Cessate il fuoco

Dopo quattro giorni di combattimenti in cui sono morti 300 soldati israeliani, 144 dei quali paracadutisti, il Comando centrale stabilisce il confine israeliano sul Giordano. Già dall’ alba, migliaia di egiziani si muovono verso i passi di Milla e Giddi sperando di raggiungere il canale di Suez. Tuttavia, pochi carri armati israeliani bloccano l’ entrata delle gole; vengono distrutti carri armati egiziani, camion, cannoni. Infine, i soldati israeliani trattengono gli ufficiali ma sospingono verso il canale il nemico in rotta. Ora il problema è sin dove si può avanzare. Le forze israeliane, infatti, nonostante l‘ ordine di tenersi lontano, sono ormai a 20 chilometri dal canale.

A guidare le offensive israeliane, in Cisgiordania come nel Sinai, erano state più le opportunità favorevoli che un piano vero e proprio. Applicando il vecchio adagio dell’ esercito –“Sul campo, improvvisa”- le forze delle IDF si erano spinte più lontano di quanto sia i pianificatori militari sia i responsabili civili avessero previsto. “Il governo israeliano non si pose mai obiettivi precisi nella guerra” ricorda Zehavam Ze’evi, vicecapo delle operazioni. “I traguardi sorsero dal basso, dal livello militare, e raggiunsero quello politico.

Sarà il Consiglio dei ministri e non l’ esercito a decidere se colpire la Siria. Dayan continua ad opporsi a un conflitto con Damasco sia per la difficoltà di conquistare le alture prima del cessate il fuoco sia per il timore di un intervento sovietico.

 David Dado Elazar (Serajevo 1925-Gerusalemme 1976)

La notizia fu un brutto colpo per David Elazar, del Comando nord. Dopo aver rimandato a causa del cattivo tempo l’ attacco previsto per il giorno precedente, scopriva che l’ intera operazione era stata annullata. “Quelle ore furono tra le peggiori che abbia mai vissuto” confesserà più tardi. “Un’ occasione storica era andata perduta, e tutto per un mio eccesso di cautela.”

Intanto, a Washington, si osservano gli avvenimenti mantenendosi a distanza.

Tutta l’ attenzione, tuttavia, continuava a essere rivolta alla “grande bugia” e agli sforzi americani per smascherarla. Rappresentanti libici furono invitati a visitare la base di Wheelus per verificare che nessuna forza USA stesse partecipando alla guerra.

Certamente la guerra non può raggiungere le navi della Sesta flotta che sono distanti quasi 240 miglia dai luoghi dove si combatte. Ma una nave di radiosorveglianza elettromagnetica degli Stati Uniti è molto vicina.  

Liberty GRT-5

Appena prima dell’ alba, la statunitense Liberty si era spinta a 13 miglia dalla costa del Sinai, ai margini delle acque territoriali egiziane, iniziando a fare la spola fra al-‘Arish e Port Said, in una rotta usata di rado dal traffico mercantile e dichiarata off-limits per il naviglio neutrale dall’ Egitto.

William Mc Gonagle (1925-1999)

Il comandante Mc Gonagle non ha ricevuto i cinque cablogrammi inviati la sera precedente in cui si chiedeva alla Liberty di ritirarsi a 100 miglia dal fronte. Durante la mattinata c’ è stato qualche avvistamento (il pilota di un caccia israeliano definisce la nave “grigia e grossa”) ma non vi è nessun accenno ad una bandiera americana. La zona ospita il 90 per cento della popolazione e dell’ industria di Israele ed è estremamente vulnerabile. Inoltre la flotta egiziana potrebbe chiedere aiuto alle navi russe. Rabin, preoccupato, avverte gli Stati Uniti: tutte le navi non identificate saranno affondate.

Alle 11,20 una terribile esplosione, causata da un deposito di munizioni andato a fuoco, fa tremare le spiagge di al-‘Arish. Gli israeliani pensano che gli egiziani stiano cannoneggiando dal mare. Nella Fossa, Rabin è sempre più preoccupato. Viene richiesto l’ intervento della marina. Il capitano Izzy Rahav spedisce tre torpediniere, con il nome in codice “Pagoda”, a scovare la nave nemica. Alle 13,41 viene riferito a Moshe Oren, commodoro della torpediniera ammiraglia T-204, che una nave non identificata è stata avvistata a nordest di al-‘Arish, a 22 miglia. Due Mirage vengono dirottati verso la zona.

