I particolari sfuggenti

La tappa successiva è l’ Australia.

…nel marzo del 2003, intraprendemmo il nostro lungo e straordinario viaggio verso l’Australia, un’ altra puntata dell’ interminabile saga di viaggi familiari, per incontrare cinque ebrei, ciascuno dei quali ben più anziano di mio nonno quando aveva iniziato a raccontarmi i suoi epici spostamenti, e per scoprire cosa ricordassero dei miei parenti cancellati dalla Storia sessant’ anni prima.

Di ritorno da Bolechow, Daniel Mendelsohn riceve una telefonata da Sidney. Jack Greene da ragazzo usciva con una delle giovani Jäger; parla in perfetto polacco con inconfondibili consonanti e vocali dello yiddish e sarà il primo dei dodici ebrei di Bolechow  sopravvissuti dai quali lo scrittore apprenderà, nel corso degli anni, in vari paesi, ciò che allora accadde.

In quel periodo, racconta Greene al telefono, le ragazze di Bolechow andavano al cinema nel centro ricreativo della comunità cattolica, venivano proiettati film americani e un attore famoso all’epoca era Wallace Beary.

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Wallace Beery. Nel panorama hollywoodiano di grandi seduttori, di divi belli, eleganti ed impomatati, Beery si presentava con il suo volto grosso e ghignante, la sua corporatura tozza, i suoi gesti sgraziati ed a volte volgari, ma con una potente carica di simpatia e di vitalità, con una comunicativa eccezionale, il tutto sorretto da un istrionismo di elevato livello, che rendeva incisive ed indimenticabili le sue interpretazioni di personaggi buffi e commoventi, rozzi eppure dotati di una forte umanità. Tra i suoi film: I quattro cavalieri dell’Apocalisse, Grand Hotel, L’ isola del tesori. (da:Wikipedia)

Greene frequentava l’organizzazione sionista per incontrare Ruchele: lei aveva i capelli biondi ed era bellissima. Morì, all’ età di sedici anni, il 29 ottobre 1941, il giorno stesso in cui morirono la madre e il fratello di Greene. Fridka e Lorka erano fuggite da Bolekow unendosi ai partigiani nella foresta presso il villaggio di Dolina. A capo del gruppo c’ erano i due fratelli Babij, ucraini. I tedeschi avevano degli informatori in quei gruppi e i tre polacchi non ebrei che collaboravano con i partigiani furono scoperti dai tedeschi e uccisi; nello stesso periodo venne annientato il gruppo dei fratelli Babij.

A quella notizia sobbalzai sulla sedia. Mentre digitavo le parole EBREI˃TRADITI, ebbi una sorta di folgorazione riguardo quel che doveva essere accaduto, riguardo al legame di questa storia con i frammenti di storie ascoltati da bambino. Chiaramente, pensai, il tradimento dei fratelli Babij era giunto a mio nonno in una versione alteratasi a un certo punto, tra il fatto stesso e il momento in cui era stato riferito a lui e ai fratelli il destino di Shmiel e dei suoi cari; e in qualche modo quel solo aspetto, il tradimento, nel tempo si era insinuato nei nostri racconti più intimi.

Daniel Mendelsohn afferma di voler credere che il nonno e i suoi fratelli avessero fatto tutto il possibile per salvare Shmiel e la famiglia, anche se è consapevole che non lo saprà mai.

Quel che è certo è che nel 1939 niente di ciò che avrebbero potuto fare sarebbe servito a salvarli.

E tuttavia, il peccato commesso tra fratelli, scrive Mendelsohn nel libro  “Gli scomparsi”, ha marchiato a fuoco la storia della nostra famiglia per sempre.

E dunque, nel marzo 2003, Daniel Mendelsohn affronta, assieme al fratello Matt, il lungo volo per giungere a Sidney dove incontrerà Greene e altri quattro ebrei di Bolechow sopravvissuti.

Sidney

Sidney

Fu solo dopo aver parlato con Jack Greene che mi resi conto di essere andato alla ricerca della storia sbagliata: volevo scoprire com’ erano morti invece di com’ erano vissuti. Sono i dettagli della vita di tutti i giorni, i particolari sfuggenti, che, inesorabilmente rendono profonda ogni esistenza.

 Il viaggio da New York a Sidney dura ventidue lunghe ore. Come molti nipoti di immigrati, Daniel è cresciuto ascoltando storie di traversate leggendarie come quella che aveva avuto protagonista il nonno paterno, o le storie incredibili narrate dal nonno materno, sbarcato in America il 17 novembre 1920. Abraham Jäger era partito in treno da Lwów nell’ ottobre 1920 con la sorella Sylvia, detta Susha. I due avevano raggiunto Varsavia, poi attraverso la Germania, erano arrivati in Olanda, dove era ancorata la nave Nieuw Amsterdam. Qui le operazioni di imbargo duravano a lungo poiché i passeggeri di terza classe dovevano essere sottoposti a visita medica per verificare se avessero pidocchi.

“E allora che hai fatto?” gli domandavo al momento opportuno.

E lui rispondeva: “Mi sono messo a gridare “Al fuoco! Al fuoco!” e nella confusione che seguì presi per mano tua zia Susha e imboccammo di corsa la passerella della nave! E così arrivammo in America”.

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Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi (The Lost, A Search for Six of Six Million)

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

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