Una storia nella storia

Quando Daniel frequenta la scuola domenicale per prepararsi al suo bar mitzvah, studia, tra l’ altro, la storia del popolo ebraico e il significato delle varie festività.

Appresi così che molte ricorrenze commemorano episodi di fuga dall’ oppressione di civiltà pagane che già allora trovavo più interessanti, più suadenti e affascinanti rispetto a quella dei miei antenati ebrei. Frequentando le lezioni domenicali, avvertivo un vago senso di delusione e di imbarazzo all’ idea che gli antichi ebrei erano costantemente soggiogati da qualche altro popolo, perdevano una guerra dopo l’ altra e, anche quando attraversavano un periodo di relativa tranquillità, erano vittime delle punizioni inflitte dal loro cupo e implacabile Dio.

Il ragazzo si accorge di trovare molto più interessanti le civiltà di altri antichi popoli oppressori degli ebrei e fantastica sugli egizi, sui loro lini preziosi, le divinità con la testa di sciacallo, i sarcofagi in oro. E quando ascolta la storia di Ester, pensa ai bassorilievi di Persepoli e alle raffigurazioni dei vassalli con le loro vesti sgargianti. 

Ester, affresco di Tita_Gori nella chiesa di san Gervasio a Numis

Ester, affresco di Tita Gori nella chiesa di san Gervasio e Protasio a Nimis

Ma adesso so che la vera ragione per cui preferivo i greci a tutti gli altri popoli, ebrei compresi, era il loro modo di narrare le storie in tutto simile a quello di mio nonno. Quando mio nonno raccontava una storia -per esempio, quella che si concludeva con la frase ma lei morì una settimana prima delle nozze- non seguiva un ordine cronologico, sarebbe stato troppo ovvio, al contrario, impiegava un procedimento con andamento circolare, creando per ogni evento, ogni personaggio menzionato con la sua voce baritonale e cantilenante, una storia nella storia, un racconto all’ interno del racconto, così che (come mi spegò una volta) la vicenda principale non seguiva un filo conduttore, non era costruita un tassello dietro l’ altro; piuttosto, come in una serie di scatole cinesi o di matrioske russe, ogni evento ne conteneva un altro ancora, e così via.

Scatole cinesi che si aprono una dopo l’ altra: una tecnica narrativa usata dagli antichi greci e da Omero, che spesso interrompe la narrazione principale e, non seguendo un ordine strettamente cronologico , come accade nella Genesi, spesso noiosa, si muove a spirale nel tempo e nello spazio conferendo, in questo modo, maggiore spessore emotivo ai vari episodi dell’ Eneide.

…in quel particolare andamento circolare del racconto, che a lungo credetti un’ invenzione di mio nonno, risiedeva la vera ragione -più della bellezza, dei piaceri, delle nudità ricorrenti nell’ immaginario dei popoli pagani, più della loro forza e delle loro vittorie- per la quale erano i greci e non gli ebrei ad accendere la mia fantasia durante la prima infanzia. E così mio nonno, che ai miei occhi incarnava la quintessenza dell’ ebraicità, fu l’ origine della passione per i pagani che mi accompagna da sempre.

Abraham Jaeger

Nonno Abraham Jaeger (da Gli scomparsi)

Da adulto, Daniel diventerà un appassionato studioso dei classici, ma intanto, subito dopo la celebrazione del suo bar mitzvah  inizia a porsi domande non solo sul misterioso Shmiel ma anche su tutti gli altri membri della famiglia. Scrive lettere a parenti ancora vivi per avere informazioni, più avanti si rivolge a enti e organizzazioni, fa ricerche genealogiche.

Bolechow, chiesa dell' Assunzione

Bolechow, chiesa dell’ Assunzione

Alla fine arrivai a intraprendere viaggi, nel corso degli anni, in decine di città, da Sidney a Copenaghen fino a Beer Sheva, a imbarcarmi su aeroplani, traghetti e treni stipato insieme a ragazzi e ragazze ebrei in uniforme con le pistole attaccate ai corpi esili; ed arrivare, infine, nella stessa Bolechow dove parlai con gli ultimi testimoni di quanto era successo.

Mendelsohn che, nel suo libro Gli scomparsi, fa rivivere una generazione ormai cancellata per sempre, riporta l’ osservazione del rabbino Richard Elliot Friedman: spesso la mente comprende con maggiore facilità i dettagli rispetto allo sguardo d’ insieme.

…per i lettori è naturalmente più piacevole assimilare il significato di un vasto affresco storico attraverso la storia di una singola famiglia.

Ed ecco, davanti ai nostri occhi, la prozia Sarah, Minnie Spieler, ed Hermann il barbiere, vecchio, persino più vecchio del nonno, che mormora all’orecchio del piccolo Daniel incomprensibili frasi in yiddish.

+++++++++++++

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi. (The Lost. A Search for Six of Six Million)

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

 

 

 

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in DANIEL MENDELSOHN, Gli scomparsi. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.