Un monito e una sfida

Quando nel 1997, Chanoch, figlio di Gughy, viene in Italia con la moglie Zila e i figli Amir e Noah, Miriam, che ora abita a Mergellina, è felice ed emozionata. Mostra al cugino le foto che la madre ha portato da Haifa nel 1948. Ma Canoch non conosce Ilana, la figlia che Gughy ha avuto dalla prima moglie e che ora vive a Rosh Anikrà.

Rosh_Hanikra

Rosh Anikrà

Canoch è un omone grande e grosso, ma la sua espressione è smarrita, indifesa di fronte a una rivelazione cha cambia la sua prospettiva. Ha una sorella a pochi chilometri e non lo sa. La madre, mi spiega, gli ha rivelato che il suo vero padre è morto quando lui è appena nato solo nel giorno del suo bar mitzvah. Fino ad allora lui si credeva figlio del secondo padre di cui porta il cognome e pensava di avere solo una sorella più piccola, Mira.

E dunque la famiglia paterna di Miriam Rebhun, autrice del libro Ho inciampato e non mi sono fatta male, esiste: sono tre cugini, otto figli, chissà quanti nipoti.

Pochi mesi dopo, Miriam e il marito si recano in Israele. Canoch e Ilana nel frattempo si sono conosciuti e passano una giornata tutti assieme.

Il posto, al confine con il Libano, è bellissimo. Rocce bianche sul mare, piantagioni di banane, giardini curati. Ma l’ atmosfera tra noi non è festosa, siamo imbarazzati, non abbiamo ricordi in comune, ci manca quella familiarità che viene dalla consuetudine e rimaniamo tre orfani cinquantenni che fanno, ognuno a suo modo, i conti con il passato.

 Ormai Miriam è decisa a ritrovare le sue radici.

Dopo l’ incontro con Chanoch a Napoli, sono finalmente decisa a cominciare le mie ricerche, a riempire, per quanto possibile, i vuoti. A dare consistenza al passato.

Nel 2000 viene scelta la data del 27 gennaio per istituire il Giorno della Memoria e qualche volta Miriam accompagna la sua amica Alberta quando viene chiamata nelle scuole per parlare ai ragazzi, Nella deportazione del 16 ottobre 194 a Roma, Alberta Temin perse gli zii e un cuginetto, portati via dai nazisti: racconta, con semplicità e pacatamente, in che modo riuscì a salvarsi. Miriam si sente una testimone di seconda generazione.

…sono figlia ed erede del nazzismo e delle leggi razziali naziste. Senza il nazismo, Heinz e Gughy con molta probabilità non avrebbero lasciato Berlino per rifugiarsi in Palestina. Heinz non si sarebbe arruolato nella Brigata ebraica al seguito degli Alleati, non sarebbe mai capitato nella piccla sinagoga di Napoli e non avrebbe conosciuto Luciana. Lei avrebbe continuato i suoi studi, avrebbe preso il diploma di pianoforte, sarebbe stata una donna indipendente. Non ci sarebbe stata, a Piedigrotta 23, una bambina poveniente da Haifa che dei nonni paterni berlinesi non ha mai visto neanche una fotografia e che ha ascoltato fin da piccolissima i racconti della guerra.

Inizia la sua ricerca aiutata dallo zio Vittorio.

È dalle carte e dal mio racconto che deve emergere la lacerazione, la mortificazione a cui quelle vite sono state sottoposte nella generale indifferenza di chi quei documenti firmava, inoltrava, metteva in pratica.

Yad_Vashem_

Yad Vashem

Dallo Yad Vashem arriva una lista in cui compare il nome della mamma, Frida Rebhun, trasportata il 3 ottobre 1942, destinazione Reval. A Berlino, Miriam e Mario si recano nella Poschingerstrasse ma del palazzetto al numero 14 non c’ è più traccia. Frida, dopo la morte del marito, si è rivolta alla Croce Rossa internazionale per avere l’ indirizzo dei figli in Palestina. Si viene a sapere che, dal febbraio del 1941, è stata addetta al lavoro forzato come linotipista.

Poi arriva per Miriam il momento della visita ad Auschwitz…

…dovrò parlare io proponendo una storia totalmente estranea, una vicenda che attraversa vari decenni e nazioni diverse, una narrazione in cui non posso descrivere nemmeno un carattere perché non ho mai conosciuto nessuno dei protagonisti.

…e dell’ “inciampo” nella stolperstein: lo scultore Gunter Demnig pone una pietra d’inciampo nel posto in cui Frida aveva abitato.

…nello stesso tempo, un monito e una sfida.

Gunter Demnig

Gunter Demnig

Deve fare ancora una visita al cimitero ebraico; nonno Leopold è morto in un ospedale psichitrico a Wittenau, dove si praticava l’ eutanasia per  malati di mente e gli oppositori politici, anche lui molto probabilmente vittima di violenza.

Wittenau, quartiere di Berlino

Wittenau, quartiere di Berlino

A sessantotto anni di distanza il nome di Leopold Rebhun, la sua data di nascita, il giorno e, principalmete, il luogo della sua morte saranno scritti dove la moglie lo ha accompagnato e dove i suoi nipoti e pronipoti potranno porre, secondo l’ uso ebraico, una pietra. 

È qualcosa che va contro i piani di chi ha progettato la soluzione finale.

La Shoà, nonostante tutto, è stato un esperimento fallito.

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Miriam Rebhun, Ho inciampato e non mi sono fatta male. Haifa, Napoli, Berlino. Una storia familiare

Ho inciampato e non mi sono fatta male

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