ad ammazzare uomini, donne e bambini solo perché appartenenti alla “razza” che odiavano. Ugo Volli

BANALIZZAZIONE Nella storia non c’è nulla di paragonabile alla Shoà per tragicità e punto più basso toccato dall’ umanità. Utilizzare per vicende ben diverse un concetto che definisce chi nega il genocidio nazista, mettere sullo stesso piano concettuale e linguistico chi parla d’ altro è per estensione una svalutazione della Shoà, una sua banalizzazione: la trasforma in qualcosa di uguale a tante altre vicende la fa diventare frequente e ripetibile, non più unica. Le parole contano: usare il termine negazionismo per chi parla di virus o di clima ridimensiona il “peccato” di chi nega l’ Olocausto. Danilo Taino, 1 novembre 2020

NON DIPINTE …godiamoci, si fa per dire, lo spettacolo, dei “custodi della democrazia” in azione per difenderla dai barbari con elmi da vichingo e facce dipinte. Le facce non dipinte dei custodi le conosciamo già, sono quelle di Joe Biden, Kamala Harris e Nancy Pelosi. Niram Ferretti

PERICOLOSI …se qualcuno glielo chiedesse negherebbero, si rifugerebbero nel solito sofisma per cui essere contro Israele non vuol dire essere contro gli ebrei (almeno gli islamisti in questo sono più onesti). Pensano di essere di sinistra, progressisti, rivoluzionari, si considerano mossi dai più nobili motivi. Ma sono pericolosi. Per questo è importante conoscerli e combatterli politicamente, negare loro i mezzi per mettere in atto l’odio bestiale che riemerge ora, dopo tante diverse incarnazioni nella loro “lotta” contro Israele. Ugo Volli

FALSIFICAZIONI  Resta il fatto che di questo ammasso di inesattezze e di falsificazioni intenzionali, che farebbe vergognare uno studente di storia del primo anno, se ne sono già vendute un milione di copie nella prima settimana, e sarà tradotto in numerose lingue, per diventare poi un testo di riferimento per intere generazioni.  (Michelle Mazel, a proposto del libro Una Terra Promessa, volume 1 delle memorie presidenziali” di Barak Obama)

 IL SILENZIO L’ ostilità presente nei media contro il mondo ebraico e in particolare contro il sionismo prende varie forme. Molto diffusa –specialmente quando si tratta degli attacchi terroristici contro Israele- è la tecnica del rovesciamento delle responsabilità che viene raggiunta con l’ inversione della narrazione degli avvenimenti. Nel caso di attacchi missilistici provenienti da Gaza o in quello di aggressioni o di accoltellamenti contro soldati e civili israeliani viene messa in evidenza –soprattutto nella titolazione- la reazione israeliana, mentre l’ atto primario che l’ ha provocata viene messo in secondo piano se non addirittura taciuto. Ma la tecnica più usata e, purtroppo, più efficace è quella del silenzio. Valentino Baldacci, 22 agosto 2019

PER IL BENE DELL’ UMANITA’ Un evento durante il quale, come spesso capita, si troveranno fianco a fianco membri della Sinistra europea e israeliana ossessionati dai diritti umani e promotori del terrorismo. Entrambi accomunati da un odio irrazionale per Israele e imbevuti di mistificazioni della realtà. È facile intuire che il tema della conferenza sarà il “colonialismo israeliano” e il “fascismo sionista”, cioè le menzogne sullo Stato Ebraico che vengono propagandate dal 1967… Il convegno di domani sarà un apice del nuovo antisemitismo – quello mascherato da antisionismo –, che è persino più osceno di quello “tradizionale”. Perché proviene e affiora soprattutto da coloro che pretendono di operare per il Bene dell’umanità e degli oppressi. L’ Informale, 28 novembre 2020

PER IL BENE DELL’ UMANITA’ Un evento durante il quale, come spesso capita, si troveranno fianco a fianco membri della Sinistra europea e israeliana ossessionati dai diritti umani e promotori del terrorismo. Entrambi accomunati da un odio irrazionale per Israele e imbevuti di mistificazioni della realtà. È facile intuire che il tema della conferenza sarà il “colonialismo israeliano” e il “fascismo sionista”, cioè le menzogne sullo Stato Ebraico che vengono propagandate dal 1967… Il convegno di domani sarà un apice del nuovo antisemitismo – quello mascherato da antisionismo –, che è persino più osceno di quello “tradizionale”. Perché proviene e affiora soprattutto da coloro che pretendono di operare per il Bene dell’umanità e degli oppressi. L’ Informale, 28 novembre 2020                             

