Volate, planate sul nemico!

 Nelle orecchie dei piloti risuonavano ancora gli ordini impartiti quella mattina da Motti Hod, comandante dell’ aviazione militare: “Lo spirito degli eroi di Israele ci accompagni alla battaglia…da Joshua Bin-Nun, re David, i Maccabei e i combattenti del 1948 e del 1956 trarremo la forza e il coraggio per colpire gli egiziani che minacciano la nostra sicurezza, la nostra indipendenza e il nostro futuro. Volate, planate sul nemico, distruggetelo e disperdetelo per tutto il deserto affinché Israele possa vivere, sicuro sulla sua terra, per generazioni”.

Alle 7,10 di lunedì 5 giugno, quasi duecento aerei, partiti dalle basi di Hatzor e Ramat David, sono in volo. I piloti conoscono bene la posizione degli aerei egiziani, parcheggiati senza alcuna protezione. Volano basso, osservando rigorosamente il silenzio radio. Intanto, dalla base di al-Maza partono due Ilyušin, su uno di essi c’ è il feldmaresciallo ‘Amer. Dall’ impianto radar giordano di ‘Ajlun parte un allarme: l’ ufficiale di servizio trasmette la parola d’ ordine “Acino”, Inab in arabo, ma il giorno prima, al Cairo, sono state cambiate le frequenze delle trasmissioni in codice e i giordani non sono stati avvertiti. Al quartier generale della IAF, i primi quarantacinque minuti appaiono un giorno intero tanto grande è l’ ansia. Rabin e Dayan sono con Weizman, comandante delle operazioni, e Motti Hod, abile pilota nelle battaglie del 1948 e del 1956.

…nel 1966, Weizman aveva insistito perché lo sostituisse alla testa dell’ aviazione. Da allora (Motti Hod) si era concentrato sulla messa a punto del piano Focus, riuscendo a ridurre il tempo richiesto per riempire i serbatoi e riarmare gli apparecchi in meno di otto minuti. Le stesse operazioni richiedevano agli egiziani otto ore.

Alle 7,30, le formazioni di testa hanno raggiunto il mare senza farsi individuare dalle navi sovietiche. La visibilità è ottima.

Con una brusca impennata, i jet israeliani salirono fino a 2700 metri di altezza, rendendosi visibili ai radar nemici. I piloti egiziani si precipitarono verso le piste per alzarsi in volo. Pochi avrebbero raggiunto gli aerei. I jet scesero in picchiata, avvicinandosi al bersaglio a gruppi di quattro e attaccando a coppie.

Si mira innanzitutto a colpire le piste, poi i bombardieri che minacciano le città israeliane, e infine i caccia, i MiG. Ogni missione dura fra i sette e i dieci minuti, gli aerei saranno nuovamente pronti in meno di un’ ora.

Bomba Durendal  “Le bombe sganciate da Bin-Nun erano Durendal  (Durlindana), ordigni top secret prodotti insieme ai francesi, che avevano dato loro il nome della spada di Orlando. Del peso di oltre 80 chili, una volta lanciate venivano stabilizzare da un retrorazzo e da un paracadute finchè non si trovavano esattamente sopra l’obiettivo.”  (da: La guerra dei sei giorni di M. Oren). Le Durendal rendevano le piste inservibili.

Alle 8, ora di Israele, gli egiziani hanno perso 204 apparecchi; solamente 9 aerei sono riusciti a decollare.

Tutte le cento batterie contraeree dell’ Egitto e le sue ventisette postazioni di missili SAM-2 avevano ricevuto da ‘Amer l’ ordine di non sparare: il feldmaresciallo temeva che potessero scambiare il suo velivolo per un aereo israeliano.

In poco più di cento minuti, nella seconda ondata, vengono distrutti altri 107 apparecchi, quasi un terzo dei piloti egiziani rimane ucciso.  Ma in Egitto l’ unica fonte di informazione è il comunicato del governo: aeroplani e missili stanno bombardando città e paesi israeliani. Per le strade del Cairo, la folla balla e applaude ai bollettini di finta vittoria.

Alle 8,15, viene lanciata da Dayan la parola d’ ordine “lenzuolo rosso”: comincia la guerra di terra.

Generale Israel Tal (1924-2010), uno dei più abili comandanti di unità corazzate della storia di Israele. Trasformò le forze corazzate in un corpo mobile e molto disciplinato.

Il generale Israel Tal, al comando di una ugdah, divisione delle IDF composta da 250 carri armati, 50 cannoni, una brigata di paracadutisti e un’ unità di ricognizione, attraversa il confine in due punti, di fronte a Nahal Oz e a sud di Khan Yunis, davanti al valico di Rafah.

