Una caotica ritirata di massa

Importanti nodi stradali vengono conquistati dall’ esercito di Israele nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1967. Avraham Yoffe, direttore del Nature Protection Society di Israele, riceve dal generale Gavish la nomina di generale di brigata e il comando della 31ᵃ ugdah. La sua missione sarà attaccare, a est, la seconda linea di difesa dell’ Egitto. 

Avrahan Yoffe

Intanto i Centurioni di Sharon sferrano un’ offensiva contro la roccaforte egiziana di Umm Qatef le cui vie di accesso sono protette da mine e da numerose buche.

Quando, alle 4 del mattino, i genieri delle IDF riuscirono finalmente ad aprire un passaggio, i carri armati dei due schieramenti si affrontarono in un’ aspra battaglia a distanza ravvicinata. Quaranta carri egiziani e 19 israeliani rimasero a bruciare gli uni accanto agli altri. Nel frattempo, la fanteria di Kuti Adam portava a termine il rastrellamento delle tre linee di trincee. Alla fine gli israeliani contarono 14 morti e 41 feriti, mentre, fra gli egiziani, 300 furono le vittime e 100 i prigionieri.

A nord, i carri armati del colonnello Gonen conquistano, alle 7,50, l’ aeroporto di al-‘Arish.

Yossi Peled was born Jozef  Mendelevich. During the Six-Day War, Peled was a company commander in the 9th Battalion of the 7th Armored Brigade of the 84th Armored Division, under General Israel Tal. (da: Wikipedia)

“…Ad al-‘Arish regnava la quiete  più assoluta; sembrava un centro abbandonato” racconterà il comandante di compagnia Yossi Peled. “Improvvisamente si trasformò in un inferno. Ci sparavano adddosso da ogni vicolo, ogni angolo, ogni casa e finestra.”

Il colonnello Eytan e i paracadutisti della 35ᵃ brigata sono incaricati della conquista di Gaza. A metà mattinata, gli israeliani prendono il quartier generale egiziano e iniziano le operazioni di rastrellamento.

Per gli egiziani delle prime linee, l’ offensiva di Israele fu una vera catastrofe. La 2ᵃ divisione venne fatta a pezzi e isolata, e la 7ᵃ e la 20ᵃ cessarono praticamente di esistere. Migliaia di veicoli furono distrutti –illuminati di notte dalle loro carcasse in  fiamme ai bordi delle strade- e a centinaia rimasero bloccati da guasti meccanici: i motori, di fabbricazione sovietica, si dimostrarono inadatti al deserto. Almeno 1500 soldati persero la vita.

Per tutta la seconda giornata di guerra, gli egiziani vengono bersagliati da continui attacchi aerei. Ma l’ esercito egiziano nel Sinai è ben lontano dall’ essere annientato e centinaia di piloti sono pronti a decollare non appena arriveranno nuovi aerei. Al contrario, soldati e piloti israeliani combattono quasi ininterrottamente da oltre ventiquattr’ ore.

Quanto alla situazione politica, sia gli Stati Uniti sia la Gran Bretagna avevano dichiarato la loro neutralità nel conflitto, e la Francia aveva posto l’ embargo alle forniture di armi a Israele. Il discorso tenuto da Rabin all’ una di notte alla radio risollevò finalmente il morale agli israeliani, informandoli dei successi delle IDF nei combattimenti, ma una simile ammissione aumentava le possibilità di un cessate il fuoco imposto dalla comunità internazionale.

Dayan non vuole che la guerra finisca prima della completa distruzione delle forze corazzate egiziane. Probabilmente è il feldmaresciallo ‘Amer, mentre Il Cairo continua a vantare le vittorie delle sue truppe in avanzata nel Negev, a ordinare la ritirata.

6 giugno 1967, Carri armati egiziani in rotta. “Anziché radunare le cospicue forze di cui ancora disponevano, trincerandosi durante il giorno e contrattaccando di notte , quando la IAF era più vulnerabile, i dirigenti egiziani ordinarono una caotica ritirata di massa.” (da: La guerra dei sei giorni di M. Oren)

In seguito il feldmaresciallo giustificherà la propria decisione con il crollo della potenza aerea egiziana e la caduta della prima linea di difesa: “La ritirata era l’ unico mezzo con cui potevo evitare all’ esercito il completo annientamento e la prigionia”. Ma, a causa del suo ordine, la poderosa armata egiziana radunata in ventiquattro giorni, quando cercò in altrettante ore di ritirarsi, fece proprio quella fine.

Yeshayahu Shaike Gavish

Né Nasser né ‘Amer hanno la capacità di verificare i danni subiti o di porre in atto una ritirata organizzata. Verso sera, Yeshayahu “Shaike” Gavish, alla testa del Comando sud, convoca a Jabal Libni i suoi tre comandanti di ugdah, Sharon, Tal e Yoffe. Gavish vuole impedire agli egiziani di consolidare la loro seconda linea di difesa e organizzare un contrattacco ad al-‘Arish. Solo, per ragioni politiche, il canale non deve essere conquistato, almeno per ora.

Il Cairo spostò l’ accento da carri armati e cannoni alla propaganda politica, insistendo in particolare sull’ accusa a Stati Uniti e Gran Bretagna di essere intervenuti a favore di Israele. Almeno in questo, l’ intesa fra Nasser e ‘Amer fu perfetta.

Il presidente egiziano afferma, in una lettera a Kosygin che la Sesta flotta con l’ appoggio delle basi Usa sta aiutando attivamente gli israeliani e la bugia viene gonfiata raggiungendo ogni angolo del mondo arabo. Nasser decide l’ interruzione di tutti i rapporti diplomatici con l’ America, seguito da altri stati arabi: almeno sul piano politico ha successo riuscendo a riunire il mondo arabo sotto la sua leadership. Tuttavia ha bisogno della collaborazione di Hussein ma il re giordano è in difficoltà.

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Michael Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano

 

Informazioni su Velia Loresi

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