Un patrimonio di ricordi

 Gli ebrei americani, scrive Daniel Mendelsohn nel suo libro Gli scomparsi, sono cresciuti ascoltando le storie che riguardano la terra dove sono nati i loro nonni: cittadine e villaggi resi celebri da autori come Isaac Bashevis Singer, con case di legno raggruppate attorno a una piazza. Lo scrittore riceve in regalo un libro assai raro, “Le Memorie di Ber di Bolechow”, scritto all’ inizio del 1800 da Ber Birkenthal, lo studioso che tradusse in ebraico una grande opera italiana, “Relazioni universali”.

The Memories of Ber of Bolechov

Le Memorie di Ber di Bolechow

Ber di Bolechow era un uomo che incarnava il dinamismo intellettuale laico e progressista che portò alla Haskalah, il grande movimento illuminista ebraico del diciottesimo secolo, il cui ispiratore fu, quando si dice il caso, il filosofo Moses Mendelssohn, nonno del celebre compositore.

https://yivoencyclopedia.org/article.aspx/Ber_of_Bolechow

Dal libro di Ber si apprende che il territorio galiziano su cui sorse  Bolechow era appartenuto al nobile Nicholas Giedsinski il quale fondò la città nel 1612. Lo statuto concesso da Giedsinski concesse uguali libertà e diritti a polacchi, ebrei e ruteni (così venivano chiamati gli ucraini). Si legge che gli ebrei erano nella zona da prima della fondazione di Bolechow. È quello che nonno Jaeger ha sempre ripetuto:” Vivevano lì da prima che ci fosse una Bolechow in cui vivere”. Agli ebrei era concesso comprare il terreno su cui costruire le case, la sinagoga e seppellire i defunti. Godevano del diritto di voto e delle garanzie di difesa. Tuttavia nel diciottesimo secolo in Polonia ci furono continue incursioni di russi, tartari e polacchi e durante uno di questi attacchi vennero portati via oggetti preziosi della famiglia di Ber, collane di perle, anelli d’ oro, diamanti, e venne incendiata la casa.

Bolechow, Municipio

Bolechow, Municipio

Le Memorie di Ber di Bolechow non sono particolarmente letterarie e, considerata la minuziosità con cui sono descritte le transazioni commerciali e i procedimenti giudiziari, per non parlare della presenza di aspetti esoterici tipici delle pubblicazioni del periodo, difficilmente potrebbero conquistare molti lettori; ma alla luce di quanto sappiamo oggi, questo libro strano e dimenticato ci sembra particolarmente prezioso proprio per l’ ordinaria quotidianità della vita che ricostruisce.

Nel settembre del 1939 i nazisti invasero la Polonia ma il patto Molotov-Ribbentrop assegnò Bolechow all’ Unione Sovietica, concedendo agli ebrei  una breve tregua. Poi i nazisti infransero il patto  e invasero la Polonia orientale nell’ estate del 1941. Daniel sa che Shmiel, il fratello di nonno Abraham, possedeva un autocarro, che con la famiglia si nascose in un castello, che qualcuno lo tradì. I tedeschi uccisero due figlie, Lorka si rifugiò sulle montagne, con i partigiani, e morì con loro. Shmiel, la moglie e l’  ultima figlia furono uccisi nel 1944.

Per un lungo periodo ci convincemmo di non poter più conoscere altro; e data la vastità dello sterminio, gli anni trascorsi e che non era rimasto nessuno a cui chiedere, ci sembrava comunque di saperne abbastanza.

Quando nonno Abraham muore sucida nel 1970, in una cassetta di sicurezza viene ritrovato il libro “Sefer HaZikaron LeKedoshei Bolechow”, il “Libro commemorativo dei martiri di Bolechow”.  In alcuni fogli scritti in tedesco vengono ritrovate le lettere che Shmiel scriveva al fratello. Si leggono frasi come “Le notizie che vi arrivano sulle condizioni degli ebrei sono solo la centesima parte della realtà”, “Voglia Dio che Hitler sia fatto a pezzi”, “Vi saluto e vi bacio tutti dal profondo del cuore, tuo Sam”.

Herman Ehrlich e Samuel Jaeger

Samuel Jäger, a destra (quando gli Jäger si traferirono in America, dovettero eliminare la dieresi sulla “a” del loro cognome che, col tempo,si trasformò in Yager, Yaeger.Jager o Jaeger).

La foto ritrae Shmiel seduto, con l’ uniforme dell’ esercito austro-ungarico accanto ad un altro giovane che, in piedi, tiene amichevolmente il braccio sulla spalla del compagno. Sul retro della foto ci sono i nomi dei due giovani, Samuel Jäger e Hermann Ehrlich, Herman il barbiere, che lo scrittore ha conosciuto quando era ragazzo e che ora avrebbe potuto fornirgli tante informazioni sulla famiglia!

… non potei far altro che studiare il volto di Shmiel, e probabilmente più lo osservavo –anzi ne ero sicuro- più mi convincevo di quanto fosse facile svanire per sempre nel nulla.

Daniel avverte il desiderio di scoprire quante più cose possibili sul prozio col quale condivide la curva delle sopracciglia e la linea della mandibola, quella rassomiglianza che, quando era bambino, faceva piangere i suoi anziani parenti. Per un anno intero viaggia col fratello minore, Praga, Vienna, Tel Aviv, Riga, Haifa, Gerusalemme.

Anche adesso, di notte, quando ripenso a tutto questo, sono contento di quel che so, ma principalmente rifletto su quel che avrei potuto ancora scoprire, che è più di quanto potrò mai sapere: un patrimonio di ricordi ormai svaniti per sempre. Ecco l’ insegnamento che ne ho ricavato: ci sono tante cose che non riusciamo a vedere, indaffarati come siamo a vivere, così numerose che non ci facciamo caso, fin quando all’ improvviso, per qualche ragione –  ci si accorge di somigliare a una persona morta da anni; d’ un tratto si avverte quanto sia importante che i nostri figli conoscano le proprie origini- non si sente il bisogno di scoprire un dettaglio che le persone da cui un tempo eri circondato ti avrebbero fornito in un attimo. Ma quando ci si decide a farlo, è troppo tardi.

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Daniel Mendelsohn. Gli scomparsi.

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

 

 

 

 

 

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