Assorbiti dai festeggiamenti

Se, dopo l’ operazione Samu’, sul confine tra Sira e Israele si registra una relativa calma, all’ inizio del 1967 il clima tende di nuovo ad infiammarsi. Riprendono gli incidenti: sul kibbutz Almagor piovono 3 granate e gli attacchi, rivendicati da al-Fatah, continuano per una settimana.

Almagor, moshav nel nord di Israele. È situato nell’altopiano di Korazim, a nord del Mar di Galilea.

Le ragioni di una simile impennata erano oscure, imperscrutabili come lo stesso regime siriano. C’ era sempre l’ ideologia baathista, che metteva in primo piano l’ eliminazione di Israele –“dilagante pus che diffonde veleni d’ odio e animosità”…

Ma non c’ è solo l’ideologia. In questo periodo il regime siriano è impegnato nel conflitto con l’Iraq Petroleum Company (IPC). La Siria ha permesso che il petrolio iracheno giungesse per oleodotto sino al mare attraverso il territorio siriano ma ora è insoddisfatta per il pagamento ricevuto. E poi c’ è la Russia che, mentre appoggia politicamente la Siria, cerca, nello stesso tempo, di frenare la sua aggressività.

…i sovietici avevano paura della guerra e nello stesso tempo dell’ estremismo arabo che poteva scatenarla.

I consiglieri dell’ Armata Rossa spingono l’ esercito a combattere; i diplomatici russi, dal canto loro, esortano ad abbassare i toni della polemica.

Infine, non si può non considerare un’ altro motivo ugualmente importante. Gli uomini al potere sono divisi tra loro. In particolare, Assad, appoggiato dall’ aviazione, si contrappone all’ esercito e al presidente Jadid. Un’ azione diversiva sul fronte meridionale israeliano potrebbe permettergli di estromettere i suoi oppositori e anche risolvere la controversia con l’ IPC.  U Thant invita le parti a risolvere i conflitti nel quadro della commissione congiunta di armistizio israelo-siriana (Israeli-Syrian Mutual Armistice Commission o ISMAC) ma Israele non può accondiscendere alla richiesta della Siria che chiede il controllo delle DZ.  Gli incidenti sul confine si moltiplicano.

Maha Thray Sithu U Thant, politico e diplomatico birmano, terzo segretario generale delle Nazioni Unite dal 1961 al 1971. 

Senza assumersi la responsabilità degli attacchi, la Siria li lodava a gran voce. “Nostro noto obiettivo è la liberazione della Palestina e la liquidazione dell’ esistenza sionista in quella terra”…

Misgav Am, kibbutz nell’Alta Galilea, nel nord di Israele. Situato vicino al confine con il Libano vicino alla città di Kiryat Shmona.

E siamo al 1° aprile. La guerriglia palestinese mette fuori uso con un attentato la pompa idraulica al kibbutz Misgav Am. Per Eshkol, ex agricoltore e ingegnere idraulico, è la goccia che fa traboccare il vaso. Altri scontri avvengono il 7 aprile quando due trattori entrano nella DZ a sud del lago di Tiberiade. I siriani sparano con cannoni da 37 mm e anche i carri armati israeliani aprono il fuoco. Ma ecco che entrano in azione i MIG  provenienti da Damasco. Inizia una battaglia: i Mirage israeliani abbattono in pochi secondi 4 MIG e si concedono un’ evoluzione acrobatica sopra Damasco. L’ Egitto non è intervenuto. Il patto di difesa siro-egiziano non ha funzionato.

I siriani riescono, col piano Rashid, a strappare di nuovo agli egiziani la promessa di aiuto. Intanto Hussein di Giordania approfitta degli avvenimenti per accusare l’ Egitto di non essere intervenuto neppure quando gli aerei hanno sorvolato i campi d’ aviazione nel Sinai. Ma gli egiziani rispondono: Hussein è favorevole ai sionisti.

Come suo nonno, il re era in combutta con i sionisti: “Spie nate, cresciute nel tradimento…Hussein lavora per la CIA” arringava Nasser. Da questa violenta rissa verbale, a uscire più sanguinante fu indubbiamente Hussein.

Per spezzare il suo isolamento, il re giordano invita il ministro degli Esteri egiziano Mahmoud Riad a Damasco. La guerra porterà alla caduta di Nasser, afferma Hussein. La Giordania deve permettere il passaggio delle truppe irachene e saudite sul suo territori, è la risposta di Riad. Ognuno rimane sulle proprie posizioni.

A maggio gli scontri sui confini continuano. Al-Fatah compie numerosi attentati e l’opinione pubblica israeliana chiede vendetta contro la Siria, che appoggia l’ organizzazione terroristica.

Una decisione, per quanto gravosa, non poteva essere più a lungo evitata. A portarne il peso furono due uomini radicalmente diversi per età e formazione, ma complementari per carattere. A confronto di Nasser e ‘Amer, con il loro ambivalente rapporto e le loro macchinazioni politiche, il primo ministro e il capo di stato maggiore di Israele costituivano un team relativamente semplice ed efficiente.

