Ho sentito: “Non temere!”

Il rabbino Elio Toaff risponde alle domande molto precise, spesso puntigliose e incalzanti che gli pone lo scrittore Alain Elkann; e lascio da parte quelle risposte che potrebbero non trovarmi d’ accordo o che decisamente non condivido.

E allora, secondo lei, quale sarà il destino degli ebrei?

Vede, qualcuno dice che la dispersione del popolo ebraico è qualche cosa di buono, è qualche cosa di positivo. Perché dalla dispersione del popolo ebraico viene la diffusione dell’ ideale ebraico in mezzo ai popoli. Se questo non ci fosse, se gli ebrei fossero tutti nella stessa terra, facessero come tutti gli stati di questo mondo e guardassero soltanto i fatti propri, verrebbero meno alla loro missione. Allora qualcuno dice: è provvidenziale il fatto che il popolo ebraico sia disperso ai quattro angoli della terra, perché in questo modo possono arrivare a mettere in atto la loro missione.

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A cosa serve lo studio dei testi sacri?

Formano l’ ebreo, perché senza quei testi non avrebbe nessun senso essere ebreo; non vorrebbe dire nulla, vorrebbe solo dire appartenere a un popolo. La gente assimilata, l’ ebreo assimilato, non si riconoscono come parte di un popolo diverso da quello in mezzo al quale vivono.

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Quali sono le preghiere più frequenti delle persone?

Le preghiere si dividono in due parti: c’ è la preghiera che l’ individuo fa nel momento del bisogno e che è quella spontanea, che non è codificata, non la può trovare in quelli che sono i formulari di preghiera; poi c’ è invece quella che è stata stabilita nel formulario e che serve come anello di congiunzione tra gli ebrei delle varie parti del mondo. Tutti pregano nello stesso modo, alla stessa ora, questa è la preghiera intesa come elemento di unità del popolo.

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Un tempo Dio parlava agli uomini. Ora sembra esserci più silenzio. Perché

Iddio parlava agli uomini: cosa vuol dire? Non li chiamava dicendo: “Vieni che ti devo parlare”. Era qualche cosa che uno sentiva intimamente, dovuto alla maggiore profondità del sentimento religioso. Io ho sentito la sua voce, quando ero nella fossa con i tedeschi davanti, con i fucili spianati, ho sentito: “Non temere!”.

Roma, via Elio Toaff

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Rivivendo il suo percorso umano, in quante tappe, quando, come, davanti a cosa è cambiato l’ uomo Toaff?

Io ho avuto una vita molto semplice, ho fatto i miei studi regolarmente, mi sono laureato non dovendo mai ripetere un anno di studio. Mi sono sposato, ho avuto un matrimonio felicissimo, però ci sono stati degli episodi nella mia vita che hanno lasciato il segno e questi sono quelli durante la guerra.

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Ma lei continuava a comportarsi come un ebreo molto praticante anche in famiglia?

Sì, questo l‘ ho sempre fatto. Direi che ero più intransigente in famiglia che fuori. Perché ero stato abituato in famiglia da mio padre che mi aveva indicato una strada da seguire, dicendo: “Se tu chiedi cento, otterrai ottanta. Quindi anche nella religione è lo stesso, chiedi tutto”.

Alain Elkann, giornalista e scrittore, nasce a New York da padre francese e madre italiana. Il padre, Jean-Paul Elkann, banchiere, industriale e rabbino. La madre, Carla Ovazza, discende da una nota famiglia di banchieri. Un suo zio, il banchiere Ettore Ovazza, convinto aderente al Fascismo fino al 1938, fondatore del giornale ebraico antisionista La Nostra Bandiera, fu assassinato nel 1943 dai nazisti insieme a tutta la sua famiglia. Alain Elkann ha sposato nel 1975 Margherita Agnelli dalla quale ha avuto tre figli: John, Lapo e Ginevra. Tema a lui caro è quello della fede ebraica in rapporto alle altre religioni, e l’ essere ebrei oggi..

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La comunità ebraica contro Raggi: “Dedicare un parco ad Arafat è una scelta offensiva” di  Stefano Rizzuti, 7 agosto 2017  roma.fanpage

La comunità ebraica di Roma contro la sindaca capitolina Virginia Raggi. Motivo della polemica è la decisione della giunta di “dedicare un parco a Yasser Arafat”. Una scelta definita “offensiva e antistorica” da Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica della Capitale. In una lettera inviata alla sindaca di Roma, la Dureghello scrive: “Apprendiamo dalla stampa della decisione della giunta del comune di Roma di dedicare un parco a Yasser Arafat. Una scelta offensiva e antistorica proprio nel momento in cui l’Europa è vittima di una serie di attentati terroristici di matrice islamista”. 

Nella sua lettera, la presidente della comunità ebraica, sostiene che “Arafat del terrorismo odierno è stato il precursore, se non l’ideatore, e il premio Nobel per la Pace da lui ricevuto non è altro che il primo dei tanti premi Nobel assegnati con ‘dubbio merito’”. Dureghello attacca ancora Arafat, chiamando in causa un avvenimento che la comunità ebraica capitolina ricorda con molto dolore: l’attentato “antisemita alla Sinagoga del 9 ottobre 1982, in cui morì Stefano Gay Tachè”. “Arafat, lo ricordiamo per chi evidentemente non conosce la storia, è il mandante morale dell’attentato”, scrive Dureghello nella lettera indirizzata a Virginia Raggi, sottolineando che la vittima di quell’attacco era “un bambino ebreo, romano e italiano”. Secondo la comunità ebraica, quindi, “la scelta di dedicare a Arafat un parco è inaccettabile, perché ricorda con merito colui che dovrebbe essere ricordato con disonore”.

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Elio Toaff con Alain Elkann, Il Messia e gli ebrei

Informazioni su Velia Loresi

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