In seguito, i marinai della Liberty smentirono che i jet israeliani avessero tentato di identificare la nave, dichiarando che erano scesi immediatamente in picchiata.

L’ equipaggio della Liberty non ha elmetti o giubbotti di salvataggio; numerosi ufficiali stanno prendendo il sole sul ponte. Quando, all’ improvviso, proiettili di cannone da 30 mm colpiscono lo scafo, Mc Gonagle, gravemente ferito alle gambe, ordina di virare a dritta verso il mare aperto.

Mc Gonagle sulla Liberty

Tre minuti e mezzo dopo l’ attacco, esaurite le munizioni, i Mirage se ne andarono, sostituiti da una squadriglia di Mystère che, avendo appena bombardato la fanteria egiziana, erano armati di proiettili al napalm. Benché non fossero armi adatte alla guerra in mare, i Mystère riuscirono ad abbassarsi e a sganciare il loro carico. Pochi secondi dopo, gran parte della plancia e del ponte erano in fiamme e la nave completamente avvolta dal fumo.

La marina, messa in allarme dalla mancata risposta al fuoco, avverte che la nave potrebbe essere israeliana. Ma il capo controllore della IAF, Shmuel Kislev, chiede ai piloti di fare un ultimo tentativo per identificare la nave. Vengono notati alcuni caratteri latini, ma sulle navi egiziane i caratteri sono sempre arabi. Kislev inizia a sospettare che la nave sia americana. Nella Fossa, gli ufficiali sono terrorizzati. Rabin invia subito due elicotteri della IAF a cercare superstiti in mare. Quello che accade dopo è, come dirà più tardi Rusk, al di là di ogni possibile comprensione.

Il commodoro Moshe Oren, consultando un manuale, trova che il profilo dello scafo assomiglia a quello di una nave egiziana. Intanto le richieste di soccorso della Liberty sono giunte alla portaerei America. Una squadriglia di 8F-4 decolla verso la costa del Sinai ma viene subito richiamata dal viceammiraglio Martin. Se Rabin pensa che la nave attaccata sia russa, Martin sospetta che russi siano gli aggressori e non può agire senza autorizzazioni. E così Pagoda può avvicinarsi liberamente alla Liberty. Sulla nave, Mc Gonagle ordina di non sparare ma un marinaio non sente e apre il fuoco da una mitragliatrice.

Operazione Pagoda, torpediniere israeliane all’ attacco della Liberty

In questo modo Oren si trovò bersagliato da una nave che presumeva egiziana. Messosi in contatto radio con Izzy Rahav, al quartier generale della marina, chiese il permesso di rispondere al fuoco. Dopo qualche esitazione, Rahav acconsentì.

Il fuoco di Pagoda uccide 25 uomini, quasi tutti agenti dell’ intelligence. Kislev riceve la conferma che si tratta di una nave rifornimenti egiziana e dà istruzione agli elicotteri di proseguire nella missione di soccorso. Su una zattera di salvataggio si scoprono i contrassegni della US Navy e sullo scafo si trova la sigla di riconoscimento GRT-5. Un messaggio di scuse di Rabin viene subito inviato alla Sesta flotta. Alle 17,55 la Liberty si allontana con 34 morti e 171 feriti.

In una comunicazione personale al presidente (Johnson), Evron scrisse: “Piango insieme a lei le vite andate perdute, e partecipo al dolore di genitori, mogli e figli degli uomini morti per questo crudele colpo del destino”. Nel giro di quarantott’ ore il governo israeliano offrì un risarcimento per i caduti; saranno versati alla fine 12 milioni di dollari.

I rapporti interni mettono in evidenza il fatto che le IDF hanno riferito erroneamente di un bombardamento navale su al-‘Arish; la Liberty è stata confusa con una nave egiziana; vengono sottolineate lacune nelle comunicazioni e lo stato di spossatezza dei piloti. Rusk accoglie con malumore gli accenni al fatto che la Liberty si trovava in una zona dove non doveva essere e, inoltre, non aveva fatto ricorso alla bandiera, a bandierine di segnalazione e a razzi.

In un primo momento, Nasser respinge la richiesta russa di un cessate il fuoco.

Le notizie dall’ estero e le voci provenienti dal fronte riuscirono infine ad aggirare la censura militare egiziana, e Il Cairo, fino a poco tempo prima esultante per la presunta sconfitta israeliana, sprofondò in un silenzio imbarazzato.