Levi Eshkol (1895 – 1969), politico israeliano, tra i padri fondatori dello Stato di Israele.

Levi Eshkol è nato presso Kiev e si è trasferito in Palestina all’età di diciannove anni. È un uomo pragmatico, realista, in contrasto col visionario Ben Gurion.

L’ impresa di cui andava più fiero, tuttavia, era la fondazione di Mekorot (sorgenti), la società idrica nazionale. Il suo sogno era vedere il paese attraversato in lungo e in largo da canali d’ irrigazione, “come le vene del corpo umano”, e ogni centimetro di terra coltivato.

Eshkol è un uomo dai gusti semplici, come Nasser. Ma, a differenza di Nasser, è del tutto privo di carisma: dall’ apparenza insignificante, con un modo di parlare monotono, possiede tuttavia una personalità calda, esuberante. Ama gli aforismi spiritosi e coltiva la lingua yiddish. Il suo predecessore Ben Gurion lo considera inadeguato in materia di difesa ma l’ accusa è ingiusta.

Eshkol aveva avuto un ruolo determinante nella trasformazione delle IDF in una forza moderna basata su carri armati e jet. E come primo ministro raramente si era rifiutato di autorizzare raid di rappresaglia (un po’ troppo raramente per qualche israeliano di orientamento pacifista). Gli mancava però l’ esperienza del combattimento… 

Itzak Rabin(1922-1955), politico e generale israeliano. È stato il primo Primo ministro dello stato d’ Israele ad essere nato sul territorio del proprio Stato, a Gerusalemme. Fu insignito del Premio Nobel per la pace nel 1994.

Quanto a combattimenti, il Capo di stato maggiore Ytzhak Rabin ha una buona esperienza. Nato a Tel Aviv, figlio di militanti sionisti, è assai diveso da Eshkol.

…il primo attraente ma posato, il secondo fisicamente scialbo ma dalla personalità vivace. Forse è per questo –e perché avevano bisogno l’ uno dell’ altro- che si trovavano bene insieme.

Poiché gli attacchi continuano, Rabin chiede un raid al fine di rovesciare il regime del Bath. Eshkol si oppone e chiede agli Stati Uniti conferma dell’ impegno a favore di Israele. Ma Washington esita a impegnarsi militarmente. In un ultimo tentativo, l’ ambasciatore israeliano all’ ONU, Gideon Rafael chiede al segretario generale U Thant di condannare il coinvolgimento siriano negli attacchi al confine israeliano. U Thant denuncia gli attacchi definendoli deplorevoli e subdoli ma le sue parole non hanno alcun effetto e la Siria raddoppia il suo sostegno ad al-Fath.

Il 15 maggio, giorno dell’ Indipendenza, si dovrà tenere a Gerusalemme ovest una parata ma si scatena la protesta nel mondo arabo. Nel tentativo di ridurre la tensione, Eshkol evita di far entrare a Gerusalemme armi pesanti e cancella numerosi versi da una poesia che verrà letta dal poeta israeliano Natan Alterman. Rabin ed Eshkol evitano in questo modo una piccola crisi ma, in maniera inconsapevole, ne stanno preparando una ben più grande.

Anwar el-Sadat (1918-1981), politico e militare egiziano, terzo Presidente della Repubblica egiziana dal 1970 al 1981, anno del suo assassinio. Ricevette il premio Nobel per la pace nel 1978, ex aequo con il Primo ministro israeliano Menachem Begin, in virtù dei suoi sforzi nel processo di pace israelo-egiziano che aveva condotto agli accordi di Camp David.

Anche in Egitto il destino intreccia le sue trame. Il leader egiziano Sadat, presidente dell’ assemblea generale, parte per una missione in  Corea del Nord. E’ un uomo alto, taciturno, ha svolto attività filotedesca durante la Seconda guerra mondiale e Nasser si fida di lui. Sulla via del ritorno, Anwar al-Sadat si ferma a Mosca per uno scambio di cortesie. I dirigenti sovietici lo informano circa un imminente attacco israeliano alla Siria. Il presidente Podgornyj assicura che, in quella difficile situazione, l’ Unione Sovietica aiuterà la Siria.

A conferma delle loro informazioni i sovietici citarono l’ assenza di carri armati e artiglieria all’ imminente parata per il giorno dell’ Indipendenza a Gerusalemme: era una prova concreta, affermarono, che quelle armi erano state spostate a nord.

