Accordo sulla fiducia

14 maggio 1967. Mentre a sud migliaia di soldati egiziani si riversano nel Sinai, a Gerusalemme i festeggiamenti per Yom Haatzmaut si svolgono in tono minore: si cerca di evitare ogni movimento provocatorio sul confine settentrionale.

Rabin ed Eshkol si avviarono allo stadio ad ascoltare i versi censurati di Natan Alterman e una nuova canzone di Naomi Shemer, Gerusalemme d’ oro, destinata a divenire ben presto un inno.

Naomi Shemer, Yerushalaym shel zahav,

“Yerushalayim shel zahav
Veshel nechoshet veshel or
Halo lechol shirayich ani kinor.”

Il primo ministro Eshkol è preoccupato. L’ esercito egiziano sta prendendo posizione secondo il piano Conquistatore ma Rabin è sicuro che si tratti solo di una manovra dimostrativa e inoltre le forze armate israeliane sono disposte lungo le linee del piano Incudine. Questo non impedisce a Eshkol di sentirsi inquieto: Nasser è un imprevedibile avversario e occorre prepararsi al peggio. Intanto a Radio Cairo Nasser esorta tutti a prepararsi alla battaglia finale in Palestina.

Nella sua lotta politica contro l’ Egitto, la Siria minacciò di muovere guerra a Israele. Quando Israele rispose imponendosi nelle DZ, i siriani scatenarono attacchi di guerriglia che indussero gli israeliani a progettare una rappresaglia. Rappresaglia che, dissero i sovietici a Nasser, significava invasione. Era questa la strana concatenazione di eventi che aveva portato le forze egiziane nel Sinai. Ma quest’ esito innescò a sua volta un’ altra catena di eventi quando i leader egiziani dovettero decidere che cosa fare con quelle forze, dove metterle e come comandarle, e anche solo se dovessero stare là.

Un’ incredibile continua tensione in questo libro, La Guerra dei Sei giorni, difficile da esprimere in questo mio breve resoconto. È emozionante ascoltare Michael Oren narrare, momento per momento, gli avvenimenti nelle due settimane che precedono gli scontri armati. Quando acquistai il libro diversi anni fa, incuriosita da questa  guerra di cui avevo tanto sentito parlare,  mi sembrava piuttosto difficile da leggere anche a causa dei numerosi personaggi, anche minori, che vi compaiono e del poco tempo disponibile di cui disponevo. Ora lo  trovo un bellissimo libro.

Il generale egiziano Muhammad Fawzi

Ed ecco il generale Muhammad Fawzi, nominato capo di stato maggiore a motivo della sua fedeltà al presidente più che per il suo valore militare. Inoltre Nasser vede in lui un mezzo per limitare il potere di ‘Amer. Fawzi sorvola il confine ma non vi trova traccia di truppe israeliane. Nelle fotografie aeree non compaiono concentramenti israeliani.

Il rapporto di Fawzi non poteva che significare che l’ allarme sovietico era infondato, eppure il presidente egiziano preferì ignorare queste smentite e procedere come se gli israeliani fossero davvero in procinto di attaccare. Le ragioni erano intuibili. Gran parte dell’ esercito era già nel Sinai; richiamarlo ora sarebbe stato estremamente umiliante, in un momento in cui Nasser non poteva permettersi ulteriori sconfitte morali.

Ma per il feldmaresciallo ‘Amer si tratta di un’ occasione in più per estendere il proprio potere. È  pronto a collocare amici fidati nei posti operativi chiave ma questo non basta, occorre guidare l’ Egitto alla vittoria. Per ora, ‘Amer deve seguire il piano Conquistatore che prevede tre linee lungo un’ asse nord-sud: la prima, da Rafah ad Abu ‘Ageila, per indurre gli israeliani ad avanzare fino al deserto; la seconda, la Cortina, tra al-‘Arish, Jabal Libni e Bir Hassana, dove si prevede il contrattacco egiziano; infine, ai passi di Mitla e Giddi che proteggono gli accessi al canale, la battaglia viene trasferita in territorio nemico.

“Come possono le mie forze di stanza a Sharm el-Sheikh stare semplicemente a  guardare la bandiera israeliana passar loro davanti nello stretto di Tiran?” chiese il generale egiziano Muhammad ‘Abd al-Hakim ‘Amer. (dal libro “La Guerra dei Sei giorni”)

La costruzione di tutte le fortificazioni e infrastrutture necessarie era ancora da ultimare nel 1967, e molti ufficiali cui il piano Conquistatore era familiare erano stati rimpiazzati da altri fedeli ad ‘Amer. Per di più, il piano non poteva essere messo in atto con tanti reparti di prima linea nello Yemen, avvertiva un rapporto dell’ esercito del dicembre 1966. Nella prima metà del 1967, inoltre, lo stato maggiore generale lamentò a più riprese la mancanza dei fondi necessari per difendere il Sinai, e sconsigliò decisamente ulteriori confronti militari. “Non può esserci guerra con Israele” dichiarò il generale Fawzi. “Semplicemente, il bilancio non lo permette”.