L’ ERBA E’ VERDE  Esiste anche una fisiologia dei popoli: ogni popolo ha diritto alla sua terra. Ha diritto di lasciarla in eredità ai suoi figli, ha il diritto o forse il dovere di proteggerla. Esiste una patologia della storia: un popolo che fa entrare centinaia di migliaia di maschi in età militare, 15/45 anni, non integrabili, in maggioranza islamica, non è più in grado di garantire la sicurezza dei suoi figli e delle sue figlie. Due più due fa quattro. L’erba è verde. Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario e anche dannatamente pericoloso. Silvana De Mari

PARTE DELLA SOLUZIONE E’ la nuova generazione negli Emirati, in Arabia Saudita, nel Bahrein, nel Kuwait, in Egitto e in Giordania: giovani per lo più dotati di titoli accademici, generalmente ottenuti negli Stati Uniti e in Europa dove per la prima volta sono entrati in rapporto con ebrei e israeliani che hanno cambiato la loro concezione del “nemico”. Hanno sperimentato le speranze, le delusioni e le ricadute della “primavera araba”. E si sono resi conto che se vogliono vedere un futuro migliore nella loro vita, Israele non è il problema, bensì parte della soluzione. Eldad Beck (Israele.net, 23 ottobre 2020)

LA PAROLA PALESTINA NON ERA ANCORA STATA INVENTATA Esperti e osservatori vi diranno che i nemici più pericolosi della causa arabo-palestinese sono gli stati del Golfo che hanno deciso di riconoscere Israele, o quei paesi europei che stanno spostando le loro ambasciate a Gerusalemme, o i politici americani che iniziano a rifiutarsi di continuare a sottoscrivere i debiti dell’Autorità Palestinese.

Non sono d’accordo. A mio parere il nemico più formidabile dei palestinesi è l’archeologia. Un mikvè (bagno rituale ebraico) antico di duemila anni è stato recentemente scoperto in Bassa Galilea. La maggior parte della gente probabilmente non avrebbe mai sentito parlare della scoperta se non fosse stato per le sensazionali immagini del trasporto dell’ intera struttura nel vicino kibbutz Hanaton, dove verrà conservata a beneficio del pubblico.

Lo straordinario spettacolo di un mikvè trasportato da un camion, tuttavia, induce anche a fermarsi un momento e riflettere sulle notevolissime implicazioni del ritrovamento archeologico: significa che duemila anni fa gli abitanti della Bassa Galilea praticavano gli stessi identici rituali religiosi che praticano oggi gli ebrei osservanti in tutto il mondo. In altre parole, quei galilei erano ebrei. Non erano “palestinesi”. La parola “Palestina” non era ancora stata inventata. Non erano arabi né musulmani. L’invasione della Terra d’Israele ad opera di fondamentalisti musulmani in arrivo dalla penisola arabica si sarebbe verificata solo 600 anni più tardi. 

La notizia dell’antico mikvè deve essere stata accolta con autentico disappunto dal capo dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, che lo scorso 25 settembre si rivolgeva all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dicendo: “Il popolo palestinese è presente nella sua patria, la Palestina, la terra dei suoi antenati, da oltre 6.000 anni”. Quei ficcanaso di archeologi e le loro scoperte continuano a intralciare la propaganda palestinese. A peggiorare le cose per Abu Mazen, i direttori degli scavi che hanno portato alla scoperta del mikvé si chiamano Walid Atrash e Abd Elghani Ibrahim, nomi e cognomi da cui è facile capire che non si tratta precisamente di ebrei ortodossi. L’Autorità Palestinese troverà qualche difficoltà a sostenere che Atrash e Ibrahim sono agenti di un complotto sionista.

Quello del mikvè è stato solo l’ultimo di una serie di ritrovamenti archeologici in Israele durante lo scorso anno, ognuno dei quali sconfessa la narrativa della propaganda arabo-palestinese. Negli scavi del parcheggio Givati, a Gerusalemme, gli archeologi hanno scoperto iscrizioni in lingua ebraica risalenti a 2.600 anni fa. Una consiste in un sigillo di pietra con incise le parole “appartenente a Ikkar figlio di Matanyahu”. L’altra era lo stampo di un sigillo d’ argilla su cui si legge “appartenente a Nathan-Melech, servo del re”. Non sono in arabo, sono in ebraico. E i nomi non sono Yasser o Mahmoud.

