Come scure ombre in una notte di plenilunio

Lo scrittore Roberto Matatia descrive con delicatezza e grande sensibiltà i sentimenti di tristezza, impotenza, paura, crescente disperazione dei componenti della famiglia del suo prozio Nissim dopo l’ emanazione delle Leggi razziali. Nissim è stato imprigionato: mai avrebbe immaginato di trovarsi in una situazione così paradossale. Viene espulso dal paese e trova rifugio a Kerkira, il paese nell’ isola di Corfù da dove un giorno è partito per cercare fortuna in Italia. La mattina si alza presto per vedere l’ arrivo dei pescatori; siede al tavolino del piccolo bar per sorseggiare un denso e forte caffè greco.

Kerkira

Kerkira

Racconto le mie avventure, e vengo ascoltato passivamente, come se quello che ora succede a me non possa, un giorno più o meno lontano, toccare a nessun altro. Mi sento estraneo a questi luoghi che, seppure bellissimi, detesto profondamente.

Riceve le lettere del suo amministratore il quale gli racconta i problemi causati dalla villa di Riccione.

Questa villa è diventata una presenza ingombrante sia per noi, incolpevoli possessori di un bene che non è più possibile godere, sia per i nostri famosi vicini, per i quali questa casa è, da tempo, elemento di disturbo…

Villa Matatia verrà venduta per una cifra irrisoria.

Un pescatore si offre di accompagnare Nissim su un peschereccio sino alle coste italiane. Dopo un giorno di navigazione, Nissim sbarca nei pressi di Otranto. Tre giorni di viaggio su treni, autobus, vecchi autocarri.

Gente semplice, economicamente modesta, che non mi ha mai rifiutato un aiuto o un tozzo di pane. Lontanissimi da quegli sfarzi e agi che vidi nei frequentatori di Riccione, persone ricche di ori e gioielli, ma aride di cuore.

E infine Bologna. La  famiglia Cohen lo accoglie, gli offre un buon pasto e abiti puliti. In un quartiere di periferia, Nissim trova rifugio in un piccolo appartamento dove potrà rimanere nascosto. Poi l’incontro emozionante con i familiari rifugiati nel paesino di Savigno, a quaranta chilometri da Bologna.

Savigno

Savigno

Camelia ha quindici anni e nessuno su cui contare. La madre si trova in uno stato di grande prostrazione e Nino è spesso malato. Tutto pesa sulle sue spalle.

Sarà stata piccola Forlì, ma qui… Quattro case, tanta campagna intorno, niente cinema né gioventù; insomma, la desolazione totale. Andare a scuola a Bologna è scomodissimo, ma la mamma dice che qui, almeno, non ci verrà a cercare nessuno.

Anche Nissim è sempre più preda della malinconia, di un senso di vuoto, di inutilità che gli impedisce di fare progetti.

Temo il futuro e mi spaventano questi venti di guerra che stanno soffiando impetuosi. La vita, per tutti e specialmente per noi ebrei sta cambiando sempre più drammaticamente. Questa follia porterà povertà, distruzione, morte. Chi meglio di un ebreo può saperlo?

Per brevi istanti, in posti sempre diversi per non farsi notare, incontra Nino alla fine delle lezioni; più raramente Matilde. Camelia gli scrive bellissime lettere in cui gli racconta la passione per Mario, un ragazzo cattolico che ha conosciuto in corriera andando a Bologna. Nissim e la moglie sono stati sempre contrari alle unioni miste. Matilde, in particolare, pensa che lei dovrebbe frequentare solo ragazzi ebrei. Ma ormai, con la famiglia sfaldata, per Nissim è giusto che Camelia goda di un momento di felicità.

Siamo intrisi della logica del ghetto e imbevuti della diffidenza millenaria di cui, noi ebrei, siamo ricchi. Ma cosa si può fare? Non è forse meglio lasciarla gioire di questi momenti di serenità, in pace e senza opposizioni di sorta?

Nissim rimpiange continuamente di non aver seguito i fratelli nel loro esilio.

Bologna, portici

Bologna, portici

Con questa terribile dittatura per riuscire a sopravvivere dobbiamo renderci invisibili; come scure ombre in una notte di plenilunio, camminiamo velocemente senza alzare lo sguardo da terra. Cercando l’ anonimato, scivoliamo in silenzio sotto i portici di Bologna, sfiorando i muri e pregando di non essere riconosciuti.

La fine è ormai vicina per tutti loro. Nel novembre del 1943 Nissim e Roberto vengono arrestati, trascinati in una camionetta e portati chissà dove. È la fine dei loro sogni di poter vivere un giorno da uomini liberi. La famiglia non esiste più, disgregata, annientata e Camelia non ha la forza di reagire.

Forse Mario, lui sì, sarebbe capace di dare un po’ di luce ai miei poveri occhi, così spenti e tristi; ma, temo, non lo rivedrò mai più. Vivo, aspettando che il destino si compia, un destino che non potrà essere altro che crudele.

https://www.wikieventi.it/bologna/381342/incontro-con-roberto-matatia-autore-vicini-scomodi/

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Roberto Matatia, I vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo

Roberto Matatia, I vicini scomodi

Informazioni su Velia Loresi

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