Una profumata pianta del deserto

La guerra d’ Indipendenza, come veniva chiamata dagli israeliani, era terminata. Lo Stato ebraico aveva conquistato un territorio equivalente a circa il 30 per cento di quello assegnatogli dalle Nazioni Unite…

Giovani comandanti, tra i quali Yitzhac Rabin, hanno conseguito una strepitosa vittoria, pur se a un prezzo molto alto: seimila ebrei sono stati uccisi e molte popolose città sono alla portata dei vari eserciti arabi.

Il carattere ambiguo della vittoria, che si aggiungeva ai traumi accumulatisi nella storia ebraica, generò negli israeliani un sentimento ambivalente: un’ esagerata fiducia nella propria invincibilità unita a un altrettanto esagerato presentimento di rovina.

Ma per gli arabi al-Nakbah, “il disastro”, è un disastro totale. Nel 1954, mentre  l’ Unione Sovietica, che fino ad ora ha sostenuto Israele, cambia le sue alleanze, l’ ufficiale egiziano Gamel Abdel Nasser, salito al potere, inizia a parlare di sfere d’ interesse concentriche, il mondo arabo, quello islamico e l’ Africa, con al centro l’ Egitto. Egli intensifica il suo sostegno ai guerriglieri palestinesi e, per tutto il 1955, si registra un’ escalation di violenza. Il leader israeliano Ben Gurion è preoccupato.

David Ben Gurion.

Fiero sionista, fu il leader dell’ Organizzazione sionista mondiale nel 1946. Capo dell’ Agenzia ebraica, divenne leader della comunità ebraica di Palestina (Yishuv): da questa posizione condusse la lotta del movimento sionista nel Mandato britannico della Palestina volta alla fondazione di uno stato ebraico indipendente. Il 14 maggio 1948 proclamò ufficialmente la nascita dello Stato d’Israele e fu il primo firmatario della Dichiarazione d’ indipendenza israeliana. Leader militare durante la Guerra arabo-israeliana del 1948, Ben Gurion unì le diverse milizie ebraiche costituendo le Forze di Difesa israeliane. Per l’opera che ha contraddistinto l’intera sua esistenza, è ricordato come “Padre fondatore d’Israele”. Dopo la guerra Ben Gurion ricoprì la carica di primo ministro, fornendo un prezioso contributo nella creazione delle istituzioni statali israeliane. (da: Wikipedia)

Nella primavera nel 1956 Ben Gurion aveva ormai deciso che era necessaria una resa dei conti definitiva con l’ Egitto. Insieme ai suoi protetti Moshe Dayan, capo di stato maggiore delle IDF, e Shimon Peres, che dirigeva il ministero della Difesa, concepì un’ operazione per sconfiggere l’ esercito egiziano e minare il prestigio di Nasser.

Nello stesso anno Nasser decide di nazionalizzare unilateralmente il canale di Suez. Il 24 settembre 1956, a Parigi i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna e Israele firmano un protocollo segreto.

Le forze israeliane avrebbero simulato un attacco a Suez, permettendo così agli europei di occupare il canale con il pretesto di proteggerlo. In cambio, le forze israeliane impegnate contro l’ esercito egiziano nel Sinai e ad aprire lo stretto di Tiran avrebbero ricevuto appoggio aereo e navale.

La seconda guerra arabo-israeliana, iniziata il 29 ottobre 1956, è nota in Israele come “campagna del Sinai”. La vittoria israeliana è rapida. L’ esercito egiziano viene sconfitto, tuttavia la comunità mondiale è unita nel condannare l’ attacco e Francia e Gran Bretagna si ritirano per sempre dal Medio Oriente. Ben Gurion ritira le proprie truppe dal Sinai, ma vuole garanzia di libera navigazione attraverso lo stretto di Tiran. Il ministro degli esteri canadese propone la costituzione di una forza multinazionale d’ emergenza delle Nazioni Unite (United NationsEmergency Force, l’ UNEF).

Gli Stretti di Tiran sono degli stretti passaggi di mare formati dalla presenza dell’ isola di Tiran nel punto del golfo di Aqaba in cui la distanza tra la penisola del Sinai e la penisola araba si riduce a una ventina di chilometri. Gli stretti separano il golfo di Aqaba dal mar Rosso.

L’ impasse fu infine superata grazie a due accordi “sulla fiducia”, uno fra Nasser e il segretario generale dell’ ONU Dag Hammarskiöld, l’ altro fra il segretario di Stato americano John Foster Dulles e Golda Meir, ministro degli Esteri di Israele.

Ma la situazione rimane esplosiva. Nel 1960 Nasser unisce Egitto e Siria nella RAU (Repubblica araba unita) e fa erigere la diga di Assuan; crescono nel contempo le aspettative di un impegno militare per liberare la Palestina. Quando gli israeliani decidono di coltivare la DZ nel confine settentrionale, Nasser interviene. I diplomatici assicurano che Israele non ha intenzione di scatenare nessuna guerra.

Rotem, ginestra bianca

Il nome Retama (sia in ebraico che in arabo rotem, retem o retama) definisce una corda legata al dito come un promemoria. Nella tradizione araba, inoltre, il nome Retam è un nastro che gli arabi usavano legare intorno ad un arbusto di ginestra bianca prima di partire; se al loro ritorno il nastro era al proprio posto erano certi di non essere stati traditi; in caso contrario il segno era quello, evidente, di un avvenuto tradimento. È una pianta diffusa in Israele citata nella Bibbia, secondo alcuni anche tra le specie presenti nel giardino dell’ Eden.

Chiamato dalle IDF operazione “Retama” (in ebraico Rotem), dal nome di una profumata pianta del deserto, l’ incidente fu un grande trauma per gli israeliani e un non minore trionfo per Nasser. Ne sarebbe stato ancora fresco il ricordo, e apparentemente chiara la lezione, nel 1967.

Ma nel 1962, ormai dissolta la RAU, altri avvenimenti concorrono a portare al disastro nella distensione tra Stati Uniti ed Egitto. La fortuna di Nasser, alle prese col fallimento delle politiche economiche e coinvolto nella sanguinosa guerra nello Yemen  e nel bagno di sangue in Iraq, inizia a vacillare.

Simili eventi, lo stato sempre più critico dei rapporti esteri dell’ Egitto e delle vicende arabe in generale, non potevano che piacere agli israeliani.

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Michael B. Oren, La Guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano

Informazioni su Velia Loresi

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