Altrove, sempre a Gerusalemme, gli archeologi hanno portato alla luce una strada lastricata di duemila anni fa che veniva utilizzata dagli ebrei che compivano il pellegrinaggio annuale nella capitale durante le feste di Pasqua, Shavuot e Sukkot. Non era usata da arabi, musulmani o “palestinesi” per il semplice motivo che a quei tempi non ce n’era in giro nessuno. Nel frattempo, scavi condotti da archeologi dell’University of North Carolina hanno portato alla scoperta di due splendidi mosaici nel sito di una sinagoga di 1.600 anni fa vicino a Huqoq, nel nord di Israele. Uno dei mosaici raffigura una scena dell’Esodo degli ebrei dall’antico Egitto. L’altro mostra immagini ispirate a versetti del Libro di Daniele. E’ appena il caso di notare che quei mosaici non mostrano scene ispirate al Corano. In essi non c’è nulla di arabo, islamico o “palestinese”. Sono ebraici, si trovano in Israele e hanno 1.600 anni.

Ogni nuova scoperta archeologica sugli antichi ebrei costituisce un ulteriore bastone ficcato fra i raggi delle ruote della macchina propagandistica arabo-palestinese. Ogni elemento fisico nel suolo del paese fa a pezzi le menzogne dell’Autorità Palestinese. Ogni pietra, sigillo o frammento di ceramica ci ricorda chi sono i veri indigeni della Terra d’Israele. (Stephen M. Flatow, da Israele.net, 12/10/2020)

WE CAN BELIEVE IN L’Europa, in tutta la sua ricchezza e la sua grandezza, è minacciata da un falsa concezione di se stessa. Questa Europa falsa immagina di essere la realizzazione della nostra civiltà, ma in verità sta requisendo la nostra casa. Si appella alle esagerazioni e alle distorsioni delle autentiche virtù dell’Europa, e resta cieca di fronte ai propri vizi. Smerciando con condiscendenza caricature a senso unico della nostra storia, questa Europa falsa nutre un pregiudizio invincibile contro il passato. I suoi fautori sono orfani per scelta e danno per scontato che essere orfani ‒ senza casa ‒ sia una conquista nobile. In questo modo, l’Europa falsa incensa se stessa descrivendosi come l’anticipatrice di una comunità universale che però non è né universale né una comunità. Una falsa Europa ci minaccia.

The Paris Statement. A Europe we can believe in

SI RELATIVIZZA LA MEMORIA “Faccio un appello a partiti politici e giornali: negazionismo, lager e campi di concentramento usiamoli per indicare il concetto originario per cui sono destinati. Altrimenti si relativizza la memoria e si svilisce la storia”. Ruth Dureghello

CORAGGIO E ONESTA’ INTELLETTUALE Associare l’ antisemitismo all’ islam è oggi, in Francia ma non solo, un “reato” che può costare molto. La polizia del pensiero che si maschera con i panni nobilitanti dell’ antirazzismo non tollera che si possa dire ciò che è evidente. Ma la realtà è davanti ai nostri occhi e bisogna avere il  coraggio e l’ onestà intellettuale di nominarla. Niram Ferretti

GUANTO DI SFIDA La Turchia reislamizzata ha lanciato il suo guanto di sfida a un Occidente e a una cristianità che, come istituzione, lavora instancabilmente e con ammirevole coerenza, per la propria decadenza e autodistruzione. Giulio Meotti, 25 luglio 2020

MI RIFIUTO DI CHIUDERE GLI OCCHI  …a chi pretende di venirmi a raccontare che “non c’è un unico islam” rispondo: quando “gli altri islam” saranno insorti contro i tagliagole e li abbiano estromessi dalla società civile, ne riparleremo. Fino a quel momento io mi rifiuto di chiudere gli occhi di fronte alla realtà, quella delle infinite chiese bruciate…Giulio Meotti 

NON SOPPORTO Non sopporto l’islamismo, religione che ritengo insensata, mentre sopporto il cristianesimo perché ha favorito il diffondersi di una cultura civile, a lungo termine. Quando i cattolici arrostivano gli eretici facevano schifo. Adesso fanno schifo i musulmani con la loro passione per le decapitazioni, gli attentati, l’odio per gli occidentali a cui poi chiedono ospitalità. Ma ciò che più stupisce è che noi europei, nonostante tutto, tolleriamo questa gente imbevuta di una fede che la porta a commettere stragi, a incendiare le cattedrali, ad ammazzare chi rispetta il crocefisso. Non solo la tolleriamo, la proteggiamo. Vittorio Feltri, 19 luglio 2020

