Quali sono mai i catalizzatori?

Nei racconti di Wanda Nirenstein, contributo al libro “Come le cinque dite di una mano”, i personaggi della sua famiglia si muovono “negli spazi dolci della fantasia” in una Firenze di prima della guerra dove ebrei e gentili sono “felicemente partecipi della stessi riti sociali”. In particolare nel racconto, “Liberi. E vissero…” sono adombrate le vicende di Alberto e Wanda conosciutisi all’ indomani della Liberazione: ho scelto di tenere per me piccoli brani.

Ponte Vecchio a Firenze

Agosto 1944. Gli Alleati sono ormai vicinissimi a Firenze. I tedeschi hanno fatto saltare tutti i ponti sull’ Arno, risparmiando, per uno strano senso di rispetto, solo Ponte Vecchio. In tanti cercano, come possono, di nascondersi nel buio, vastissimo sotterraneo che si stende sotto vecchi edifici. Si intravedono, alla luce delle candele, gruppi di famiglie, tutti sono accucciati a terra attorno a materassi e sacchetti di pane secco.

Per gli ebrei, che si nascondono già da un anno, si tratta di rintanarsi ancora di più, senza nome, senza volto, tra gli altri. Gli sconosciuti hanno paura l’ uno dell’ altro: quanto durerà la convivenza, chi è un repubblichino pentito, chi ha un figlio partigiano, chi è ebreo, chi è una spia? Buio, mormorii, preghiere.

Poi, finalmente, la gente è libera. Elena (o Mimì o Wanda, i personaggi non sono “veri”, scrive Wanda, ma piuttosto pura fiction)) può tornare alla sua casa. Al fronte della Gioventù incontra un giovane israeliano che parla di politica e porta pane, scatolette,  petrolio. Chiede alla madre di invitarlo a cena.

Alberto Nirenstein coscritto in Israele verso il 1941

Aron (Alberto) parla poco. Ma poi le parole vengono: ed ecco paure, speranze, ricordi, e la città di Varsavia, si sentono canzoni polacche, E poi il sole di Gerusalemme. Mentre i due giovani parlano, nelle sere che seguiranno, si confondono passato, presente, futuro.

Quali sono mai i catalizzatori? La maglietta color pavone, unica ricchezza di antica eleganza, che fascia il seno della ragazza? Il berretto a bustina, che lui leva e mette nervosamente sotto le spalline militari, per togliere solennità all’ uniforme?

Come nasce la fusione? Sono gli accenni a Tolstoi, a Thomas Mann, al Mussa Dagh e All’ Ovest niente di nuovo, a Tocqueville, alla morale biblica di cui lei non sa niente e all’ Infinito di Leopardi che lui vuol capire? È voglia di Raffaello e Michelangelo pronta a fondersi con i richiami di un Israele mai vista e col pianto per gli shtetl bruciati? La freschezza dei due volti belli e sinceri?

L’ Arno scorre giallo e gonfio.

Presto i due ragazzi si sposeranno.

Il fiume Arno

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Alberto, Fiamma, Simona, Susanna e Wanda Nirenstein, Come le cinque dita di una mano. Storie di una famiglia di ebrei da Firenze a Gerusalemme

Informazioni su Velia Loresi

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