Appartenenza alla concivilitas imperiale

Per poter parlare correttamente degli ebrei nel Medioevo, scrive Giacomo Todeschini nel suo studio “Gli ebrei nell’ Italia medievale”, bisogna mettere da parte l’ idea di un’ Italia latina e cristiana da sempre. Bisogna, inoltre, considerare i modi dell’ esistenza ebraica in Italia, assai differenti da nord a sud. Si tratta di uno stereotipo storiografico l’idea di una convivenza felice tra ebrei e cristiani, interrotta solamente dalle polemiche antiebraiche del 400 culminate infine nei ghetti. La convivenza ebraico-cristiana non ha avuto, come spesso si è pensato, una continuità pacificamente omogenea.

  Oria, Porta degli ebrei

La presenza degli ebrei raggruppati in comunità religiose, non ancora civiche e formalmente giuridiche, come avverrà soltanto a partire dall’ XI secolo, precede, in Italia, la cristianizzazione di un insieme territoriale quanto mai politicamente disparato e geograficamente variegato. Sicché, quando, nel 380, con l’ Editto di Tessalonica, l’ impero dei Romani, inclusa dunque la sua componente italiana, assumerà il cristianesimo come culto ufficiale, la preesistenza ebraica in area italiana risalterà tanto più nell’ ambito di una realtà che cominciava lentamente a mutare il proprio profilo religioso passando da una molteplicità di culti ammessi alla preminenza di quello cristiano…

Difficile stabilire l’ entità numerica della presenza degli ebrei in Italia a causa di una popolazione assai mobile e continuamente rinnovata per l’ arrivo di nuovi gruppi etnici. Gli ebrei non vengono né tollerati né sistematicamente avversati.

Bologna, Antico ghetto

…l’ inesistenza di una maggioranza forte dal punto di vista politico-religioso, e la natura ancora elitaria e ristretta a circoli aristocratici e decisamente acculturati della religione imperiale cristiana facevano dell’ Italia ostrogota, romana e longobarda un arcipelago di usanze e di norme, di pratiche religiose e di abitudini rituali, nell’ ambito delle quali la specificità ebraica non spiccava particolarmente.

Dopo il 380, la legislazione promulgata dai palazzi imperiali di Ravenna e Costantinopoli e contenuta nel Codice Teodosiano, pur stabilendo la supremazia del cristianesimo, garantisce il culto ebraico e impone gravi pene a chi minacci la sicurezza delle sinagoghe.

…le presenze ebraiche in area italiana, come del resto in area bizantina, sono considerate in quest’ epoca una componente dell’ organizzazione civica e sociale tanto subalterna rispetto al primato civile e legale cristiano, quanto del tutto, e ovviamente, partecipe del sistema di relazioni economiche e civiche codificate dalla normativa imperiale.

 Civitavecchia, Antico ghetto 

E dunque, se una storia degli ebrei italiani non può aver inizio prima del X secolo, tuttavia la presenza di sinagoghe e iscrizioni ebraiche sin dal III e IV secolo in località come Ostia, Aquileia, Tortona,  Napoli e ritrovamenti catacombali ebraici a Roma e a Venosa dimostrano, anche in questi secoli, una diffusa presenza ebraica nel primo Alto Medioevo e una non vistosa componente del mosaico di usi, religioni e prassi giuridiche costituito dall’ Italia bizantina, romano-barbarica e musulmana.

Nel 389 il vescovo di Milano Ambrogio scrive all’ imperatore una lettera critica riguardo alla difesa delle sinagoghe e alla condanna dell’ attentato alla sinagoga di Callinico. Nella lettera si riafferma il dovere dell’ imperatore di sostenere la parte cattolica.

Nelle situazioni extragiudiziarie non vi è alcuna distinzione tra tribunali religiosi ebraici e tribunali pubblici imperiali. Ma non appena gli ebrei appaiono impegnati in azioni giuridiche, economiche, istituzionali, la loro specificità diviene invisibile mentre risalta la loro natura di cittadini dell’ impero.

Ostia Antica, Pavimento della sinagoga

Lo schierarsi di Teodorico a favore degli ebrei è dettato principalmente dalla volontà di mantenere una situazione di civilitas, ossia di rispetto delle leggi imperiali: non, quindi, un atteggiamento pluralistico ma piuttosto la volontà di mantenere l’ ordine. E papa Gregorio Magno afferma il diritto degli ebrei di mantenere i propri edifici sacri; in una lettera del 591 al vescovo di Terracina ribadisce la tutela dei loro diritti di culto e delle loro abitudini quotidiane.

E ancora, nell’ Italia longobarda vi sono cristiani ariani (convinti della natura unicamente umana di Cristo); vi sono pagani (longobardi e latini seguaci di forme di religiosità precristiane);  un’ Italia bizantina è fedele al Credo cristiano stabilito dal Concilio di Nicea del 325 (convinta della natura sia umana che divina del Cristo; ed esiste un’ Italia aderente allo Scisma dei Tre Capitoli (convinta della natura sia umana che  divina del Cristo e che rifiuta l’ autorità dell’ imperatore bizantino e del vescovo di Roma). In questa situazione veramente complessa, gli ebrei sono cives romani, forti di una cultura religiosa in grado di mettere in discussione forme deboli di identità cristiana.

…gli ebrei, di sinodo in sinodo, e di legge in legge, appaiono come presenze contestuali, a cui si proibisce il possesso di schiavi cristiani, a cui si vieta la costruzione di nuove sinagoghe ma non il mantenimento di quelle già esistenti, a cui si consente il culto e la  vita giuridica secondo le proprie tradizioni, di cui si riconosce l’ appartenenza alla concivilitas imperiale romana , e di cui, infine, sostanzialmente, ci si disinteressa per quanto riguarda le manifestazioni specifiche della loro cultura, ma anche della loro partecipazione alla vita economica…

Ostia Antica, Sinagoga

Il silenzio culturale dall’ apparizione dell’opera di Flavio Giuseppe sino alle opere dell’ XI secolo, sia storiografiche che giuridiche e memorialistiche (la Megillah o Rotolo, di Ahimaaz ben Paltiel di Oria) non può far dimenticare la geografia certa degli insediamenti ebraici italiani tra il III e il IX secolo, fitti a sud di Roma e in Sicilia, più radi ma significativi a nord (Civitavecchia, Ravenna, Bologna, Genova, Aquileia, Grado. Pisa è la sede di una famosa disputa (che non ci è giunta) tra Magister Pietro e un ebreo, Lullus, primo segnale di quella che si affermerà come una manifestazione tipica delle relazioni tra dotti ebrei e cristiani.

Infine i testi del Talmud fanno cenno alle presenze italiane di questi secoli e rendono possibile una ricostruzione sia pure sommaria della vita delle comunità ebraiche italiane del primo Medioevo.

…i dati geografici, spesso di origine archeologica ed epigrafica, e i dati, sia pur episodici, di origine legislativa, letteraria e polemica, riferibili a situazioni di conflitto o di dialogo ebraico-cristiano, uniti alle tracce del funzionamento religioso e civico delle prime comunità ebraiche italiane sopravvissute alla crisi imperiale romana e vissute nell’ ambito delle numerose trasformazioni sperimentate dall’ Italia ostrogota, visigota, longobarda e franca, consentono di farsi un quadro, per quanto approssimativo e lacunoso, del mondo ebraico italiano prima dell’ anno Mille…

Venosa, Catacombe ebraiche

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Giacomo Todeschini, Gli ebrei nell’ Italia medievale

 

Informazioni su Velia Loresi

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