Qui, l’ Egitto ha schierato quattro divisioni e rafforzato le difese con campi minati, bunker e trincee. A guidare l’ avanzata è la migliore brigata corazzata israeliana, la 7ᵃ , comandata dal colonnello Shmuel Gonen, detto anche Gorodish. Gonen ha assicurato ai suoi uomini che faranno a pezzi gli egiziani e affida la conquista di Khan Yunis a un singolo battaglione di carristi.

“Dobbiamo vincere o morire” aveva detto Tal ai suoi uomini. “La battaglia deve essere combattuta senza ritirate. Ogni obiettivo deve essere conquistato, senza badare alle perdite.” Di perdite gli israeliani ne subirono molte, in effetti, nell’ aprirsi la strada combattendo tra fossati anticarro, fortini di calcestruzzo e terrapieni di pietra che li costrinsero a uscire dagli assi principali per addentrarsi in un labirinto di vicoli. E tuttavia avanzarono a un buon ritmo. In poco più di quattro ore la brigata di Gonen raggiunse il nodo ferroviario di Khan Yunis, dopodiché, in colonne appaiate, coprì i circa 15 chilometri che restavano per Rafah.

Valico di Rafah

Gli israeliani pagano un caro prezzo e si deve ricorrere all’ artiglieria pesante e all’ aviazione per poter sfondare. La strada per al-Arish è aperta per gli uomini del 79ᵒ battaglione corazzato, che percorrono gli undici chilometri della gola di Jiradi. Gli egiziani scambiano i carri armati israeliani per i loro e non sparano sulla colonna, mentre il comandante israeliano pensa che siano soldati nemici fuggiti e dice ai suoi uomini di non aprire il fuoco. 

Al-Arish

Gli israeliani giungono ad al-Arish alle 10 di sera.

Al-Arish è una località turistica situata sulla costa mediterraneaa della penisola del Sinai, 344 km a nord-est del Cairo e 45 km a ovest di Rafah nella striscia di Gaza. Fu restituita pacificamente all’Egitto con la firma del trattato di pace fra Israele ed Egitto del 1979.

A sud, presidiano l’ area fortificata di Umm Qatef  le truppe comandate dal generale Sa’di Nagib, amico di bevute di ‘Amer. È Arik Sharon che affronta Nagib.

Ariel “Arik” Sharon, lo stratega imprevedibile. “…preparò e prese parte alla battaglia di Umm Qatef, nella guerra del giugno 1967. La battaglia durò una notte, ma fu unica nella sua complessità. Sharon fece arrampicare i suoi uomini sulle dune per penetrare le linee di trincea da uno dei due lati e attaccarle sulla lunghezza, una semplice manovra dalla quale gli egiziani avrebbero potuto difendersi se non fossero stati bloccati da uno sbarramento di artiglieria e dal fuoco dei carri israeliani. L’artiglieria egiziana era superiore e avrebbe potuto neutralizzare i carri ma i parà lanciati dagli elicotteri colsero di sorpresa le truppe di artiglieri egiziani. I carri egiziani che avrebbero potuto contrattaccare dovettero affrontare un battaglione di carri israeliani spuntato dietro le linee di trincea dopo aver superato dune di sabbia apparentemente invalicabili. Poi i carri israeliani le attraversarono per entrare nel complesso fortificato e diedero il colpo di grazia alla resistenza egiziana. Ancora una volta Sharon aveva infranto le regole basilari della guerra e aveva riportato una vittoria schiacciante. (da. Lo stratega imprevedibile di Edward N. Luttwak, su Il Sole24 ore, 12 genn 2014)

https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-12/lo-stratega-imprevedibile-141014.shtml?uuid=ABRv8Bp

Alle 8,15, i Centurioni del colonnello Natan “Natke” Nir varcano il confine ad al-‘Awja, poco lontano dalle postazioni abbandonate dell’ UNEF. I loro movimenti non sono notati dagli egiziani. A sera, Sharon riceve una telefonata dal capo del comando sud, Gavish, che gli suggerisce di rimandare l’azione per consentire all’ aviazione di supportare l’ azione a terra. 

Poco dopo, però, fu Gavish a ricevere una telefonata. L’ aviazione ritirava la sua offerta di appoggio; gli aerei erano necessari altrove. Si era aperto improvvisamente un secondo fronte, con la Giordania.

Ariel Sharon

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Michael Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-egiziano

Informazioni su Velia Loresi

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