Operazione Trinciatrice

All’ alba del 13 novembre 1966, 400 uomini con 40 carri armati e numerosi semicingolati partono per un’ operazione che servirà a punire i villaggi palestinesi che hanno fornito aiuto ai guerriglieri. A Samu’, ritenuta la base dei terroristi, gli israeliani incrociano un convoglio di soldati giordani e nasce una vera e propria battaglia con morti e feriti. I palestinesi chiedono il rovesciamento di re Hussein.

L’ operazione “Trinciatrice”, come appropriatamente era stata chiamata, si era rivelata un boomerang. Il Consiglio di Sicurezza censurò all’ unanimità Israele per “violazione della Carta delle Nazioni Unite e dell’ accordo di armistizio generale fra Israele e Giordania” e minacciò di adottare “efficaci misure…contro il ripetersi di simili azioni”. Ancora più imbarazzante per gli israeliani fu la violenta reazione degli Stati Uniti…  

Il villaggio di Samu’ dopo l’ Operazione Trinciatrice (Shredder) del 13 novembre 1966. (…quell’ impressionante esibizione di potenza di fuoco avrebbe fatto capire ai giordani quali punizioni potevano aspettarsi in futuro; e anche i siriani sarebbero stati messi sull’ avviso. Si sarebbe dovuto trattare di un attacco senza rischi -andata e ritorno-, con poca resistenza e nessun incontro con la legione araba, assente…(da: La guerra dei Sei giorni di Michael Oren)

Hussein in effetti ha acconsentito a lasciare i suoi carri armati a est del Giordano e l’ unico governo che fa ricorso al terrorismo è la Siria.

I tentativi di Eban di spiegare l’ operazione Samu’ come un “eccesso di reazione” al terrorismo arabo, o come un “esercizio di uso controllato di una forza limitata” mandato a monte da “sopraggiunte circostanze”, non suscitarono alcuna indulgenza. Né ottenne migliori risultati una lettera di Eshkol a Johnson in cui il primo ministro ammetteva l’ errore, ma chiedeva comprensione per la difficile situazione di Israele…

Israel Lior, aiutante maggiore di Eshkol, dice che sono caduti in una trappola escogitata da loro stessi. A uscire danneggiato dalla rappresaglia su Samu’ è indubbiamente Hussein. I siriani affermano che Samu’ è il risultato di una congiura tra il regime giordano e il sionismo imperialista. Verso la fine del 1966, Hussein può immaginare che Israele, il quale ha bisogno di terra ma teme Egitto e Siria, sia pronto ad invadere la Cisgiordania. Propone allora di discutere i problemi di difesa in un forum interarabo.  Il Consiglio di difesa della Lega araba si tiene al Cairo il 15 dicembre 1966. I partecipanti si schierano contro la Giordania e i rappresentanti di Amman vengono rimproverati per aver difeso i palestinesi e non aver ottemperato agli obblighi sanciti dal CAU. Ma, rispondono i giordani, dov’ era l’ aviazione egiziana mentre gli israeliani attaccavano Samu’? E come si impegna la Siria nella difesa araba?

Re Hussein di Giordania

In realtà, le forze armate egiziane sono in pessime condizioni dopo la guerra in Yemen e i tagli imposti alle spese militari. Nasser, giocando col termine arabo per indicare il re (‘ahid), arriverà a definire Hussein la puttana (‘ahir) della Giordania. Quando il Consiglio di difesa della Lega araba si riunisce nuovamente, egiziani e siriani accusano Hussein di collaborare al progetto di Israele di deviare le acque del Giordano.

Hussein era furioso, amareggiato, infamato, ma soprattutto deluso. La tacita alleanza egiziano-giordana raggiunta nel periodo del summit –il patto implicito basato sulla comune avversione a muovere guerra a Israele prima che gli arabi fossero pronti – si era completamente disfatta. E la colpa era dei siriani che –pensava il re- erano riusciti ad attirare l’ Egitto in una trappola che rendeva la guerra, con la sconfitta dell’ Egitto e la caduta di Nasser, inevitabile.

Ma anche a Gamal Abdel Nasser non mancano i problemi. Giunto al potere all’ età di 34 anni, energico, determinato, è capace di incantare il pubblico con la sua eloquenza in cui si mescolano arabo classico e colloquiale.

 Nasser portato in trionfo dalla folla dopo l’ annuncio della nazionalizzazione del canale di Suez, il 1° agosto 1956.

I suoi primi successi, in effetti, erano stati strepitosi. Senza nessun aiuto, sembra, aveva ottenuto l’ evacuazione della Gran Bretagna dalla Zona del canale, acquistato armamenti sovietici, poi nazionalizzato il canale; aveva respinto l’ “aggressione tripartita” e realizzato l’ unità araba. Milioni di arabi nutrivano per lui una venerazione quasi religiosa, e leader internazionali lo corteggiavano come portavoce del nazionalismo del Terzo mondo, araldo, insieme a Nehru e Nkrumah, del non allineamento.

Poi però è sopraggiunto il crollo: ingrassato, irascibile, Nasser si è trasformato in un dittatore militare. Viene accusato di temere un eventuale scontro con Israele. Il 4 dicembre 1966 rifiuta la proposta del maresciallo ‘Abd al-Hakim ‘Amer di ordinare all’ UNEF di lasciare il territorio egiziano e ripristinare il blocco dello stretto di Tiran. Eliminare la forza multinazionale significa tornare allo scontro con Israele. Ma, fra i leader arabi, il coordinamento in materia di sicurezza si è ormai sgretolato. Questo fatto, assieme alla guerra in Yemen e all’ impossibilità di usare la forza contro Israele, persuadono Nasser che non è ancora giunto il momento di espellere l’ UNEF.

‘Abd al-Akim ‘Amer

Nasser e ‘Amer sono grandi amici. Si chiamano l’ un l’ altro “fratello” e le loro residenze estive ad Alessandria sono vicine.

Erano così intimi che Nasser perdonò all’ amico la penosa prova data nella crisi di Suez, durante la quale, si diceva, aveva sofferto di un crollo nervoso, e la cattiva gestione dell’ unione con la Siria. Gli perdonò anche l’ alcool e le droghe cui era incline e le nozze segrete, all’ insaputa della moglie, con la stella egiziana del cinema Berlinti ‘Abd‘al-Hamid. Magro e di carnagione scura, noto per l’ indolenza e la volgarità, ‘Amer non sembrava di certo la persona giusta per sfidare il dominio di Nasser. Ma era anche un uomo dall’ ambizione sfrenata, generoso con coloro che lo appoggiavano, spietato con gli si opponeva.

Il potere di ‘Amer continua a crescere. E Nasser, se rifiuta di mettere in pratica il suggerimento di ‘Amer, non lo respinge del tutto, ordinando l’ istituzione di un comitato per prendere in esame lo sfratto dell’ UNEF. Non ha tuttavia, per il momento, alcun piano nei confronti di Israele. Sarà così finché sul fronte siriano continuerà a regnare la calma.

Samu’,  operazione trinciatrice o “Shredder”

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Michael Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-iraeliano

Informazioni su Velia Loresi

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