GIUSTI Secondo una credenza/leggenda ebraica, nel mondo ci sono sempre 36 giusti, grazie ai quali il mondo non viene distrutto. E speriamo allora che di questi giusti ce ne siano almeno 36 anche qui, e che la leggenda valga anche per tutti noi. (Blog di Barbara, giugno 2020)

MAI  …“preservare” significa conservare qualcosa nello stato in cui si trova. Ora, Gerusalemme è da oltre tremila anni la capitale indivisa di Israele, tranne i diciannove anni in cui è stata illegalmente occupata dalla Giordania. Capitale di uno “stato palestinese” non lo è stata mai… (Barbara Mella, nel commento al messaggio del Console Generale d’Italia a Gerusalemme, Giuseppe Fedele, in occasione della Festa della Repubblica Italiana – 2 giugno 2020)

UNA DELLE OPERAZIONI MILITARI PIU’ SPETTACOLARI  L’Operazione Entebbe sulla carta ha un altissimo rischio, mitigato dall’ appoggio del governo del Kenya, che si convince a offrire le sue basi per rifornire gli aerei israeliani.

190 soldati partecipano a un’operazione curata nei minimi particolari: per distrarre le guardie ugandesi viene utilizzato un convoglio di automobili simile a quello di Amin.

L’operazione mette in salvo 102 dei 106 ostaggi: 3 rimangono uccisi, un altro trasportato in un ospedale nelle ore precedenti viene fatto uccidere da Amin per ritorsione.

In una delle operazioni militari più spettacolari della storia rimane ucciso un comandante del commando, Jonathan Netanyahu, il fratello dell’ attuale primo ministro di Israele.

Oggi come allora chi attacca Israele e gli ebrei gode di appoggi e favoreggiamenti decisivi per compiere i propri attacchi. Oggi come allora Israele e gli ebrei si difendono da questi attacchi, a volte con fatica, ma sempre con la volontà di proteggere la vita. David Spagnoletto, 22 aprile 2019

VERGOGNA …le democrazie occidentali, invece di accusare Hamas di terrorismo, non solo verso Israele ma anche verso i propri cittadini, continuano a non vedere la differenza tra chi aggredisce e chi si difende. Odio verso gli ebrei, odio verso Israele. Che vergogna essere europei. Angelo Pezzana, 8 agosto 2018

L’ INCHIOSTRO  E perché Hamas li manda a morire, invece di manifestare in maniera da poterne garantire l’immunità? Perché col sangue delle vittime si compra l’inchiostro dei titoli dei giornali. Ugo Volli, 15 maggio 2018

ACCOGLIENZA …un Paese senza confini protetti è un Paese particolarmente esposto ad ogni genere di attività criminale. Terrorismo, narcotraffico e tratta di esseri umani prosperano in una nazione che si riempie la bocca, in modo ipocrita, della parola “accoglienza”. L’immigrazione è un fenomeno umano che esiste fin dalla notte dei tempi, ma va gestita in modo razionale e lungimirante, senza ideologie e con uno sguardo intelligente, pensando a cosa e, soprattutto, chi c’è realmente dietro questo fiume in piena di migranti… Stefano De Angelis, 26 giugno 2018  

PENA Il sentimento di pena ormai sovrasta quello del disgusto politico, che assemblea rincitrullita e autolesionista, al di sotto di ogni critica fattuale: l’Onu mercoledì ha passato una risoluzione che ha condannato Israele per uso «eccessivo, sproporzionato e indiscriminato della forza» durante i recenti scontri in cui i militanti di Hamas hanno portato la gente di Gaza a cercare di sfondare il confine con Israele coprendo gli armati con manipoli prezzolati. E ha rifiutato persino di aggiungere alla mozione un emendamento americano in cui almeno si condannava Hamas per tutto il male che fa alla sua popolazione che domina con la violenza, senza dargli nessuna speranza, fuorché quella di uccidere. Fiamma Nirenstein, 15 giugno 2018

UNA SCELTA STORICA Quella politica di dare forza e soddisfazione ai nemici aggressivi con la speranza che si chetino non ha mai funzionato e non l’ha fatto neppure questa volta. Rafforzare e premiare i nemici, come ha fatto sistematicamente Obama e come vuol fare l’Europa, è la ricetta per la guerra e per la sconfitta. Trump ha fatto il contrario, ritornando alla politica che ha fatto grande l’America e ha salvato il mondo nell’ultimo secolo da fascismo, comunismo e speriamo lo faccia con l’islamismo. La sua scelta è davvero storica. Ugo Volli

