Una splendida giornata estiva

Un amico di famiglia porta la notizia.

“Gli ebrei austriaci” aveva solo detto. Il piglio era rapido, febbrile. “Stanno arrivando a migliaia, tutti qui da noi”.

Sì, erano gli ultimi convulsi tentativi, la trappola si stava già chiudendo. Ma era una tragedia, nessuno dei Paesi stranieri, neanche quelli che si erano riuniti pochi mesi prima per cercare di studiare un piano, aveva intenzione di accogliere questi disperati.

Austria_e Germania nel 1938, prima dell' Anschluss

I confini della Germania e dell’ Austria prima dell’ Anschluss

Dall’ Austria giungono a Genova nella speranza di riuscire ad imbarcarsi per un paese lontano, Lisbona, Buenos Aires, l’ Africa. Aspettano di ricevere i visti, nel frattempo vengono ospitati da famiglie ebraiche genovesi. In casa di Emilia e Marc verrà un bambino di undici anni, Hermann; la sorella, Paula, tredici anni, sarà ospitata in casa di Wanda e Osvaldo. Una domenica si riuniscono tutti assieme ai genitori dei due ragazzi, Marc traduce poiché i Berg non parlano l’ italiano. Il padre, faceva l’ orologiaio a Vienna e, dopo pranzo, Marc chiede in tedesco a Robert di parlare del suo lavoro. Robert riparava e vendeva orologi: era anche un collezionista, in uno scaffale del suo negozio conservava orologi antichi di grande valore. Si fa silenzio.

Anschluss a Vienna

Anschluss a Vienna

Marc avvertì una contrazione della mascella mentre si guardava attorno smarrito. Aveva parlato di un lavoro e di un luogo che erano stati violentati, distrutti. Come  gli era venuto in mente di buttarsi in quel discorso? Forse era stato per valorizzare il loro ospite, far sapere che non era nato profugo. Aveva sbagliato. Il tappo che puntellava la diga era stato divelto e l’ acqua usciva a fiotti. Robert parlava per conto suo, nella sua lingua, più veloce, più concitato, più carico.

Marc non tradusse più.

Paula e Alessandro scoprono di saper parlare entrambi in francese, Ed è Paula che, mentre tornano da scuola, svela il mistero a Alessandro, gli racconta che cosa è accaduto a Vienna, quello che Marc non voleva si sapesse. Un anno prima, 1938. Un anziano uomo piange alla radio. Dice che rinuncerà al suo incarico, in caso contrario le truppe tedesche, già schierate al confine, occuperebbero il Paese. La famiglia Berg rimane muta, immobile.

Cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg

Il Cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg. Fu avverso a Hitler e desideroso di conservare l’indipendenza dell’Austria

Guardiamo dalla finestra, facendoci schermo con le tende. Migliaia e migliaia di persone con la camicia scura e al braccio la fascia rossa con la svastica. Dove le tenevano nascoste quelle divise per essersele trovate addosso in meno di un attimo? Anche gli autobus, i furgoni delle pulizie e i tram hanno già quell’orrida impronta impressa sulla fiancata. 

Si sente gridare: “Heil Hitler!”, “Juden verreck!”: i clacson delle macchine, dei taxi, degli autobus sembrano impazziti. La mattina dopo, Robert trova la vetrina del suo negozio in frantumi. Tutto è stato distrutto, scaffali, lumi, orologi. Ma dell’orologio russo in oro e smalto azzurro non c’ è traccia. È rimasta solo una J spennellata su un frammento di vetrina.

Il primo giorno di settembre di quel 1939 l’ esercito tedesco valicò il confine della Polonia. Questa volta la reazione di Francia e Gran Bretagna fu immediata. È la guerra. L’ Italia inizialmente si tenne fuori. Non si trattava di neutralità, una parola che non piaceva a Mussolini, troppo borghese. Preferiva la formula “non belligeranza”.

Intanto Marc, che ha il passaporto inglese, riceve un’ offerta di aiuto dal consolato. Ma Emilia è sicura che l’ Italia non entrerà in guerra e poi il marito ha un buon lavoro.

Ce la siamo sempre cavata. Tu lavori come prima, la scuola ebraica di nostro figlio è migliore delle altre. E gli austriaci? Chi se li è presi in casa, che nessuno li voleva? Gli italiani, proprio gli italiani. Non siamo cattiva gente in fondo.

Il 1° settembre 1939 l’ esercito tedesco valica il confine della Polonia. L’ Italia inizialmente si tiene fuori.

Non si trattava di neutralità, una parola che non piaceva a Mussolini, troppo borghese. Preferiva la formula “non belligeranza”.

Alessandro va a lezione di ebraismo, il suo Bar Mitzvà è vicino; il Tempio sarà strapieno  e si stanno organizzando due feste, una per gli adulti e una per i ragazzi. Alessandro ha compiuto tredici anni e il rabbino Bonfiglioli scherzando gli dice che ora potrà anche partecipare a un ballo.

Sta affrettando il passo per andarsene quando il rabbino Bonfiglioli lo richiama con un gesto. “Lo so” dice, “tu non sei e forse non sarai mai molto osservante, ma la tradizione la senti, me ne sono accorto. La tradizione, sai, è l’ albero. La foglia, se non è attaccata all’ albero, diventa secca, vola via e dopo poco non è più neanche una foglia.

Piazza Venezia Dichiarazione di guerra.

https://www.anpi.it/storia/274/litalia-entra-in-guerra-il-discorso-di-mussolini-del-10-giugno-1940

Una settimana dopo il suo Bar Mitzvà, viene ritirata la licenza di artigiano al padre Marc e la licenza del negozio allo zio Osvaldo. Hitler si impadronisce della Cecoslovacchia e della Polonia. Nel maggio del 1940, l’ aviazione tedesca bombarda aeroporti e ponti olandesi.

In questo periodo, Alessandro prova una confortevole anche se ingiustificata sensazione di tranquillità. Mentre è al cinema, all’ improvviso si nota una strana agitazione, il tono delle voci è sempre più alto. Tutti escono in strada.  

Dichiarazione_di_guerra_a_Piazza_Venezia_(10_giugno_1940)

Piazza Venezia, Dichiarazione di guerra

Il Duce stava trasmettendo il suo messaggio al mondo: “La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. La parola d’ ordine è una sola: vincere! E vinceremo! Popolo italiano, corri alle armi!” fu il suggello consegnato a una folla tripudiante e scomposta. Era il 10 giugno del 1940, una splendida giornata estiva.

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Lia Levi, Questa sera è già domani

Questa sera è già domani

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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