Il “normale” destino degli ebrei

Facevamo, insomma, una vita normale, almeno fino al 1938, quando le cose cominciarono a cambiare rapidamente. Le leggi razziali prima, la guerra e le deportazioni dopo, avrebbero mutato tutto. Per sempre.

Fiume, 1943, Andra e Tatiana Bucci con la mamma, zia Paola, nonna Rosa e zia Gisella

Andra e Tatiana Bucci raccontano la vita serena a Fiume, in via Milano 15, prima che vengano promulgate le leggi razziali nel settembre del 1938. Con le due bambine vivono mamma, papà quando non è in mare, nonna Rosa, zio Jossi e il cuginetto Mario, figlio di zia  Sonia, trasferita a Trieste per lavoro. In estate viene a trascorrere le vacanze con loro, assieme al piccolo Sergio, anche zia Gisella, sposata a Napoli. Ma, con la promulgazione delle leggi razziali, tutto cambia. Di tutti gli avvenimenti narrati nel libro ”Noi, bambine ad Auschwitz”, il periodo trascorso nella risiera di san Saba, il trasferimento ad Auschwitz, la liberazione del campo, scelgo di ricordare in particolare il momento dell’ arresto, quando, una sera di marzo del 1944, i nazisti irrompono nella casa di via Milano, una scena rimasta impressa  nella memoria di Andra e Tati. Il primo ricordo è quello delle urla e del chiasso che provengono dalla stanza accanto. La mamma veste in fretta le bambine, in cucina c’è ancora la tavola apparecchiata.

La seconda immagine, forse ancora più forte e nitida, è quella di nostra nonna. La nostra amata nonna Rosa, vestita di nero come usano le donne anziane e vedove, che, in ginocchio, piange e prega un uomo alto, impassibile. Fermo e dritto di fronte a lei. Gli chiede di lasciare i bambini; portino via gli adulti, ma i bambini no. Che colpa hanno i più piccoli? Come se loro, gli adulti, ne avessero mai avute di colpe. Non c’ è paura in noi, piuttosto incredulità. Non abbiamo mai visto nonna Rosa in queste condizioni. Non l’abbiamo mai vista piangere. Tati ricorda di non avere provato paura, ma solo dolore nel vederla così.

Anni dopo abbiamo compreso quello che allora sembrava incomprensibile e persino misterioso. La nonna doveva già aver capito se non tutto, certo molto di quello che sarebbe accaduto. Forse per i suoi ricordi di fuggitiva dai pogrom dell’ Europa orientale…

 Ad Auschwitz, la morte è continuamente attorno alle due bambine. All’ esterno della baracca, vedono il fumo uscire giorno e notte dal camino dei crematori.

Ad un certo punto Andra arriva persino a pensare che tutto questo non sia altro che il “normale” destino degli ebrei.

La bambina pensa che sia normale “uscire dal camino”.

 Un giorno una blockova più umana delle altre avverte le due sorelline che, il giorno dopo, tutti i bambini saranno radunati. I tedeschi cercano dieci bambini e dieci bambine da portare via e, per nessun motivo, esse dovranno fare un passo avanti.

Sergio De Simone

Andra e la sorella avvertono il cuginetto Sergio. Ma il giorno dopo, alla domanda del dottor Heissmeyer: “Chi vuole rivedere la propria mamma?”, Sergio si fa avanti; cade in un crudele tranello col quale i nazisti mostrano la loro astuzia e perfidia. Alla storia del piccolo Sergio è dedicato un capitoletto del libro.

Questo lo ricordiamo bene: tutti e venti che salgono su un vagone, che ci guardano da dietro una sbarra. A pensarci oggi, fu un inganno atroce.

 I bambini vengono portati ad Amburgo dove sono sottoposti a terribili sperimentazioni. Alla fine vengono uccisi nell’ aprile del 1945, nei sotterranei della scuola Bullenhuser Damm di Amburgo. La storia di quei bambini e di Sergio è stata ricostruita dall’ ITS (International Tracing Service) di Bad Arolsen in Germania, il centro di ricerca dei deportati attivato dalla Croce Rossa. Agli inizi degli anni Ottanta, il giornalista Günther Schwarberg e la moglie Barbara Hüsing si imbattono nella storia dei venti bambini usati come cavie e assassinati; scrivono il libro “Der SS-Arzt und die Kinder. Bericht über den Mord von Bullenhuser Damm”. Ma zia Gisella, morta nel 1988, non accetterà mai la verità.

La scuola di Bullenhuser Damm, dove vennero assassinati i bambini

Oggi nella scuola di Amburgo dove furono trucidati i bambini c’ è un memoriale che ricorda Sergio e i suoi compagni di sventura. Nello stesso quartiere, alla metà degli anni Novanta, alle piccole vittime sono state intitolate venti vie.

Memoriale che ricorda i bambini uccisi

Nel bellissimo cimitero di Amburgo, all’ interno della parte dedicata ai caduti italiani della Seconda guerra mondiale, c’ è una lapide posata nel 1995, in memoria di Sergio.

Lapide dedicata  al piccolo Sergio De Simone: “Perché questa atroce follia non abbia mai più a ripetersi”

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Andra e Tatiana Bucci, Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah

Informazioni su Velia Loresi

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