Se non oggi, sarà domani

Durante una festa da ballo in casa, una di quelle feste così frequenti in quei primi anni sessanta, Miriam incontra un ragazzo, Marco Gaudino, col quale nasce immediatamente una forte intesa. I due si fidanzano e, durante le vacanze, conoscono un’ estate felice al mare, a Posillipo. Da Berlino una parente, Matilde Roifer, si sta interessando per un risarcimento dovuto alla famiglia Gallichi. La zia viene in Italia per conoscere la vedova e l’ orfana di Heinz.

È una donna anziana e mi sembra un po’ svanita. Le chiediamo qualche particolare sulla mia famiglia paterna ma, tra le difficoltà linguistiche, i suoi ricordi sfilacciati, l’ autodifesa di mia madre che non vuole affrontare argomenti tristi e il mio scarso interesse, i giorni passano, la zia riparte e il buio che avvolge le figure dei miei nonni resta. Ma io al momento non sento nessun rimorso per l’ occasione persa. Impegnata come sono a pensare al presente e al futuro non ho intenzione di invischiarmi in vecchie storie.

Miriam e la madre si recano in Israele, a Kiriat Chaim. Uri è figlio dell’ amica della madre la quale, pure, aveva sposato un militare della Brigata ebraica.

Con Uri andiamo in un cimitero vicino al mare. Lì è sepolto mio padre. Mi sembra un atto dovuto, ma non riesco a commuovermi. Di lui so così poco, giusto che gli somiglio, che da piccola mi chiamava mein prinzipessa e che, quando mi mostravo prepotente, diceva a mia madre che era meglio così, dovevo imparare subito a difendermi. Questo l’ aveva a sua volta (e a sue spese) imparato negli anni delle leggi razziali a Berlino e nei primi anni da giovane pioniere in una calda e inospitale Palestina.

Ripercorre la strada sulla quale, il 17 gennaio 1948, il padre venne ucciso da un cecchino arabo, una delle prime vittime in quei mesi caotici e violenti del 1948 che precedettero la creazione dello stato di Israele.

…per la prima volta faccio parte di una maggioranza e non di una infinitesimale minoranza. Ma il mio punto di riferimento resta sempre la piccola e compatta comunità ebraica di Napoli…

In un capitoletto Miriam racconta di Heinz e Gughy Rebhun, rispettivamente padre e zio, gemelli, nati a Berlino e trasferiti in Eretz Israel nel 1936, per sfuggire alle leggi razziali. Si erano sistemati nel kibbutz di Naan e qui avevano lavorato nei campi.

Kibbutz_Na'an_

Kibbutz Naan, aranceto

Parlare in ebraico, leggere con un astruso alfabeto, familiarizzare con tante altre persone venute da paesi diversi –spinte chi dal sogno sionista, chi dalla paura- inventarsi un lavoro, continuare a essere se stessi in condizioni così differenti da quelle di partenza non doveva essere facile.

Venivano chiamati yekke, ebrei tedeschi; avevano continuato, in questo nuovo mondo, a leggere in tedesco o in inglese e a suonare la fisarmonica. Scoppiata la guerra, i pochi ebrei che erano riusciti a sfuggire parlavano di deportazioni.

In Palestina si avvertiva il pericolo costituito dalle divisioni tedesche che, sotto il comando di Rommel, si apprestavano a sfondare le linee di difesa inglesi, a dilagare in Egitto e a fare agli ebrei che vivevano lì quello che le SS facevano agli ebrei dell’ Europa orientale.

Heinz e Kurt, detto Gughy, si erano arruolati nella Brigata ebraica; con la divisa kaki e e mostrine con la stella di Davide, erano stati mandati in Italia e in Egitto. A Napoli, Heinz aveva conosciuto Luciana e i due si erano sposati nel 1945. Poco prima della nascita della bambina, Heinz era ripartito per Eretz Israel; Luciana lo avrebbe seguito  poco dopo.

State of Israel is born

Tutti i suoi propositi, le aspettative, l’ amore per la moglie e la tenerezza per me sopravvivono solo in quelle lettere che in seguito, a distanza di anni, con pazienza, avrei tradotto. I suoi pensieri restano affidati a fogli sottili e fragili, riempiti con una grafia piccola e regolare, in un buon inglese, retaggio dell’ istruzione ricevuta in un paese da cui era fuggito con una decisione lungimirante che non è bastata, però, a salvargli la vita.

Nelle sue lettere, il giovane cercava di rassicurare i suoceri: dove viveva non c’ erano ancora le strutture esistenti in altri paesi.

“Ma noi faremo il nostro goal, se non oggi sarà domani”. Ma quando questo goal, la proclamazione dello stato, sarà segnato, lui non ci sarà.

Dichiarazione d' indipendenza dello stato di Israele

17 maggio 1948, Dichiarazione dello stato di Israele

I due fratelli avevano ventinove anni nel 1948. Heinz venne ucciso da un cecchino mentre percorreva in autobus la strada che costeggia il porto; Gughy morì in un incidente sul lavoro.

Negli ultimi anni delle loro brevissime vite, Heinz e  Gughy hanno partecipato attivamente alla guerra contro nazismo e fascismo, hanno appreso da un freddo documento burocratico di essere orfani, hanno dimostrato sposandosi e mettendo al mondo dei figli la loro voglia di vivere, ma non ce l’ hanno fatta. Il meccanismo della storia europea e mediorientale li ha schiacciati e di quella piccola famiglia berlinese, delle loro abitudini, dei loro ricordi, delle loro cose non è rimasto più niente.

State of Israel is born

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Miriam Rebhun, Ho inciampato e non mi sono fatta male. Haifa, Napoli, Berlini. Una storia familiare 

Ho inciampato e non mi sono fatta male

 

Informazioni su Velia Loresi

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