Non vogliamo che vivere in pace

Il 2 giugno, nel quartier generale supremo, Nasser annuncia che molto presto gli israeliani attaccheranno. Il capo dei servizi segreti militari, Sadiq, consiglia di far spostare gli aerei dalle basi avanzate dove sono maggiormente vulnerabili ma si scontra con Sidqi Mahmud.

“ Il comandante dell’ aviazione era restio ed esclamò: “Conosco il mio lavoro, Sadiq! Abbandonare le basi avanzate farebbe crollare il morale dei piloti!”

Sidqi Mahmud è contrario anche ad aspettare che sia Israele ad attaccare, Ma Nasser obietta che non si deve rischiare di alienarsi l’ opinione pubblica attaccando per primi.

Il leader egiziano sembrava nutrire due opinioni inconciliabili sulla crisi. La prima era che Israele, stretto in un angolo, avrebbe certamente attaccato di lì a pochi giorni, colpendo l’ aviazione egiziana o le raffinerie di perolio a Suez. La seconda che la guerra potesse essere evitata, giungendo a una soluzione diplomatica il cui principale beneficiario sarebbe stato Il Cairo.

L’ Egitto sta lentamente tornando alla normalità ma  sul Sinai dilaga la confusione; i riservisti continuano ad arrivare senza equipaggiamento e senza  cibo. Decine di unità sono sfinite e i loro veicoli sono lograti a causa dei continui spostamenti nel deserto. ‘Amer vorrebbe un’ offensiva egiziana.

Nel prepararsi a questo combattimento, ‘Amer continuò a spostare le truppe –la 124ᵃ e la 125ᵃ brigata della riserva, per esempio, furono trasferite quattro volte in dieci giorni- e a ignorare i rapporti dei servizi d’ intelligence, secondo i quali le forze israeliane si stavano concentrando nel Sinai settentrionale e centrale, e non nel sud, come si presumeva.

Il 4 giugno ‘Amer, che continua ad aver fiducia nell’ esercito e in particolare nell’ aviazione, ha in programma di visitare, la mattina del 5 giugno, le posizioni avanzate nel Sinai. È convinto che Israele attaccherà entro due settimane. L’ obiettivo sarà distruggere le principali forze armate nemiche.

In Giordania c’è molto ottimismo e, come in Egitto, la vita continua ad un ritmo normale.

…invece di concentrare le forze in aree strategiche chiave, 9 delle 11 brigate giordane furono sparse in villaggi e città dove la gente potesse vederle. Allo scoppio della guerra le unità sparpagliate sarebbero state fatte convergere su assi vitali per fermare ogni offensiva israeliana…

Intanto la Siria ha tutto l’ aspetto di un paese sull’ orlo della guerra. Mentre Egitto e Giordania collaborano, i dirigenti siriani non intendono coordinare le loro politiche con quelle del Cairo.  Ci si prepara a mettere in atto il piano “Vittoria”  (Nasr) che prevede un’ avanzata lampo di 65 chilometri e la conquista di Tiberiade e Safad. Tra i soldati il morale è molto alto, tuttavia nell’ esercito molti ufficiali sono stati epurati e sostituiti da insegnanti non preparati alla guerra. I carri armati sono di fabbricazione recente ma il loro stato di manutenzione è pessimo.

Nonostante le numerose  divergenze, gli stati arabi non sono mai stati così uniti. Gli eserciti possono mettere in campo 900 aerei, 5000 carri armati e mezzo milione di uomini.

La notte più breve

La notte fra il 4 e il 5 giugno il presidente degli Stati Uniti si trovava a New York a un ricevimento per la raccolta di fondi a favore del Partito democratico.

Johnson ha dovuto ammettere il fallimento dell’ operazione Regatta; ora si concentra sulla possibilità di un’ azione unilaterale israeliana. Per Johnson Israele si muoverà nel giro di due o tre giorni e porterà a termine la guerra al massimo in dieci giorni.

Al Cairo, ‘Amer parteciperà ad un ricevimento che durerà tutta la notte. Quanto a Nasser, non si sa dove sia. Murtagi è in vacanza sull’ isola di Isma’iliya. Sidqi Mahmud è al matrimonio della figlia. Gran parte dello stato maggiore dell’ esercito si trova al campo di atterraggio di Bir al-Thamada per attendere il feldmaresciallo. Molti comandanti sono assenti dal loro comando.

“ Il comandante del fronte  [del Sinai] non era al suo posto, il comandante dell’ esercito non era al suo posto, né lo erano i loro subordinati” lamenterà il maggior generale ‘Abd al-Amid al-Dugheidi, capo dell’ aviazione nel Sinai. “Fu la prima guerra di questo genere, la prima guerra in cui tutti i comandanti  erano lontani dai loro comandi.” Nessun comandante, certamente, era presente dopo mezzanotte, quando giunsero le prime notizie dell’ intensificarsi dell’ attività israeliana attorno a Gaza e Rafah, e di carri armati che convergevano sul settore centrale.

Il generale Rikhye, in volo verso Gaza, scorge carri armati e soldati della RAU schierati, e riferisce la situazione a New York. Anche re Hussein è allarmato: l’ ambasciatore turco  gli ha riferito che la guerra inizierà il giorno dopo.

Nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 giugno, Rabin viene richiamato a Tel Aviv per ascoltare l’ ultimo rapporto di Dayan. Si passano in rassegna le operazioni “Nachshon 1” (dal nome del primo ebreo che entrò nel Mar Rosso dopo l’ apertura delle acque), mirante alla conquista del Sinai, e l’ operazione Focus, che ha come obiettivo la distruzione dell’ aviazione egiziana. Questa operazione sarà lanciata la mattina di lunedì alle ore 7,45.

Moshe Dayan

…nelle poche ore che rimanevano prima dell’ alba, Dayan trovò finalmente il tempo per meditare. “Neppure per un istante smarrii la piena coscienza di quanto pesante fosse il fardello di cui ero gravato” scriverà più tardi.

Anche Ben Gurion è preoccupato, corre a casa per quella che, come dirà in seguito, sarà la sua prima notte di riposo.

Il colonnello Lior torna in fretta a casa e punta la sveglia alle ore 6. A quell’ora farà scendere la moglie Zuhara nel rifugio.

Solo un uomo non dorme. Levi Eshkol scrive due lettere, una di queste è indirizzata a Kosygin per chiedergli di non intervenire contro Israele; l’ altra è per Johnson. Scrive che l’ artiglieria del Cairo ha aperto il fuoco su insediamenti israeliani e che aerei egiziani sono in volo verso il confine.

“La lotta per noi non è finita” scrisse Eshkol, chiedendo il “vigoroso appoggio” del “più grande amico di Israele”, soprattutto nel tenere a bada i sovietici. Quanto agli scopi della guerra, il primo ministro si mostrò moderato. Non si pensava di alterare in modo sostanziale quel contesto, di rendere impossibile guerre simili in futuro. Tutto Israele ambiva solo a porre fine a quella minaccia immediata e a un indefinito periodo di quiete da allora in poi. “Non vogliamo che vivere in pace nel nostro territorio e godere dei nostri legittimi diritti di navigazione.”

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Michael Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano

Informazioni su Velia Loresi

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