Trovano lacrime i fatti

Daniel Mendelsohn incontra in Australia un gruppo di sopravvissuti originari di Bolechow. A Sidney si ritrovano tutti in casa di Jack Greene  nel quartiere di Bellevue Hills, non lontano da Bondi Beach, luogo famoso ai surfisti di tutto il mondo. Jack è un uomo gentile, forse un po’ triste, gli occhi malinconici. Nel suo elegante appartamento non c’ è traccia dei cimeli di famiglia, vecchie foto o antiche menorah.

Lì non c’ erano tracce del passato europeo, della storia familiare. Era andato tutto distrutto.

Carl Orff – Sunt Lacrimae Rerum – Singphoniker Münchner – July 10, 1995

C’ è anche Bob, il fratello minore di Jack, che ha scelto di non cambiare il cognome Grünschlag. Entrambi, assieme al padre, sono scampati alla morte nascondendosi in un bunker sotterraneo mimetizzato dal fogliame, nella foresta alle porte di Bolechow. Erano stati aiutati da un contadino ucraino poco prima dello sterminio definitivo del 1943. Boris Goldsmith, di ottantanove anni, era un tempo dirimpettaio della famiglia di Shmiel. C’ è anche una signora Meg Grossbard, che appare a Daniel fragile e altera. Meg era la migliore amica di Fridka; lo scrittore le dice che la madre era cugina di Fridka e lei risponde che già lo sapeva. Meg ha un cognato, Salamon Grossbard, nato nel 1908, che vive a Sidney ma non ha  potuto partecipare all’ incontro per il suo stato di salute.  Mendelsohn vorrà parlare con lui, l’ ultimo cittadino di Bolechow della generazione di nonno Abraham.

Se avevo iniziato a pensare ai miei viaggi alla ricerca della famiglia di Shmiel come una sorta di missione di salvataggio, per strappare all’ oblio qualche frammento delle loro vite, del loro essere, avevo anche pensato che quel particolare viaggio, in cui avrei potuto parlare con il vecchissimo signor Grossbard, sarebbe stata l’ occasione per salvare qualcosa di mio nonno.

Ester, Bronia, Shmiel Jäger

Ester, Bronia, Shmiel Jäger

Daniel mostra la foto di Shmiel, della moglie Ester e di Bronia, che ha circa undici anni. L’ espressione alquanto  rigida di Meg si addolcisce, sussurra: “Sì. I suoi genitori”. Lo scrittore si rende conto di quanto sia stato persino insensibile recandosi a parlare con quei sopravvissuti che non hanno salvato nulla se non loro stessi, e mostrando loro il suo archivio fotografico e, in particolare, quella foto con Shmiel, la moglie e la figlioletta Bronia. “Questi erano i genitori della mia amica” dice la signora Grossbard. 

E così quella foto, guardata infinite volte da quando ero bambino, improvvisamente mi fece comprendere la mia strana relazione con le persone che stavo intervistando: loro ricchi di memoria ma senza ricordi da poter toccare, io circondato da oggetti a cui non mi legava nessuna memoria.

Credo che sia questo l’ episodio centrale del libro che sto leggendo, “Gli scomparsi”, ciò che può far comprendere la grandezza della tragedia che si è compiuta tanti anni prima. E un’ immagine, che per alcuni è semplicemente un intrattenimento, può, all’ improvviso,  per altri, toccare corde profonde fino a sconvolgere.

HHH

Bellezze ormai scomparse (tranne il bambino al centro, oggi novantenne)

Quando chiesi a mia madre (era negli ultimi tempi della sua vita), chi erano le persone che, sedute in un cortiletto, comparivano assieme a lei in una foto che la ritraeva giovane accanto al suo futuro marito, mio padre, lei mi disse i loro nomi, cugine o vicine di casa, non ricordo. Poi, inaspettatamente, in un modo che non mi sapevo assolutamente spiegare, mi disse: ”E adesso, lasciami stare”.  Come se, quei ricordi, quel momento della sua vita che non poteva più riavere, le procurasse un dolore, una inconsolabile tristezza. È il tema di uno dei passi più celebri della letteratura classica. Mendelsohn , che ha studiato lettere classiche, ricorda un episodio dell’Eneide. Enea, il giovane principe troiano scampato all’ incendio della sua città, si mette in viaggio in cerca di un luogo in cui ricominciare. Arrivato a Cartagine, cammina per la città assieme a un compagno ammirando edifici e monumenti. Ad un tratto i due vedono un dipinto raffigurante scene della guerra di Troia.  

Riporto un brano che secondo me è il punto culminante del racconto, della ricerca di Daniel Mendelsohn.

All’ improvviso, in un tempio imponente, i due uomini restano come paralizzati di fronte al dipinto raffigurante scene della guerra di Troia, Per i cartaginesi quel conflitto era semplicemente un motivo decorativo, un soggetto adatto ad adornare le mura di un tempio; per Enea, naturalmente, significa molto di più, e davanti a quell’immagine, che è l’immagine della sua vita, scoppia in lacrime, declamando un verso doloroso destinato a diventare celebre e a essere una delle fondamenta della civiltà occidentale, al punto da ritrovarlo ovunque; è il nome di un gruppo musicale e di un musical, di siti web e blog, è il titolo di un’ opera, di un romanzo di fantascienza,  di un articolo di giornale e di un testo accademico. Mentre guarda il momento peggiore della sua vita che decora la parete di un tempio in una città di persone che non lo conoscono e non hanno preso parte alla guerra che ha distrutto la sua città, Enea dice questo: Sunt lacrimae rerum: “trovano lacrime i fatti”.

Quelle immagini, quei volti, quelle storie erano la vita di Enea e del suo compagno. “Questi erano i suoi genitori”: c’è una terribile discrepanza tra il significato che hanno per lo scrittore alcune immagini e certe storie che non fanno parte della sua vita e i significato che quelle stesse immagini hanno per Jack, Bob e per la signora Grossbard, l’ amica del cuore di Fridka.

Compact disc

Sunt lacrimae rerum, compact disc

Nella mia mente, quel verso in latino è una sorta di didascalia che illustra la lacerante e incolmabile distanza creata dal tempo. Loro erano lì, e noi no. Trovano lacrime i fatti; ma ciascuno di noi piange qualcosa di diverso.

Franz Liszt, Sunt lacrymae rerum

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Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi (The Lost, A Search for Six of Six Million)

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

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