Nasser chiama Riad e gli comunica che l’ Egitto non può più continuare a combattere. L’ ambasciatore El Koni, senza nascondere le lacrime, trasmette la decisione di accettare la richiesta di un cessate il fuoco. Intanto il comandante di divisione Yoffe divide la sua ugdah in tre colonne: due procederanno a sud verso il Gran Lago Amaro, la terza punterà verso Ras al-Sudr, sul golfo di Suez.

Quando sarebbe entrato in vigore il cessate il fuoco, avrebbe trovato le IDF saldamente insediate lungo il canale.

Alle 19,10 il primo ministro israeliano convoca a Tel Aviv il Comitato ministeriale di difesa, l’ idea è conquistare almeno una ale.parte del Golan e superare l’ opposizione di Dayan. Ma per il ministro della Difesa quello che è stato ottenuto è sufficiente.

Dopodiché lanciò una bomba: “Piuttosto che essere coinvolti in un terzo fronte che condurrebbe a uno scontro con i sovietici, preferisco allontanare gli insediamenti di 15 o 30 chilometri dall’ artiglieria siriana. Se migliaia di arabi a causa di questa guerra si sono spostati, noi potremo spostare qualche decina di israeliani.”. L’ idea di sradicare gli insediamenti invece di eliminare i cannoni siriani suscitò l’ ira di molti ministri.

Verrà approvata un’ operazione nel Golan non appena si riterrà opportuno farlo. “Sarebbe un peccato se i siriani la passassero liscia”, dice il primo ministro Eshkol.

10 giugno 1967, marinai americani sopravvissuti all’ attacco della Liberty scortati a un servizio di commemorazione sulla portaerei America

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Michael Oren, La Guerra dei Sei Giorni. 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano

Informazioni su Velia Loresi

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7 risposte a Cessate il fuoco

  1. Massimiliano T. ha detto:

    Ti ringrazio e ti chiedo scusa per aver pensato di avermi cancellato i massaggi(mi capita spesso). Mi fa piacere vedere che sai comprendere le buone cose. Purtroppo a quanto pare Israele(intesa come nazione) si è completamente distaccata dalla tradizione ebraica, anche se al suo interno sicuramente ci sono individui che praticano gli insegnamenti della Torah, ma sono eccezioni, purtroppo. Come già scritto la tradizione ebraica conserva e tramanda l’antico ed eterno patto che Dio fece con Abramo. I figli di Abramo sono coloro che vivono rispettando il patto, osservando, mettendo in pratica gli insegnamenti della Torah in attesa del ritorno del pensiero messianico. Essi sono il popolo scelto per diffondere su tutta la Terra il patto eterno e la Torah, cosa che invece non fanno(salvo eccezioni), molti infatti preferiscono essere settari e nascondere ai Goym la verità. Riguardo invece allo stato Israele, essendo un prodotto degli americani, non solo non rispettano il patto, vivono anche contro la legge e insegnamenti della Torah. Ecco perché non trovano pace. Finché non riconosceranno che c’è un solo Dio Salvatore, che può portare il suo popolo fuori dall’ Egitto. Finché non rinnegheranno il sistema di Babilonia(americano/europeo/occidentale). Proprio in questi giorni il popolo Israeliano è schiacciato dall’ oppressione della dittatura sanitaria. Solo gli ortodossi resistono. La stessa cosa vale anche per il resto della popolazione mondiale non ebrea.

  2. Velia Loresi ha detto:

    Come vedi non avevo cancellato i messaggi e non sono così presuntuosa da non voler ascoltare le parole di una persona che esprime la sua opinione, qualunque essa sia. Ti ho letto con piacere e condivido con te, anche se non sono ebrea, l’ amore per una terra straordinaria, con una storia antichissima, con grandi personaggi che l’ hanno resa grande, penso a filososofi come Mosè Maimonide, scrittori come Sholem Aleichem, Arthur Miller, Philip Roth, Isaac Asimov, storici come Beniamino da Tudela, Walter Laqueur, Karl Marx, scienziati come Albert Einstein e sacerdoti e studiosi e via di seguito.
    E’ bellissimo sentirti dire che preghi e certamente le tue preghiere sono gradite all’ Altissimo che le ascolterà. Penso che tu sia una persona da stimare. Ma penso anche che ci sono tanti modi di pregare e sono convinta che i tuoi fratelli nella fede (che bella definizione: figli di Abramo!) lo facciano, anche se non pregano in maniera convenzionale. Altro non so dirti se non che non capisco perché Israele dovrebbe tribolare ancora. I suoi figli, secondo te, non hanno già tribolato abbastanza nel corso dei secoli? Grazie per le tue preghiere. Shalom a te.

