Cartoline dall’ inferno

Avevano atteso molti mesi, con pazienza e tenacia, l’ arrivo di quel permesso. Infine erano venuti fino ad Auschwitz per presenziare alle nozze e qui si erano trovati immersi, da un momento all’ altro, in un mondo inconcepibile per qualsiasi persona normale. Avevano visto le baracche, i Kapo, i prigionieri, le SS. Avevano sentito le urla e capito che lì si soffriva di una sofferenza impossibile da descrivere a parole. Avevano dipinti sul volto paura e disorientamento. Si vedeva che erano contenti per le nozze del figlio, ma ancor più erano terrorizzati per lui.

Rudolf Friemel, nato a Vienna, comunista, ha combattuto come volontario nella guerra di Spagna. Si  è spostato in Francia con la compagna Margarita e il figlioletto Edi, ma i nazisti lo hanno riportato a Vienna e di lì lo hanno imprigionato ad Auschwitz. Ma Rudolf è un abile tecnico, uno specialista di motori Diesel, e nel campo ha scalato l’ intera gerarchia diventando Oberkapo. Gode di molti privilegi ma non tralascia occasione di aiutare i suoi compagni e ad Auschwitz è apprezzato e molto amato. I suoi genitori hanno a lungo atteso il permesso di  Himmler per assistere al matrimonio tra il figlio e Margarita.

Brasse è il testimone delle nozze celebrate dal vice comandante Karl Fritzsch. Al blocco 26, il fotografo ha preparato, nel corridoio dell’ Erkennungsdienst, una piccola festa alla quale hanno contribuito tutti i blocchi. Poi, nello studio, la foto ricordo: Brasse fa sistemare davanti all’ obiettivo gli sposi e, in mezzo a loro, il bambino. La mattina successiva i genitori, Margarita e il bambino ripartono. Brasse sviluppa la foto.

       Rudolf Friemel con la moglie Margarita e il piccolo Edi

…quella foto era tutto l’ album di matrimonio di Rudolf Friemel e Margarita Ferrer, sposi ad Auschwitz. Nessuna pecca tecnica ne avrebbe sminuito il valore. Sarebbe diventata una testimonianza preziosa e un giorno, quando fosse cresciuto, trasformandosi in un ragazzo e poi in un uomo, il piccolo Edi avrebbe scrutato quell’ immagine cercandovi le tracce di una storia straordinaria: la storia dei suoi genitori.

Ma subito dopo la celebrazione del matrimonio, ad Auschwitz l’ orrore ritorna sulla scena. Luca Crippa e Maurizio Onnis, autori de Il fotografo di Auschwitz, raccontano la storia terribile dell’arrivo all’ Ufficio Identificazioni di un medico, Josef Mengele. Su richiesta del medico, Brasse fissa l’ immagine delle ragazzine ebree: vorrei poterne parlare senza provare pena immensa e dolore. Quando esplode un’ epidemia nel campo l’ emergenza dura solo pochi giorni. I medici del blocco 20 lasciano morire i più deboli senza neppure il ricovero.

Leo Israel Vogelbaum fotografato da Wilhelm Brasse, luglio 1942, sigla: Jude

Ma in mezzo a tutto tutto questo Brasse scatta una foto alle viole spuntate durante l’ estate nella piccola aiuola davanti al  blocco 26.

Qualche SS aveva subito proposto di distruggerle, come se il carnefice si vergognasse di quella bellezza che osava spuntare senza permesso nel bel mezzo dell’ inferno che lui stesso aveva costruito. Altre SS, uomini ancora più corrotti, avevano invece voluto salvare il miracolo, rallegrandosi per quella conferma dal cielo che la bellezza c’ era anche ad Auschwitz ed era lì proprio per loro, per i padroni del mondo.

 Dalla foto Brasse ricava un quadretto dopo aver colorato i fiori. L’ immagine piace molto alle SS: se ne stampano centinaia di copie, abbellite con i coloranti all’ anilina che Walter ha fatto requisire e portare nell’ ufficio del Servizio Identificazioni. Le immagini vengono  utilizzate come cartoline da inviare ai familiari.

L’ odore di carne bruciata ristagnava sul campo a tutte le ore del giorno e specialmente la sera. Morivano a migliaia: i nuovi prigionieri arrivavano da tutta Europa, ma il campo non aveva problemi di sovraffollamento. E intanto la primavera artificiale di quei fiori innocenti si spandeva inarrestabile e risvegliava negli aguzzini sentimenti, ricordi, cari legami del cuore. Brasse immaginava le cartoline in partenza da Auschwitz, piene di “cara Greta…”, “Mia dolce Paulina…”, “Onorati genitori, vi penso e vi abbraccio…”.  Cartoline dall’ inferno con i colori del paradiso.

Purtroppo non sono riuscita a trovare un’ immagine delle violette di Auschwitz.

Wilhelm Brasse nella sua casa di Zywiec in Polonia

Continuare a dimenticare. Non smettere di dimenticare. Cancellare ogni giorno quanto visto il giorno precedente. Lasciarsi alle spalle ogni ora, seppellirla nel buio. Era la regola per poter andare avanti. E anche verso i futuro Brasse si sforzava di tenere gli occhi ben chiusi: niente sogni, niente illusioni. Vivere nell’ attimo, e così sopravvivere.

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Luca Crippa-Maurizio Onnis, Il fotografo di Auschwitz. Il mondo deve sapere 

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