Il 14 maggio, di ritorno al Cairo, Sadat si precipita in casa di Nasser . Questi ha già letto il rapporto dei russi ed è a colloquio con ‘Amer per decidere il da farsi in previsione dell’ attacco alla Siria che avverrà, si pensa, fra il 15 e il 22 maggio. Alle 7,30 del mattino, si delibera di convocare lo stato maggiore. Nasser è a conoscenza delle carenze dell’ esercito: non c’ è cooperazione tra forze aeree, terrestri e navali, c’ è poca lealtà tra ufficiali, i gradi più elevati sono assegnati grazie a legami familiari o politici e il successo è misurato in termini di ideologia e non di prestazioni. Nonostante questo, una parte dell’ esercito spinge con forza in direzione della guerra. Nasser sa che, dopo Samu’ e il 7 aprile, non può più restare inattivo. Ma non può neppure lasciare il comando ad ‘Amer che, con la crisi, sembra voglia sfruttare la situazione e rafforzare il suo status. Intanto lo stato maggiore egiziano si riunisce alle 11,30, sotto la direzione di ‘Amer.

Nasser si reca in pazza Tahrir, nell’ ufficio del suo consigliere capo Mahmoud Fawzi. È restio a portare le truppe egiziane a Sharm el-Sheikh: sicuramente, afferma, le truppe non rimarranno a guardare le navi egiziane passare tranquillamente attraverso lo stretto di Tiran e finiranno per attaccare provocando la reazione di Israele. Fawzi, dal canto suo,  sostiene il diritto di Nasser a liquidare l’ UNEF. A metà pomeriggio, il piano dello stato maggiore è pronto. Ma già ‘Amer,  nella massima segretezza, ha dato ordine ai comandanti di tenersi pronti per dare il via ad azioni vittoriose. Le truppe sfilano per le vie del Cairo e si dirigono verso il canale di  Suez dove sequestrano i traghetti utilizzati dall’UNEF. Tutto si svolge assai rapidamente, Michael Oren narra passo passo, nel suo libro, gli ultimi avvenimenti, quelli che porteranno tra poco a quella che verrà chiamata “la Guerra dei Sei giorni”.

Se l’ Egitto avesse avuto intenzione di attaccare subito Israele, l’ avanzata dell’ esercito nella penisola sarebbe stata condotta il più segretamente possibile, di notte. Agendo alla luce del sole, Nasser inviava al governo israeliano un doppio messaggio: l’ Egitto non aveva intenzioni aggressive, ma non avrebbe tollerato un’ aggressione israeliana alla Siria. Questo messaggio, tuttavia, sfuggì ai comandanti egiziani, lasciati senza istruzioni su che cosa dovessero fare laggiù.

Gli israeliani nel frattempo non si accorgono di nulla.

Assorbiti dai festeggiamenti del giorno dell’ Indipendenza (14 maggio), Eshkol e Rabin ebbero a malapena il tempo di rispondere all’ ennesima denuncia sovietica di minacce alla Siria. Il primo ministro s’ incontrò con Čuvachin e, come in passato, gli assicurò che le IDF non stavano progettando la conquista di Damasco, invitandolo a ispezionare il confine settentrionale di persona. Se vi erano concentrate 12  brigate, che voleva dire 40000 uomini e 3000 veicoli, l’ ambasciatore non avrebbe potuto non vederle.

Eshkol non è del tutto tranquillo. In un discorso per la commemorazione dei caduti in guerra, il 13 maggio, afferma che tra i vicini c’ è la consapevolezza di non poter prevalere in caso di guerra ed è per questo che rinviano la data dello scontro ad un lontano futuro. Ma poi, in un discorso al Mapai, avverte che Israele è accerchiato da grande ostilità. Il mondo arabo è diviso ma le cose possono sempre cambiare.

Natan Alterman (Varsavia 1910-1970), poeta israeliano. Coltivò il genere lirico tradizionale, dove però intervenne sovvertendo ogni possibile norma, ogni convenzione. L’opera di Alterman introdusse, infatti, nella poesia ebraica la rivoluzione del suono e del ritmo, del virtuosismo metrico, attraverso la scelta di un linguaggio raffinato, ricco e talvolta oscuro. Molte sue poesie sono state trasformate in canzoni di successo. Tra queste c’è anche Niggun atiq, Una melodia antica, resa celebre dalle interpretazioni di Yehoram Gaon, Benny Amdursky e Arik Lavi.  (notizie tratte da un articolo di Sara Ferrari,  “Di canto in canto: Nathan Alterman e la melodia antica della gelosia” ).

 Una melodia antica

Se la notte tu piangerai,
la mia gioia arderò come paglia.
Se di freddo ti tremeranno le ossa,
ti coprirò e mi sdraierò sulla pietra .

Se dirai di voler danzare,
per te suonerò fino all’ultima corda.
Se mancheranno doni a celebrarti,
la mia vita ti offrirò e la mia morte.

Se del pane vorrai oppure vino,
me ne andrò, la schiena ricurva,
ed entrambi i miei occhi venderò
per portarti sia vino sia pane.

Ma se una volta tu riderai
senza me in compagnia degli amici,
passerà muta la mia gelosia
e brucerà su di te la tua casa.

Conservo nella categoria “Canzoni, mostre, Shoah, testimonianze, video, vignette” un articolo di Sara Ferrari, docente di Lingua e Cultura Ebraica presso l’ Università degli Studi di Milano.

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Michael B. Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano

Informazioni su Velia Loresi

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