NE TOUCHE PAS La manifestazione organizzata da #Noustoutes contro la violenza verso le donne ha visto raccogliere intorno ad essa tutto il repertorio di matrice sx : contro il patriarcato, contro il machismo, parità di genere. Ci sono anche le Femen. Nessun accenno alle costrizioni imposte da un certo Islam: velo e violenze familiari. “On ne touche pas à l’islam.” Dal Blog di Barbara

 STANDING OVATION E mentre la cialtroncella Greta all’ONU insulta e accusa tutti e ne riceve in cambio entusiastici applausi, la piratessa negriera criminale tentata omicida Carola accusa e insulta tutti alla UE e ne riceve in cambio  una strepitosa standing ovation. Il blog di Barbara 

CREDONO Credono davvero gli arabi palestinesi di poterci intimorire al punto di scappare, credono davvero che un popolo che ha passato per due millenni tragedie e genocidi si lascerebbe cacciare da casa sua? Illusi! Il popolo di Israele ha una corazza che si chiama coraggio, amore per la propria terra e voglia di vivere. E’ invincibile per questi motivi. Deborah Fait, Terrore a Sderot, 27 agosto 2019

3D    Dieci anni fa, Natan Sharansky ha spiegato che classicamente l’antisemitismo è mirato al popolo ebraico e alla religione ebraica. Il nuovo antisemitismo è rivolto allo Stato Ebraico. Il Signor Sharansky ha ideato quello che lui ha chiamato il test 3D. Le tre D sono: Demonizzazione, Doppio Standard e Delegittimazione. La “demonizzazione” sta facendo affermazioni disgustose e bizzarre, che non hanno fondamento nella realtà: il confronto tra Israele e il Nazismo, le asserzioni che Israele sta commettendo genocidi contro i Palestinesi sono esempi di demonizzazione, tali affermazioni non hanno senso. Bridgitte Gabriel, Amministratore Delegato e Presidente di Act for America. Dal discorso programmatico alle Nazioni Unite

ARBITRARIAMENTE Rifiutare l’idea che l’ebreo possa avere un proprio Stato e che possa difendersi in armi da chi lo attacca significa rivitalizzare e adattare i vecchi pregiudizi, così come collegare – durante il Giorno della Memoria – i lager ai campi di accoglienza dei migranti di oggi, oppure sostenere che i sopravvissuti alla Shoah fossero anch’essi “migranti” in cerca di accoglienza, significa veramente non aver chiaro il quadro storico, significa comparare arbitrariamente eventi storici molto differenti e, in tal modo, sminuire quella che fu l’unicità del piano nazista di “soluzione finale”. Giuliana Iurlano

DARWISH Il massimo della manipolazione è stata però la recita di una poesia di Mahmud Darwish, poeta palestinese che si autodefinisce arabo e comunista, sull’amore della terra di Palestina perduta. Ridicolo se pensiamo a come i palestinesi trattano la terra, bruciandola e violentandola. Deborah Fait, 6 gennaio 2019

 

 PER DAVVERO …chi ama Israele oggi lo ama per davvero, come si ama un padre o un fratello maggiore, non come si ama un bambino piccolo da educare. Gli vuole bene, gli è legato, lo aiuta, è disposto a imparare da lui e ha fiducia in lui “a prescindere”, perché conosce la sua natura e la sua identità. Il resto sono chiacchiere. Ugo Volli, 8 novembre 2009

 DECOSTRUZIONE  …ritorniamo a Martin Sherman, al suo realismo, “La soluzione non è la ricostruzione di Gaza ma la sua decostruzione o il cerchio della violenza continuerà a ripetersi senza fine“. Difficile dargli torto.

La decostruzione di Gaza implica la volontà politica lucida, inappellabile e determinata di rimuovere dal territorio in modo non cruento, come propone Sherman, la causa del problema. Non se ne può uscire in nessun altro modo. Non ci sono altre vie. Nelle parole di Albert Camus, “Era l’evidenza, questa; beninteso, ci si poteva sforzare di non vederla, tapparsi gli occhi e rifiutarla, ma l’evidenza ha una forza terribile che finisce sempre col vincerla su tutto”. Niram Ferretti, 9 agosto 2018

 

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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