Crisi della relazione ebraico-cristiana

Se nella Napoli angioina e nella Sicilia aragonese continuano, sino alla fine del Quattrocento, esenzioni al segno di riconoscimento e concessioni di cittadinanza, si nota, tuttavia, un graduale peggioramento delle relazioni ebraico-cristiane. L’ integrazione nella società dei cristiani ha la forma di una quotidianità tanto tranquilla quanto costantemente minacciata: una convivenza fondata sull’ incertezza.

Il processo di destabilizzazione della labile cittadinanza ebraica si manifestò, dunque, in Italia, assai più che per mezzo di un’ insistita legislazione pontificia o locale, per mezzo appunto di normative  che, al Sud come al Centro-Nord, definivano la presenza ebraica nei termini di una sottomissione di per sé stessa incompatibile con l’ esercizio di alcun potere civico.

La radice della futura crisi della relazione ebraico-cristiana in Italia, una crisi che condurrà alla ghettizzazione cinquecentesca, affonda paradossalmente nel terreno della convivenza relativamente tranquilla di cui erano teatro le città italiane del Trecento.

Nel diverso modo di pensare e vivere la relazione finanziaria è il fulcro di una diversità fra il modo cristiano e quello ebraico di definire il significato delle relazioni economiche, in particolare di quelle creditizie, rappresentate in parte dal prestito a interesse su pegno.

La negazione, ebraica e di radice talmudica, della possibilità e dunque del diritto di definire un prezzo e cioè un valore commerciabile di ciò che non abbia una realtà tangibile e sperimentabile, ovverossia di quello che non sia effettivo ma soltanto possibile (virtuale), allontana nettamente, e proprio alla fine del Medioevo, in un’ epoca di rapido ingigantimento della dimensione finanziaria dei mercati e delle politiche fiscali cristiani, la teoria e la prassi economica ebraica da quella cristiana.

Forme di cittadinanza debole, a tempo determinato di cui gli ebrei italiani avevano goduto fra Due e Trecento rivelano sempre più la loro labilità nel Quattrocento.

Né espulsione, né integrazione, l’ internamento nello spazio dei ghetti concluderà la vicenda medievale degli ebrei italiani sotto il segno di una  “tolleranza” che della segregazione faceva il principio di un’ inclusione minacciosa.

La presenza delle comunità ebraiche assume un carattere di estraneità. Si tratta di non cittadini, presumibilmente inaffidabili, da tenere sotto stretto controllo.

Nei primi trent’ anni del Quattrocento, la predicazione dei frati dell’ Osservanza francescana e di quella domenicana mira all’ allontanamento della presenza ebraica dall’attività creditizia.

Menachem Mendel Teviev Beilis

L’accusa di omicidio rituale è stata usata nel corso della storia, fino a tempi recenti (pogrom di Kielce del 1946), per sfruttare l’emozione popolare e i sentimenti antisemiti, sostenendo in diverse occasioni che bambini cristiani venivano rapiti e uccisi per poterne usare il sangue. In seguito a queste accuse era frequente il verificarsi di pogrom, con linciaggi e stermini di ebrei. L’ultimo processo basato sull’accusa del sangue fu celebrato a Kiev nel 1913 contro Menachem Mendel Teviev Beilis. (da Wikipedia)

Nonostante l’assoluzione, la vita e il lavoro di Beilis ne risultarono compromessi: la sua salute vacillò, perse il lavoro e ricevette continue minacce di morte da parte delle Centurie Nere. Alla fine, decise di lasciare la sua amata Kiev per andare in Palestina, dove sperava di creare un’azienda agricola. (Giuliana Iurlano su Informazione Corretta)

Gli ebrei sono a questo punto descritti sia in quanto banchieri, sia in quanto medici, sia in quanto rappresentanti di una religione che rifiuta le Verità cristiane, come un pericolo per la società italiana all’ interno della quale si trovano a vivere.

Una crisi che condurrà al peggioramento delle condizioni degli ebrei in Italia, ai ghetti, all’ accusa, nel 1475, di omicidio rituale, a Trento.

La tradizionale ambiguità che aveva caratterizzato le relazioni fra poteri italiani e gruppi ebraici…venne dunque determinando una crisi della relazione ebraico-cristiana in Italia culminante a partire dal 1462, con l’ istituzione dei Monti di Pietà, successivamente, dal 1492 al 1510, con l’ espulsione degli ebrei dai Regni di Sicilia e di Napoli e, dal 1516, con la progressiva fondazione dei ghetti.

28 febbraio 1569, Gli ebrei vengono cacciati da Rimini e dallo Stato della Chiesa

Sempre più chiaramente gli ebrei saranno intesi come presenze economicamente utili ma politicamente inquietanti, una minaccia da tenere sotto controllo, da inquisire  ed eliminare col battesimo forzato o con la  chiusura nei ghetti.

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Giacomo Todeschini, Gli ebrei nell’ Italia medievale

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5 risposte a Crisi della relazione ebraico-cristiana

  1. wwayne ha detto:

    Già fatto, infatti la pizzeria Sorelle Bandiera è a un tiro di schioppo dal Cristo velato! 🙂 Grazie per il consiglio comunque! 🙂

  2. Velia Loresi ha detto:

    Quando andrai di nuovo a Napoli, non dimenticare di visitare il meraviglioso Cristo velato, in centro. Ti consiglio di recarti ben presto alla cappella Sansevero, già dalla mattina c’ è una lunghissima fila di visitatori, ma è qualcosa che non si può assolutamente tralasciare di vedere.

  3. wwayne ha detto:

    Entrambi abbiamo nominato Napoli nei nostri post, anche se di sfuggita. Di quella città porto nel cuore soprattutto la pizzeria Sorelle Bandiera: ci ho mangiato una delle pizze più buone della mia vita. Grazie mille per i complimenti e per la risposta! 🙂

  4. Velia Loresi ha detto:

    Complimenti, un bel post, una gradevole lettura ! (ma mi sto ancora arrovellando per capire cosa c’ entra Napoli 😦

  5. wwayne ha detto:

    Anch’io ho parlato di Napoli nel mio ultimo post… spero che ti piaccia! 🙂

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