Due fenomeni asimmetrici

C’ è bisogno di far conoscere e difendere costantemente le ragioni e i diritti di Israele, ma al contempo è necessario farne apprezzare la vitalità, la bellezza e gli innumerevoli lati interessanti e affascinanti, immersi in una storia unica e antichissima. Per far sì che le persone che non sanno bene di cosa parlano, possano iniziare ad amare non solo, in modo astratto, gli ebrei, ma anche lo stato ebraico, figlio di un anelito bimillenario, oggi eccellenza in molti ambiti, e vero e proprio faro di cultura e democrazia in una regione purtroppo ancora profondamente instabile.

In questa bellissima prefazione scritta da Noemi Di Segni per la raccolta di articoli “Amare gli ebrei, Odiare Israele” di Valentino Baldacci, ritrovo alcuni dei motivi per i quali continuo ad arricchire la mia personale biblioteca: desiderio di conoscere la storia antichissima di un popolo le cui vicende non finiscono di affascinarmi, un popolo sempre perseguitato ma che sempre è riuscito a difendersi e a lottare per la propria sopravvivenza; e che, se le aggressioni non sono certo terminate dopo la nascita del suo stato, con forza ha saputo rispondere alle provocazioni.

AntiWarRallyFeb162003

Manifesto antisionista del 2003: due israeliani e un diavolo nazista riescono, col potere dei soldi, a dominare il mondo.

Molti intellettuali pronti, ipocritamente, a commuoversi per gli ebrei assassinati (e questo in occasione soprattutto delle commemorazioni del 27 gennaio, salvo dimenticare tutto il giorno dopo), sono poi altrettanto pronti a considerare Israele uno stato oppressore. Il problema è che gli ebrei non sono affatto disposti a essere l’ agnello sacrificale sul quale sversare buoni sentimenti.

Valentino Baldacci annota le sue riflessioni mettendo a confronto due libri: “Gli ebrei del mondo arabo” di Georges Bensoussan e “La stella e la mezzaluna “ di Vittorio Robiati Bendaud.

Georges_Bensoussan

Georges Bensoussan (1952) è uno storico francese di origini ebraico-marocchine, specializzato nella storia culturale dei secoli XIX e XX, in particolare di storia ebraica. Tra i più noti studiosi europei dell’ antisemitismo, della Shoah e del sionismo, affianca ad una vasta attività di scrittore la responsabilità editoriale  del Mémorial de la Shoah di Parigi  e la direzione della Revue d’histoire de la Shoah. Auschwitz, sostiene Bensoussan, non è un corto circuito della ragione, ma va riportato nella storia e nella cultura europea, facendo del suo insegnamento non una retorica del “dovere di memoria” né una rassicurante commemorazione, ma una imprescindibile lezione di storia e di politica, un apprendimento critico capace di rimettere in discussione i nostri valori, i nostri schemi mentali, i nostri modelli democratici e la nostra idea di modernità. La memoria istituzionalizzata”, scrive, “è ben diversa dalla memoria viva, che è ribellione e messa in guardia dai poteri costituiti e dai comportamenti gregari.” Nel 2008 gli è stato tributato il Prix Mémoire de la Shoah. (da Wikipedia)

Due sono le tesi fondamentali di Bensoussan: l’ antisemitismo non è una caratteristica solo della storia europea, è esistito ed esiste ampiamente anche nei Paesi arabo-islamici; il mito di una originaria concordia tra musulmani ed ebrei che vivevano nei paesi islamici, rotta soltanto dal sorgere del sionismo, è appunto un mito, che l’ autore smonta nel corso del volume.

Robiati Bendaud esamina i rapporti tra arabi ed ebrei da prima di Maometto sino all’ ingresso delle truppe britanniche a Gerusalemme l’ 11 dicembre 1917. Entrambi gli autori sottolineano che la condizione degli ebrei nel mondo islamico è stata caratterizzata dalla dhimma.

…un rapporto  di natura quasi contrattuale: gli ebrei (e i cristiani) dovevano pagare una tassa particolare e in cambio ricevevano protezione e sicurezza.

La realtà era assai diversa. Il vero significato della dhimma era sottomissione, umiliazione, disprezzo, violenza. Entrambi gli autori volgono la loro attenzione su due fenomeni asimmetrici, quello dei profughi arabo-palestinesi e quello degli ebrei che hanno lasciato (spesso sono stati costretti a lasciare) il loro paese d’ origine.

Due fenomeni asimmetrici, abbiamo detto. Perché, mentre il caso dei profughi arabo-palestinesi è da decenni al centro dell’ attenzione della politica internazionale, fino a costituirne uno dei principali centri di crisi e addirittura ad aver dato luogo a una specifica agenzia dell’ ONU, quello dei profughi ebrei da Paesi arabi è  rimasto a lungo sotto traccia, consegnato solo alla memoria di chi ha vissuto quell’ esperienza, ma escluso dall’ agenda politica internazionale.

Nasce l’ esigenza di superare questa asimmetria. Il problema dei profughi arabo-palestinesi ha occupato uno spazio tale da rendere impossibile ogni tentativo di mettere fine al conflitto israelo-palestinese mentre quello degli ebrei costretti a lasciare i paesi arabi è stato ignorato dall’opinione pubblica e dall’ ONU; nel contempo, è necessario superare il mito della tolleranza araba.

…un mito alimentato sia dai cristiani che dagli ebrei, un mito giustificazionista per gli illuministi e per i liberali del XIX secolo, che ne traevano alimento per sostenere la necessità e la possibilità dell’ integrazione degli ebrei, nella società europea; un mito consolatorio per gli ebrei, che potevano immaginare –mentre l’ antisemitismo faceva passi da gigante nell’ Europa dell’ 800- che ci fosse stata in terra islamica un’ età dell’ oro alla quale si poteva ritornare.

Dhimmitudine in Europa, Judith Bergman

https://it.gatestoneinstitute.org/12129/europa-dhimmitudine

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Valentino Baldacci, “Gli ebrei e il mondo arabo” da: Amare gli ebrei. Odiare Israele. Antisemitismo e antisionismo nella nostra società

Valentino Baldacci, Amare gli ebrei. Odiare Israele - Copia

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
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