Ma ‘Amer progetta di far entrare in Israele le truppe egiziane per farle arrivare sino al confine giordano. Già il 14 maggio viene dato un ordine di battaglia. Heikal, direttore del quotidiano al-Haram e confidente di Nasser, chiede nei suoi editoriali la distruzione di Eilat come primo passo verso la distruzione dello Stato ebraico. Ma le forze dell’ UNEF costituiscono  un ostacolo. ‘Amer ordina allora di trasferire alcune unità dell’ esercito a Sharm el-Sheikh e di prendere il controllo dell’ area per il 20 maggio. Heikal sostituisce nella versione inglese della lettera, la parola “ritiro” con “ridispiegamento” al fine di evitare ogni possibile equivoco riguardo alla presenza dell’ UNEF a Gaza e a Sharm el-Sheikh. Nasser chiede di correggere la lettera ma questa è ormai partita.

Mohamed Heikal, direttore del quotidiano al-Haram

L’ Unef occupa 41 posti di osservazione con 4500 uomini, ma la sua presenza si basa su una finzione giuridica, non è, infatti, minimamente vincolante e tutto dipende dalle decisioni di Nasser. Sono le ore 22 del 16 maggio. Dal Cairo arriva un corriere con la lettera per Rikhye firmata da Fawzi, le truppe dell’ UNEF devono evacuare già durante la notte. Rickye, che vanta un ricco curriculum militare, si sente colpito dal contenuto della lettera e cerca di prendere tempo. La questione non è militare ma giuridica e deve essere risolta tra Nasser e U Thant. Telefona ai comandanti dei battaglioni dell’ UNEF ordinando di astenersi dall’ usare la forza, poi invia per telegrafo al quartier generale dell’ ONU a New York la lettera che ha ricevuto. A causa del fuso orario, la lettera giunge sul far della sera. Con U Thant c’ è Ralph Bunche, principale esperto di diplomazia mediorientale. I due convocano l’ ambasciatore egiziano Mohammad El-Kony.

Indar Rikhye, comandante dell’ UNEF nel Sinai

Si menzionò più volte l’ accordo “sulla fiducia” e si sottolinearono i pericoli di smantellare la forza. Non c’ erano segni di un imminente attacco israeliano, fece notare U Thant. Ma, dopo tali moniti, il segretario generale giunse a quello che per lui era il nodo cruciale della questione: “Se è intenzione del governo della RAU ritirare il consenso dato nel 1956 allo stanziamento dell’ UNEF sul territorio della RAU e a Gaza è, naturalmente, suo diritto farlo”.

Dispiegamento dell’UNEF nel Sinai e nella Striscia di Gaza. Maggio 1967 (dal libro “La Guerra dei Sei giorni)

All’ alba del 17 maggio, L’UNEF, ormai aggirata, non osserva più il confine ma le schiene dei soldati egiziani. U Thant è un ex preside divenuto addetto stampa del governo e poi rappresentante della Birmania all’ ONU. Buddhista, statista paziente, è stato scelto per portare a termine il mandato di segretario generale di Hammarskjöld, morto in un incidente aereo. Si dice che il suo senso morale prevalga sul suo senso politico portandolo a fare quello che considera giusto anche se politicamente scorretto. La mattina del 18 maggio, U Thant propone all’ ambasciatore di Israele Gideon Rafael il ridispiegamento della forza delle Nazioni Unite in territorio israeliano. Ma Rafael, avendo ricevuto la consegna di impedire l’ evacuazione dell’ UNEF a qualsiasi costo,  critica l’ ONU per la sua passività di fronte alle truppe egiziane. Nel frattempo, i   soldati egiziani stanno occupando i posti d’ osservazione di Sabha e Kuntilla. Il mattino dopo, 19 maggio, U Thant prende in considerazione l’ idea di far giungere a Nasser un messaggio personale.  

Ma Nasser non ne volle sapere. La sua risposta tramite Riad, fu stringata: “Consiglialo (U Thant) di non inviare nessun appello sulle forze d’ emergenza  per evitare che venga respinto dal Cairo, il che lo metterebbe in imbarazzo, cosa che non vogliamo assolutamente”.

Nel pomeriggio, tutti i posti d’ osservazione vengono occupati dai soldati egiziani. Rikhye racconterà in seguito, rammaricato,  del sorriso da un orecchio all’ altro del soldato palestinese venuto a montare la guardia al confine.

L’ espulsione dell’ UNEF. In prima fila, a sinistra, il generale Indar Jit Rikhye (dal libro “La Guerra dei Sei giorni)

Nasser propose di decorare l’ UNEF per i suoi servigi e per aver consentito pacificamente all’ evacuazione, ma Rikhye, ringraziando, rifiutò. Il compito della forza multinazionale non era stato adempiuto, pensava; e a dimostrarlo, quella sera stessa, fu il primo scambio di colpi di fucile attraverso il confine.

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Michael Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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