  3. Massimiliano T. ha detto:

    Non è bello che cancelli i miei messaggi. Questo è segno che non ami la correzione. Mi dispiace molto per la tua caduta di spirito. Prego per te.

  4. Massimiliano T. ha detto:

    Ciao, avevo scritto una lunga risposta, ma non so perché non si vede. Comunque, in breve volevo dire che non ho alcun tipo di rancore. Queste cose sono per quelli senza Dio. IL mio messaggio verso Israele è un’esortazione fraterna e mi riferivo ai fedeli figli di Abramo, i quali hanno grandi responsabilità verso tutti gli abitanti della Terra, in quanto sono testimoni(o dovrebbero esserlo) del patto eterno. Ma è successo che nel dopo guerra, nonostante il martirio subito, i sopravvissuti, si sono lasciati corrompere dal seducente e immorale stile di vita americano. In questo senso, invito Israele a cambiare rotta e ricordarsi che c’è un solo Dio e Salvatore che può far uscire dall’ Egitto(perdizione) il suo popolo.
    P.S. il vittimismo non paga.
    Shalom

  5. Massimiliano T. ha detto:

    Chi scrive è figlio di Yisra’el, della casa di Benianimo, nato per servire HaShem, Kadosh barukh Hu.
    Invece, Israele, la nazione filo americana nata nel dopo guerra, la quale contiene il popolo della cultura e tradizione ebraica, anch’essa figlia di Yisra’el(almeno secondo tradizione) ha smarrito la vita, ha lasciato la dimora del Padre per servire il mondo, con i suoi vizi, lussi e empie cose quotidiane.
    Dico queste cose perché amo i miei fratelli di Spirito e prego HaShem di aiutarli a ritrovare la via. Sono altresì consapevole che i figli di Yisra’el perduti, debbano affrontare tribolazioni affinché si ricordino che HaShem è l’unico Dio vivente e Salvatore, non c’è altro Dio.
    Shalom.

  6. Velia Loresi ha detto:

    Perché mai Israele dovrebbe cambiare rotta? Un paese civile, con una popolazione che vuole solo lavorare e vivere in pace perché dovrebbe desiderare di cambiare rotta? Ma forse Massimiliano T. si riferisce al racconto del quarto giorno di guerra tra Israele e stati arabi nel giugno 1967 con lo sfortunato caso della Liberty e la morte dei marinai americani. Israele chiese immediatamente scusa per lo sciagurato incidente, stabilì subito una grossa somma per risarcire le famiglie. Del resto Israele non aveva cercato la guerra, voluta da Egitto e stati arabi. E dunque? Purtroppo la guerra può portare anche a questo, e soldati egiziani persero la vita colpiti da fuoco amico.
    O forse Massimiliano T. è un ragazzo, un giovane non ben informato che ripete ciò che spesso si legge sui giornali o si ascolta alla televisione o viene scritto sui social. Parole cariche di rabbia, intrise di un odio ingiustificato, puro e semplice antisemitismo, diffuso, vergognoso, sommamente ignobile. Parole che non vengono rivolte alla Cina che sta sterminando gli uiguri nell’ indifferenza del mondo; o all’Iran a cui un presidente col sorrisone a numerosi denti, ha consentito, per anni, di continuare ad arricchire l’uranio; o verso quei paesi per i quali non hanno senso concetti come diritti umani, libertà, democrazia. “Di odio siamo letteralmente circondati, Israele considerato un cancro, Israele condannato da tutti, Israele che deve difendersi come unica nazione minacciata di annientamento nell’indifferenza generale.” scrive Deborah Fait. Spero che Massimiliano T. non sia uno di quegli antisemiti nascosti dietro un antisionismo di facciata.
    Massimiliano, leggere il Vangelo è una buonissima cosa. Ma devi ampliare le tue conoscenze leggendo anche altro, informandoti. Scoprirai che Israele è più che degna del nome che porta!

  7. Massimiliano T. ha detto:

    Israele deve cambiare rotta. Sia degna del nome che porta:
    https://wordpress.com/wp-login.php

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