Un dispositivo di violenza

Allontanarsi dal proprio passato identitario, dalle proprie strutture forti sarebbe per l’ Europa, scrive Niram Ferretti, come abbracciare delle astrazioni scambiandole per il senso stesso della storia. Su Israele e sugli Stati Uniti (ancorati saldamente a un appassionato senso di sé, a quella struttura forte che permette di affrontare il mondo con grande lucidità e pragmatismo) si proietta negativamente tutto ciò che ha costituito l’ identità passata: patriottismo, salvaguardia della propria cultura e dei propri valori, senso di unità, ora trasformati in disvalori e sinonimi di razzismo, bellicismo, suprematismo.

Chi ha diminuito la propria capacità bellica e pensa che saranno l’ arrendevolezza e la diplomazia i farmaci migliori contro ogni potenziale aggressione non può che accusare di barbarie chi ne fa un uso indispensabile a scopo unicamente difensivo, come è sempre stato nel caso di Israele.

Un crepuscolo dei valori accompagnato da surrogati della religione come il culto dei Diritti Umani (che non deriverebbero dall’ ebraismo e dal cristianesimo ma dall’ Illuminismo), dall’ antirazzismo e dal terzomondismo assieme a una inevitabile auto-denigrazione. La Casa della Cultura, un progetto del Parlamento Europeo, inaugurata nel maggio 2017 a Bruxelles, offre una storia del continente da cui è completamente assente il cristianesimo. E al centro di questo libro, Il capro espiatorio,  ci sono le riflessioni di Niram Ferretti sulle parole di due uomini: Joseph Ratzinger e Abd al-Fattāh al-Sīsī.

Josef Ratzinger, “L’ Europa nella crisi delle culture”, Monastero di Santa Scolastica a Subiaco, 1° aprile 2005

“Senza il cristianesimo, l’ Europa non ha nessuna anima”, lo scriveva il teologo Arnold Huijen. È ciò che Ratzinger ha mostrato di aver compreso lucidamente nella conferenza “L’ Europa nella crisi delle culture”, tenuta presso il monastero di Santa Scolastica a Subiaco il 1° aprile 2005, undici giorni prima di essere eletto papa. La menzione delle radici cristiane dell’ Europa non può offendere i non-cristiani dal momento che si tratta di qualcosa che nessuno potrebbe negare. Ma il multiculturalismo, come affermava Robert Wistrich, nasconde lo sforzo di minare le fondamenta giudaico-cristiane dell’ Occidente, lasciando risplendere l’ islam come la colonna portante della moderna civiltà europea. L’ islam assume contorni fantastici, diventa culla di una civiltà superiore.

È la saggezza dell’ Oriente, la sua luce, che viene in una forma ben precisa verso l’ Occidente decrepito e malato, per risanarlo. E risanarlo risolutamente. Che questo risanamento risoluto contempli anche la distruzione di Israele e l’ antisemitismo è solo un corollario.

“L’ Europa nella crisi delle culture”, parte seconda

Nel luglio 2015 a Vienna viene firmato l’ Accordo sul nucleare iraniano tra gli Stati Uniti e l’ Iran: è il trofeo più ambito dell’ amministrazione Obama. Si coltiva la speranza che il regime aggressivo si addolcirà progressivamente e non cercherà di consolidarsi al di fuori dei propri confini (come, in realtà, l’ Iran ha poi continuato a fare).

E dunque il realismo di Israele che si impone rispetto al wishful thinking dell’ amministrazione Obama e di un’ Europa che si era solertemente accodata al programma promosso dal Presidente americano, ragionando, inevitabilmente, sui lucrosi vantaggi economici che sarebbero conseguiti allo scongelamento dei conti iraniani e all’ apertura, di nuovo, del suo mercato interno. Vantaggi mandati a carte quarantotto dalla decisione di Donald Trump di terminare l’ Accordo, qualificato iperbolicamente, quando era ancora candidato alla presidenza degli Stati Uniti, come “il peggiore della storia”.

Due date sono da ricordare. La prima è il 12 settembre 2006 quando, nell’ aula magna dell’ università di Regensburg, Benedetto XVI tiene una straordinaria lectio in cui affronta uno dei temi a lui cari, il rapporto tra pistis (fede) e logos (ragione). Il tema della lectio è “cristianesimo e islam e la verità di ambedue”.

Durante il discorso, il papa cita una frase tratta da un dialogo tra l’ imperatore bizantino Manuele Paleologo e un dotto persiano: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. La frase estrapolata dal contesto diventa un atto d’ accusa nei confronti dell’ islam. La crisi viene risolta e un mese dopo papa Ratzinger pregherà nella Moschea Blu di Istanbul.

Lectio magistralis di Benedetto XVI a Ratisbona, 12 settembre 2016

La seconda data, nove anni dopo: 28 dicembre 2015. All’ università al-Azhar, al Cairo, il  presidente egiziano Abd al-Fattāh al-Sīsī tiene un discorso in cui, alla presenza delle massime autorità religiose, afferma che è necessario abbandonare un’ ideologia ostile al mondo intero poiché la nazione islamica è lacerata, distrutta, avviata alla rovina.

Abd al-Fattāh al-Sīsī

…quello che qui preme sottolineare è altro, ed è come, in questi due discorsi assai diversi per contenuti e forma, uno fatto da un papa, l’ altro dal presidente dell’ Egitto, venga evidenziato come l’ islam contenga al proprio interno un dispositivo di violenza.

(Ma Niram Ferretti ricorda anche un altro discorso, quello tenuto dal presidente americano Barack Obama all’ università de Il Cairo il 4 giugno 2009: manifesto di una visione del mondo poggiata sulla pacificazione da ottenere attraverso la diplomazia e la negoziazione. Le omissioni nel discorso sono necessarie, per il raggiungimento di questi obiettivi, così come l’ alterazione sistematica della realtà dei fatti. Nel corso degli otto anni della presidenza di Obama, la partigianeria verrà mascherata da ecumenismo, da grandezza morale, da amichevole, equanime vicinanza. Tranne i momenti in cui, sollevata la maschera, Obama mostrerà il suo vero volto).

Se si fa cominciare la storia dell’ Europa dall’ Illuminismo, negando il ruolo essenziale della religione nel suo costituirsi, dell’ importanza della tradizione ebraica da cui si svilupperà autonomamente il cristianesimo, se il dialogo con l’ islam diventa occasione per concedergli meriti e attributi eccedenti al venire in essere di una civiltà profondamente diversa dalla sua, allora ci si troverà del tutto impreparati e incapaci di conoscerci, perché non sappiamo più che cosa siamo, da dove siamo venuti, e chi o cosa non è come noi, è in contrasto con noi, è incompatibile con quei valori che sono stati così faticosamente costruiti nel corso della storia.

Regensburg (Ratisbona)

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Niram Ferretti, Il capro espiatorio. Israele e la crisi dell’ Europa

Informazioni su Velia Loresi

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