Ricostruire e comunicare

Miriam Rebhun e Marco Gaudino  si sposano nel 1968.

Avere due religioni diverse non è mai stato un problema per noi. La famiglia di Marco, come d’ altra parte la mia, non è particolarmente osservante. Mi colpisce la combinazione che Giorgina Randegger, la nonna paterna di Marco, pur prontamente convertitasi per il matrimonio, era addirittura nipote di un rabbino di Trieste e io sento che Marco è interessato e rispettoso della mia identità ebraica.

Probabilmente oggi non farebbe la stessa scelta ma lo spirito di quegli anni mette un po’ da parte la religione e comunque Miriam intende trasferire ai figli tutto ciò che lei stessa sente e ama.

 Non credo che adesso prenderei con la stessa incosciente sicurezza questa decisione che, cosa che oggi non finisce di meravigliarmi, a casa, al momento, nessuno ha cercato di contrastare.

Conca-dei-Marini-

Conca dei Marini

Nascono prima Giorgia, chiamata così in onore della nonna ebrea di Marco, e poi Sara. Si pensa all’ acquisto di una casa al mare, una villetta a Conca dei Marini, tra Amalfi e Positano. Giorgia e Sara vengono battezzate ma continuano a frequentare la comunità e crescono con i bambini delle altre famiglie e un nutrito gruppo di zii, zie, cugini.

Se i Gaudino, tutti riuniti intorno a grandi tavolate, festeggiano Natale con memorabili mangiate di pesce e Pasqua con pastiere e casatielli, la mia famiglia, più ristretta, ma compatta osserva come sempre le più importanti festività ebraiche. Le bambine partecipano alle recite di Purim, al Seder di Pesach e a kippur, con zia Vera e i suoi figli, prendiamo la benedizione sotto il talled di zio Vittorio.

Luzzati

Emanuele Luzzati, Purim (da Israele net)

Miriam vive mettendo in atto le tecniche escogitate sin dagli anni dell’ infanzia: cogliere solo ciò che vi è di meglio nella vita lasciando da parte ciò che la potrebbe turbare.

In questo periodo, il senso di mutilazione all’ idea di non sapere nulla della mia famiglia paterna deve essere stato accantonato. Affacciarmi sul baratro della loro scomparsa mi avrebbe tolto serenità, allegria e forse istintivamente me ne sono ritratta, mi sono difesa. In seguito, con atteggiamento caratteristico dell’ animo ebraico, mi sono sentita in colpa, come se, non tenendoli sempre presenti, li avessi fatti precipitare ancora di più in un gorgo, li avessi resi ancora più sconosciuti e ininfluenti. Ma come e quando è cambiato il mio atteggiamento? Qual è stato il punto in cui la tendenza si è invertita?

Positano

Positano

E così, ogni tanto riaffiora il senso di colpa.

Nulla mi può togliere la sensazione di aver sbagliato, di essere stata superficiale, di avere interrotto una storia familiare di cui nemmeno io padroneggio tutti gli elementi, ma di cui comunque mi sento responsabile ed erede. Una storia che man mano ho sentito sempre più il bisogno di ricostruire e comunicare.

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Miriam Rebhun, Ho inciampato e non mi sono fatta male. Haifa, Napoli, Berlino. Una storia familiare

Ho inciampato e non mi sono fatta male

Informazioni su Velia Loresi

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