Gridarlo a voce alta

Il compito, agli occhi di David Elazar, era semplice. “Dobbiamo spingerci verso l’interno, signori,” disse ai suoi ufficiali, “più in profondità e più velocemente che possiamo, almeno sino al nodo di Quneitra a nord e a quello di Butmyia a sud. E dobbiamo fare tutto questo prima che il telefono inizi a squillare.” Elazar sapeva che quella telefonata gli avrebbe comunicato che Israele era impegnata a osservare il cessate il fuoco il cessate il fuoco e che l’ offensiva al nord, ossia la guerra, era finita.

L’ esercito israeliano combatte per tutta la notte. Per entrare nel villaggio fortificato di Jalabina, Uzi Finkelstein, comandante di compagnia, impiega quattro ore. Elazar, persa la speranza di prendere Quneitra, è andato a dormire quando lo sveglia una telefonata di Rabin: il governo non si è ancora impegnato al cessate il fuoco ed è disposto a concedere all’ esercito ancora un poco di tempo. Alle 8,30 del mattino, i siriani iniziano a far saltare in aria i bunker prima di ritirarsi in massa.

Il villaggio abbandonato di Quneitra

La mattina del sesto giorno di guerra, gli osservatori dell’ ONU affermano che jet israeliani stanno bombardando Damasco. In realtà, gli aerei stanno solo fornendo copertura aerea alle forze di terra. Federenko insiste perché venga condannato solo Israele mentre  Kruscev si lamenta, si sarebbe dovuto frenare Nasser e impedire che la guerra scoppiasse.

La disonorante sconfitta egiziana e l’ impassibilità dimostrata dai sovietici avevano portato allo scoperto la frattura, all’ interno del Politburo fra chi era favorevole e chi contrario a un confronto con l’ America in Medio Oriente: ossia fra Kosygin e i suoi tecnocrati, da un lato, e i funzionari della sicurezza vicini a Brežnev, dall’ altro.

Il Cremlino si trova in grande imbarazzo.

…gli organi della propaganda sovietica iniziarono ad accusare Israele di “genocidio” e di mirare al dominio del mondo.

Il presidente Johnson decide di ascoltare il consiglio del segretario alla Difesa Robert Mc Namara: alla Sesta flotta, che sta navigando a ovest di Cipro, viene ordinato di dirigersi a est, a un centinaio di miglia dalla costa israeliana.

Alle 10 di mattina, Elazar, parlando a Eshkol che ha accennato alle pressioni dell’ ONU, conferma di poter raggiungere Quneitra e Butmiya entro le 4 del pomeriggio. L’ esercito di Damasco è in fuga.

…800 paracadutisti furono trasportati da elicotteri prima a Kafr Harb, poi a el-‘Al e, infine, a Butmiya. Questo modo di procedere fu così rapido che spesso i comandanti non avevano idea di dove si trovassero: sapevano soltanto che dovevano continuare ad avanzare prima che entrasse in vigore il cessate il fuoco.

Rabin si oppone alla conquista della capitale siriana ma bisogna assolutamente arrivare al monte Hermon. Il Comando nord ignora le direttive di Gerusalemme e protrae la scadenza ancora di qualche ora per migliorare la posizione difensiva di Israele.

Giovanni Paolo II a Quneitra, maggio 2001

…i leader mondiali stavano già guardando oltre il campo di battaglia alla fase diplomatica che si apriva.

La guerra è durata centotrentadue ore, una delle più brevi della storia.

Dopo Gerusalemme d’ oro, la canzone ebraica più popolare negli anni successivi al conflitto fu Il Canto di pace, un lamento funebre che s’ immaginava intonato da chi aveva recentemente perso la vita.

Nessuno può riportarci indietro

Dagli oscuri abissi del nostro sepolcro

Qui il fremito della vittoria non significa nulla

E neppure il canto di lode

Intonate quindi un canto di pace

Non limitatevi a sussurrare una preghiera

Meglio intonare un canto di pace

Gridarlo a voce alta.

Shir la Shalom

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Michael Oren, La Guerra dei Sei Giorni. 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.

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