L’ Italia ebraica raffigurata da Beniamino

Giacomo Todeschini ricostruisce il clima politico, sociale, giuridico dei gruppi ebraici italiani nel Nord dell’ Italia tra il X e l’ XI secolo.

Fu in questo clima molto particolare, un clima particolarmente ribollente, caratterizzato in Italia centro-settentrionale –sul finire del X secolo- dallo stringersi, dal complicarsi e poi definitivo inasprirsi dei rapporti fra vescovi di Roma e imperatori tedeschi, che la condizione sociale degli ebrei e i loro rapporti con la società cristiana iniziarono a precisarsi e modificarsi.

Sembrerebbe delinearsi un clima antigiudaico tra le varie chiese che si riconosceranno, tra non molto, nella Roma dei pontefici. Si potrebbe anche notare, al contrario, un sentimento di vicinanza degli imperatori Ottone I, Ottone II e Ottone III e dei sovrani svevi, culminato nei documenti di Enrico IV favorevoli agli ebrei. Questa apparente chiarezza è illusoria. Nonostante le prescrizioni intese a evitare relazioni tra ebrei e cristiani, gli ebrei compaiono negli scritti ufficiali, dal 960 al 1070, come soggetti fiscali che devono pagare al vescovo il teloneum, il tributo relativo alle loro attività economiche.

…nei documenti ecclesiastici l’ avversione nei confronti delle realtà ebraiche considerate eccessivamente intrecciate con quelle cristiane fa tutt’ uno con l’ accettazione del gruppo ebraico in quanto soggetto fiscale…

L’ invisibilità politica della presenza ebraica è la stessa che caratterizza nello stesso modo le giudecche di Venezia, di Salerno, le giudecche siciliane.

La diversa consistenza culturale ebraica, molto più attestata per il Sud che per il Nord, e tale da determinare, tra XI e XII secolo, in area pugliese, centri di studio talmudici come quello che a Otranto produsse la trascrizione di una Mishna “glossata in volgare salentino”, non contraddice il dato costituito da una presenza relativamente poco visibile dal punto di vista politico e giuridico, seppure inserita nel tessuto della vita cittadina e delle corti…

Resti dell’ abbazia di san Nicola di Casole, a pochi chilometri a sud di Otranto

Difficilmente si può pensare che le rovine attualmente presenti sul sito siano ciò che resta di uno dei luoghi più significativi ed importanti del meridione sotto il profilo storico, artistico e culturale. Solo con un enorme sforzo di fantasia si può immaginare che quei ruderi, nel periodo del loro massimo splendore (tra i secoli XI e XIII), siano stati la prima università e la più ricca biblioteca dell’Europa di allora, un luogo di “perfezionamento spirituale” oltre che vero e proprio focolaio di studi classici. (da: Altra Puglia)

Nelle lettere ufficiali, gli ebrei compaiono come soggetti deboli che il papa prende sotto la sua protezione, senza che si debba convertirli con la forza o versarne il sangue. L’ atteggiamento dei vescovi dopo il 1075 si volge con chiarezza sempre maggiore verso l’ affermazione del dovere degli ebrei di riconoscere la propria inferiorità civica e politica ottenendo così il diritto di cittadinanza in terra cristiana.

Il “papa ebreo” Anacleto II,  Pietro Pierleoni

L’ avvicinamento del mondo ebraico al centro degli interessi politici cristiani avverrà tra la fine dell’ XI e l’ inizio del XII secolo. Due avvenimenti sono decisivi: l’ apparire sulla scena di un papa ebreo, Anacleto II, e la codificazione di un diritto che orienterà anche la collocazione degli ebrei all’ interno della società cristiana. Il mondo cristiano presta ora attenzione alle presenze ebraiche non solo come soggetti fiscali ma considerandole anche dal punto di vista politico ed economico. La riforma dell’ XI secolo prevede la definitiva cristianizzazione delle relazioni economiche e politiche esistenti nei territori e gli ebrei ora appaiono sia come alleati dei nemici della riforma, sia come perturbatori degli equilibri economici e politici della cristianità.

…ha qui la sua prima origine l’ accusa mossa poi sempre più spesso agli ebrei, italiani e non italiani, sino a diventare uno stereotipo consolidato nel XIII secolo, di depredare i cristiani commettendo svariati generi di crimini economici, a cominciare dall’ usura.

Anacleto II proviene da una famiglia romana considerata di origine ebraica, i Pierleoni. Gli viene contrapposto come papa legittimo Innocenzo II. Si può affermare l’ esistenza di conversioni ebraiche al cristianesimo, e la fortuna della famiglia Pierleoni come di altre famiglie cristiane (Frangipane, Papareschi) è legata complessivamente alla crescita del papato come istituzione.

…proprio la vicenda della famiglia Pierleoni, in un primo tempo alleata del clero riformatore, poi messa in discussione per la propria ricchezza “ebraica” nel momento di un conflitto che opponeva il clero riformatore a un gruppo ecclesiastico che si riconosceva in un discendente di quella famiglia, permette di comprendere che in Italia l’ origine della stereotipizzazione degli ebrei come avari e usurarii, avvenne in modo del tutto contingente in seguito a uno specifico scontro politico.

Papa Innocenzo II, Gregorio Papareschi

Dopo  la morte di Anacleto II, papa Innocenzo convoca un concilio, il secondo Lateranense. Tra i vari punti trattati, spicca la scomunica di coloro che traggono profitto dal commercio delle cose e delle cariche sacre. Si vuole mostrare l’ illegittimità dell’ elezione di Anacleto come punto d’ arrivo di un’ avarizia familiare catalogabile con lo stereotipo symonia-usura.

Si ricordano, in questo periodo, le stragi compiute tra le comunità francese e tedesca da parte delle spedizioni crociate.

…invece in Italia il passaggio dall’ XI al XII secolo risultò, nonostante la questione del papa ebreo, relativamente tranquillo dal punto di vista ebraico.

Se si osserva la produzione epistolare pontificia, mancano riferimenti consistenti agli ebrei. Questo appare in netto contrasto sia con la produzione di testi giuridici di origine ecclesiastica riguardanti gli ebrei, sia con la testimonianza di importanti comunità ebraiche nel celebre Massa’ot (Itinerario dei viaggi) di Beniamino di Tudela, scritto intorno al 1170. Appare nel libro un mosaico di città, di celebrità rabbiniche, di famiglie notevoli al cui centro c’ è il rabbino capo, supremo interprete della legge.

Itinerario del viaggio di Beniamino di Tudela

L’ aspetto che però appare più saliente è costituito dal raffronto spesso trascurato dagli storici, e invece necessario, fra l’ Italia ebraica raffigurata da Beniamino, un’ Italia viva e complessa, colta, attiva e popolosa, fatta di famiglie di persone chiaramente identificabili, imparentate e conosciute, e la parallela immagine degli ebrei italiani proposta dalla documentazione cristiana.

È in questa contraddizione, scrive Todeschini nel libro “Gli ebrei nell’ Italia medievale”, e in questa ambiguità che si dovrà cercare il senso più profondo della relazione ebraico-cristiana nel periodo dal XII al XIII secolo.

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Giacomo Todeschini, Gli ebrei nell’Italia medievale

 

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