Vorrei non finisse mai

Mai avrei pensato che sarebbe stato così impegnativo soggiornare al mare! Spedire i bauli, caricare la Balilla non fa per me. Preferisco la quiete estiva di Forlì, il mio bel negozio in piazza e la sera al circolo a giocare a carte con gli amici.

È Nissim Matatia che parla in una specie di diario che ripercorre le vicende della sua famiglia dall’ estate del 1937  fino al tragico epilogo della partenza, nel gennaio del 1944, dal Binario 21 della stazione di Milano.

Anche se qualche nuvola c’ è già all’ orizzonte, le vacanze a Riccione per questa famiglia di ebrei di Forlì sono ancora un bel momento: Nissim, commerciante di pellicce, originario di  Corfù, la moglie Matilde e i figli Beniamino, detto Nino, Camelia e Roberto. I Matatia hanno una piccola villa, con un bel giardino che arriva sino alla spiaggia, accanto alla villa che ora appartiene a Mussolini. Capita di incontrare Romano e Vittorio ma anche molti stranieri e gli operatori dell’ Istituto Luce. Quando appare Mussolini sono tante le donne che con grida isteriche si accalcano per vedere e ammirare quell’uomo dall’ aspetto tozzo e dall’ atteggiamento borioso. La folla lo saluta col braccio alzato e i cineoperatori lo riprendono tra i bagnanti.

Camelia e Beniamino Matatia

Camelia e Beniamino Matatia, a destra (da: I vicini scomodi)

Matilde esorta i figli a godere appieno di ciò che possiedono. È la tipica ebrea orientale, dolce ma sempre diffidente e lamentosa.

“…Godete il massimo che vi viene concesso, ragazzi, perché, soprattutto per noi ebrei, è sempre tutto provvisorio…”

“Mamma, smettila di lamentarti, sei insopportabile”.

Beniamino racconta di certi discorsi che fanno i suoi amici, complotti ebraici contro il fascismo e altre cose incomprensibili.

Nino, in Germania sono successe cose terribili, e questa amicizia del Duce con Hitler non è certo buona cosa per noi. Ho tanta paura…”.

“State tranquilli, abbiamo amicizie importanti sulle quali possiamo contare e, comunque, gli italiani non sono come i tedeschi. Certe cose, qui, non potranno mai succedere. E poi Mussolini più di una volta ha manifestato la sua amicizia verso gli ebrei”.

Nissim cerca di rassicurarli e i ragazzi canzonano Matide e continuano la loro vita serena al mare. Solo Camelia riflette un poco sulla loro situazione: papà ebreo, greco, romagnolo e mamma ebrea, turca, bolognese. Che miscuglio!  Lei ha dodici anni ma sta cambiando, sta crescendo. Il fratello Nino la segue come un’ ombra.

Dice che sono ancora troppo piccola per le amicizie maschili, anche se molti, dopo avermi conosciuto, pensano che io dimostri più anni di quelli che in realtà ho. Sono felice! È veramente una bella estate e vorrei non finisse mai.

Riccione, Villa Mussolini

Riccione, Villa Mussolini

Ma qualcosa sta cambiando, Nissim ha il volto tirato. Quando vengono i suoi fratelli, Leone e Eliezer, è bello accendere le candele e cantare le preghiere del Sabato. Ma poi si chiudono nel salotto e i ragazzi, che origliano dietro a porta a vetri, sentono la mamma piangere e papà parlare della villa al mare e del Duce.

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Roberto Matatia, I vicini scomodi. Stora di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo.

Roberto Matatia, I vicini scomodi

Informazioni su Velia Loresi

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