Il 55ᴼ scese su di noi dal cielo

A Gerusalemme, apparentemente al riparo dal terremoto che scuoteva la regione, si continuava a respirare un’ atmosfera piuttosto tranquilla. Lungo gli oltre 3 chilometri di confine che separavano il settore ebraico da quello arabo, soldati israeliani e giordani si tenevano d’ occhio con la stessa metodica attenzione ormai da diciannove anni.

La sera del 5 giugno 1967, niente lascia prevedere qualche cambiamento. A difendere il confine di fronte alla legione giordana ci sono appena 71 uomini. E tuttavia il generale Narkiss, che considera Hussein inaffidabile, non condivide questa fiducia. I suoi timori si concentrano sulla piccola enclave del monte Skopus la cui caduta permetterebbe ai giordani di collegarsi con le loro forze a Gerusalemme sud. La più alta collina di Gerusalemme ospita gli edifici dell’ ospedale Hadassah e dell’università ed è difesa da 85 poliziotti e 33 civili.

Passeggiata del Monte Scopus, collina a nord di Gerusalemme

Narkiss ha ragione di temere: alle 7,55 il suono delle sirene annuncia le incursioni aeree. Si incarica il generale Odd Bull di fare un appello a Hussein. Non ben disposto nei confronti di Israele, Bull respinge l’ affermazione che a dare il via ai combattimenti sia stato l’ Egitto. In Giordania si accelerano i preparativi per la guerra; Hussein è stato informato che, secondo ‘Amer, Israele sta subendo una grave sconfitta. La Giordania è pronta per entrare in guerra. Già il generale egiziano Riyad ha dato ordine alla 2 brigata Imam Ali conquistare la cresta della collina del governo.

…parlando alle 9,30 a Radio Amman, il sovrano informò il suo popolo che la Giordania era stata attaccata e che era giunta “l’ ora della vendetta”. Aveva appena ricevuto una breve telefonata da Nasser in cui il presidente egiziano, dopo aver confermato le precedenti dichiarazioni di ‘Amer riguardo alle rovinose perdite subite da Israele e alla distruzione dei suoi campi di atterraggio, gli aveva chiesto di “conquistare quanto più terreno è possibile, prima  che giunga l’ ordine di cessate il fuoco dell’ ONU”.

Gli attacchi alle città di Netanya e Kfar Saba non arrecano gravi danni anche se hanno un grande impatto psicologico ma l’ azione giordana ha come risultato di coinvolgere nel conflitto l’ aviazione siriana e quella irachena. Radio Damasco annuncia che l’ aviazione ha iniziato a bombardare le città di Israele.

Gli obiettivi iniziali furono il kibbutz Ramat Rachel a sud e il monte Scopus a nord, ma ben presto il bombardamento interessò l’ intero centro cittadino e i quartieri periferici. Furono prese di mira installazioni militari, la Knesset e la casa del primo ministro, ma il cannoneggiamento era anche casuale, e ne sarebbero rimasti danneggiati oltre 900 edifici, fra cui il nuovo ospedale Hadassah a Ein Kerem, dove andarono in frantumi le vetrate dipinte da Marc Chagall.

Vetrate nella sinagoga dell’ ospedale Hadassah, a Gerusalemme

 Israele risponde al bombardamento giordano con un un’ arma segreta nota col nome in codice “L”: un missile terra-aria dall’ impatto deastante. Il colonnello girdano Stanowi che l’ aviazione egiziana è stata annientata ma, nonostante Israele abbia accettato la proposta del generale Bull per un cessate il fuoco, la legione inizia il suo attacco. 

 Alle 12,45, il maggiore Badi ‘Awad, comandante del 27ᵒ  battaglione riceve, direttamente dall’ ufficio di Riyad, l’ autorizzazione ad avanzare verso Armon ha-Natziv, il palazzo del governo nel quartiere Talpiot, a sud di Gerusalemme.

Armon ha-Natziv o palazzo del governo. “…il complesso del palazzo del governo era servito da quartier generale al mandato britannico e, dopo il 1948, agli osservatori dell’ ONU. L’ edificio occupava la punta più orientale di un’ altura sovrastate l’ arteria cruciale che conduceva a Betlemme e Hebron e avrebbe potuto essere utilizzato come punto di partenza per tagliar fuori la Gerusalemme ebraica e quella araba.” (da: La guerra dei sei giorni di M. Oren

La situazione per gli israeliani si era fatta critica. Dal palazzo del governo le forze giordane sarebbero potute scendere a ventaglio attraverso i quartieri meridionali di Gerusalemme -Talpioyyt, Katamon, San Simon- e congiungersi con le truppe e i carri armati provenienti dal monte Scopus a nord.

Il palazzo del governo e il suo crinale vanno riconquistati e il compito viene affidato al tenente colonnello Asher Dreisin. Il combattimento, spesso corpo a corpo, infuria per quattro ore. Alle 18, 30 i giordani sono sopraffatti. Mentre il combattimento è al culmine, il capo del Comando centrale Uzi Narkiss riceve l’ offerta dei servigi del 55battaglione di paracadutisti guidato dal colonnello Mordechai “Motta” Gur.

