Esiste una razza italiana

Alessandro si iscrive al ginnasio a Genova con due anni d’anticipo rispetto agli altri ragazzi.

…i nuovi compagni. Sbuffavano, alzavano gli occhi al cielo a ogni suo fulmineo intervento, forse gridato con una voce troppo squillante. E non si limitavano più ai soliti scherzi. Ora lo prendevano in giro perché alle lezioni di religione non si faceva mai vedere. “Beato te” gli dicevano con tono blando quando entrava più tardi o usciva un’ ora prima, a seconda dell’ orario. Poi domandavano fulminei: “Sei nato a Gerusalemme?”.

Col passare del tempo, però, i risultati sono sempre meno brillanti. Alessandro viene escluso dai gruppi, i compagni lo considerano saputello e fastidioso. Quando la zia Wanda acquista una radio,  va ogni giorno da lei ad ascoltare “I quattro moschettieri”.  Wanda tende l’ orecchio a certe notizie politiche; comincia a leggere i giornali, pian piano capisce.

Radio e giornali raccontavano cose false, camuffate, costruite. Il suo sforzo doveva essere quello di strappar via gli orpelli e arrivare al nocciolo. Una punizione divina, di sicuro. L’ ottimismo, la leggerezza e la futilità, sorelle minori dell’ allegria, fuggono a rintanarsi lontano quando si comincia a capire.

Luciano-Tas

 Luciano Tas

Non sapevo (o forse l’ avevo dimenticato) che Lia Levi era sposata con Luciano Tas il giornalista di cui, molti anni fa, leggevo “21 domande 21 risposte”. Consideravo questo scritto talmente importante da doverlo conservare in un supporto mobile assieme ad altri articoli riguardanti Israele, per poterlo rileggere in qualsiasi momento.  

http://www.nostreradici.it/conoscere-Israele.htm

 “Le avete viste le notizie?”. La sua voce era stridula. “Parlano tutti degli ebrei. Lo sapevate che siamo troppi? Stiamo incominciando anche qui come in Germania?”. Lo aveva solo sussurrato. Era una grande angoscia quella che l’ aveva fatta correre su per le scale fino a casa di sua sorella, trascurando del tutto l’ uso dell’ ascensore.

Una povera giudea genovese non aveva il diritto di preoccuparsi? Ma il marito Osvaldo legge il giornale che gli passa un suo cliente, Informazione diplomatica. Vi si dice che Mussolini non ha intenzione di perseguitare gli ebrei.

Il Manifesto degli scienziati razzisti era apparso incorniciato nel mezzo della prima pagina di un quotidiano con la violenza di un sasso o un pugno che frantuma una vetrata. “Esiste una razza italiana” gridava quel manifesto di fronte al mondo. “Gli ebrei non appartengono alla razza italiana”, e ancora altre parole infette: l’ unica popolazione  diversa sul suolo italiano risultava quella ebraica.

Osvaldo è convinto che discriminare non significa perseguitare.

 I provvedimenti contro gli ebrei continuavano a cadere a scansione lenta, come quei goccioloni radi ma già carichi che preludono alla tempesta. Si ritrovarono fradici senza neanche essersene accorti. Le Leggi diventarono operative ancor prima che fossero pubblicate.

Marc, belga di nascita, riceve un decreto di espulsione. Ma come andar via lasciando l’ anziano suocero? Emilia non vuole partire. E il laboratorio ben avviato? Marc chiede aiuto a un cliente e il decreto viene annullato. Ma, pochi giorni dopo, arriva la notizia: tutti gli alunni ebrei verranno espulsi dalle scuole.

Succedeva anche ai tanti parenti e amici “ebrei del Kippur”, quasi del tutto non osservanti. Per loro, far parte di una religione era un concetto vago, dimenticato, un bisbiglio che arrivava da un passato lontano. Ed eccoli ritrovarsi tutti insieme, in lugubre corteo, ad abbandonare frastornati il proprio posto di lavoro; impiegati e dirigenti, assicuratori e tipografi, maestri, professori, marescialli dell’ esercito e fattorini. Via anche il nome dagli elenchi telefonici. Sagome ebraiche nel disegno della società non ce ne dovevano essere.

Livorno 

Tutta la famiglia si riunisce a Livorno nella grande villa bianca di Sabatino Nunes, fratello di Osvaldo, per discutere della situazione. Gli uomini, una trentina di persone, per lo più capifamiglia, si riuniscono nella grande sala con le finestre aperte sul parco.  Ma non è facile decidere: che senso hanno, per alcuni, tutti quei discorsi ed inviti ad andar via se non c’è un paese che voglia accoglierli? Gli ebrei vengono strappati dalle loro case, umiliati, privati di tutte le loro cose, derisi.

Ma nello strascico lasciato dal silenzio aveva avuto modo di inserirsi il canale dei “ragionevoli”. Ma via, in Italia sarà diverso, le leggi razziali non saranno capaci di applicarle, cadranno nel nulla, gli italiani non sono razzisti, è che non hanno voglia di essere disturbati, protestare è faticoso e adesso anche pericoloso.

Alla fine si decide di costituire un fondo di solidarietà per aiutare chi vuole partire. Chi ha più soldi aiuterà chi non ne ha.

Sinagoga_di_Genova

Genova, Sinagoga

A Genova vengono allestite nuove aule sopra la Sinagoga e le lezioni possono ricominciare. Alessandro e i suoi compagni vanno a pattinare sulla pista del Lido di Albaro.

Lido di Albaro

Volavano leggeri, tutti uniti come uno stormo di rondini. Restare insieme, pronti a disperdersi o anche a difendersi “se fosse accaduto qualcosa” era la regola istintiva che mai e poi mai avrebbero tradotto in parole. Essere un gruppo non è poi tanto male, a questo Mussolini non doveva aver pensato quando li aveva cacciati dalle scuole. Rav Bonfiglioli spesso scherzava: “Nemmeno in paradiso è bello star soli”. Ragazzi ebrei tristi non ne voleva vedere in giro.

http://gisrael.blogspot.com/2014/05/in-memoria-di-luciano-tas.html

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Lia Levi, Questa sera è già domani

Questa sera è già domani

 

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
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