Mordechai “Motta” Gur con le sue truppe davanti a Gerusalemme

“Il 55 scese su di noi dal cielo” racconterà Narkiss dopo la guerra.

Narkiss è deciso a conquistare la Città Vecchia e chiede a Motta Gur di prendere quello che può finché c’ é luce. Non sarà facile, mancano mappe e fotografie. Il comandante della 10ᵃ brigata, Uri Ben-Ari, attaccherà, come richiesto da Dayan, le colline sovrastanti l’ autostrada Gerusalemme-Tel Aviv per congiungersi con i paracadutisti presso il monte Scopus.

Quando il bombardamento da parte dei Long Tom  giordani si intensifica, nel tardo pomeriggio, una ugdah israeliana al comando del generale Elad Peled si mette in movimento con l’ intento di circondare Jenin e costringerla alla resa. Riyad ordina che la 40ᵃ brigata corazzata si rimetta in marcia verso nord, esponendosi così alle forze aeee israeliane. Sono le 4 del pomeriggio. Gli Sherman israeliani sono in grado di penetrare le corazze dei più moderni Patton nemici. I giordani tuttavia continuano a combattere. Alle 14,30, l’ artiglieria siriana apre il fuoco lungo i quasi 50 chilometri del fronte sugli insediaamenti siriani. Gli abitanti chiedono al governo di invadere il Golan e liberarliuna volta per sempre dalla minaccia siriana.

“…ma Dayan non si fece persuadere. Secondo il ministro della Difesa, dal momento che le forze israeliane combattevano già su due fronti, non era il caso di accoglierne un terzo. Con riluttanza, permise all’ artiglieria e agli aerei delle IDF di rispondere al fuoco siriano, ma purché stessero ben attenti a non colpire i villaggi. Dayan aveva deciso che, finché Damasco si asteneva da operazioni di terra, non ci sarebbe stata guerra al nord.

Finora la battaglia si è risolta a favore di Israele ma non si sa la direzione che potrebbe prendere più avanti. Nel Sinai, alle 22, sei batterie di cannoni scatenano un massiccio bombardamento su Umm Qatef. Più a sud, l’ 8ᵃ  brigata corazzata comandata dal colonnello Avraham Mendler attacca i bunker di Kuntilla. A nord, la divisione di Tal consolida la conquista di Rafah e Khan Yunis raggiungendo i sbborghi di al-‘Arish. Ma a Gaza le postazioni palestinesi aprono il fuoco sugli insediamenti israeliani di Nirim e Kisufim: tra i più aspri combattimenti della guerra perdono la vita 70 israeliani. Altre battaglie continuano sul fronte orientale. A partire dalle 7,45 del pomeriggio l’ artiglieria israeliana martella le posizioni giordane. I paracadutisti di Motta Gur si preparano al tentativo di irrompere nel quartiere arabo di Sheikh Jarrah per giungere, attraverso una fitta rete di bunker, filo spinato e mine, al monte Scopus. A causa di problemi logistici, Gur rimanda l’ ora X alle 2, 15, quando mancherà solo un’ ora e mezza al sorgere del sole.

Gerusalemme vista dal satellite

Dayan si reca alla Knesset per la cerimonia del giuramento da ministro della Difesa ma  trova l’ edificio vuoto. Gli altri ministri si riuniscono in un rifugio sotterraneo. Tutti si chiedono se è politicamente prudente impadonirsi della parte orientale di Gerusalemme, si teme, infatti,una violenta reazione internazionale. Affascina i ministri l’ antica aspirazione a una capitale ebraica unificata. Giù nella Fossa, Dayan si riunisce con i suoi generali, Rabin, Weizman e Bar-Lev. Dice loro di sapere che vogliono conquistare Jenin e nessuno dei tre solleva obiezioni. Così, senza molte parole, viene autorizzato l’ ingresso israeliano in Cisgiordania. 

“La Città Vecchia può essere in mano nostra domani” rispose Dayan quando Eshkol lo informò del dibattito nella riunione di gabinetto.

Ma Dayan è deciso a prorogare l’ azione finché la conquista de Sinai non sarà completata. Intanto nè Nasser né Hussein sono conspevoli della situazione critica dei loro eserciti. Gli ufficiali egiziani hanno paura di dire la verità e quelli giordani, non riuscendo a comunicare col fronte, ne sono all’oscuro.

Sul finire del primo giorno di combattimenti, tuttavia il disastro si fece palese. La verità si rivelò a Nasser alle 4 del pomeriggio, quando, per la prima volta nella giornata, si recò al quartier generale supremo. Vi regnava lo scompiglio. ‘Amer, ubriaco o sotto l’ effetto di droghe o entrambe le cose, era passato da uno stato di estrema eccitazione a uno di profonda depressione.

Concordano di mentire affermando che sono stati gli Stati Uniti ad attaccare l’ Egitto e non Israele, sia per salvare l’ onore dell’ Egitto  che per indurre i sovietici ad intervenire.

…gli abitanti di Israele, per quanto possa sembrare strano, erano rimasti gli ultimi a ignorare totalmente come fosse andata la battaglia.

Dayan insiste per mantenere il silenzio stampa al fine sia di ritardare la pressione internazionale per un cessate il fuoco sia per il pericolo di un intervento sovietico.

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Michael Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.

 

 

 

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