Una incredibile capacità organizzativa

Video originale di Ferramonti di Tarsia girato dagli inglesi nel 1943

Padre Callisto Lopinot, dell’ Ordine dei Frati Minori Cappuccini, è una figura importante nel campo di Ferramonti dal 1941 fino alla liberazione  nel settembre del 1943.

Al di là della sua funzione prettamente religiosa, padre Lopinot dimostrò una incredibile capacità organizzativa e di reperimento di risorse proprio nel periodo più difficile e travagliato della storia del campo.

Anche Lopinot ha parlato di quegli anni: non memorie come quelle di Salvatore ma un diario quasi giornaliero che in uno stile informale mette in luce aspetti nuovi e interessanti della storia di Ferramonti, una descrizione precisa e puntigliosa della vita e delle vicende del campo. Oltre al diario, padre Lopinot scrisse due relazioni ufficiali (anni 1944 e 1945) per l’annuario dei frati cappuccini, Anacleta,  in cui lo stile è molto più formale e strettamente ecclesiastico.

Nel suo diario, il frate testimonia il regime di monopolio imposto dalla ditta Parrini agli internati. Parrini era un imprenditore che aveva avendo ottenuto dal governo fascista l’incarico di bonificare la zona e, successivamente, di installare il campo, aveva aperto uno spaccio Era questa l’unica rivendita autorizzata in cui gli internati avevano l’obbligo di acquistare il cibo. Bisogna ricordare che, oltretutto, Parrini  riceveva un’indennità dal governo italiano.

Anche Paolo Salvatore nella sua memoria osserva che lo stesso spaccio era gestito “da due egregi mariuoli di Tarsia Altimari e Cosenza”. Questo spaccio rappresentò un vero monopolio che aggravò in maniera determinante la ricerca del cibo.

Lopinot nota che il monopolio della ditta Parrini è stato un gran male per il campo” e che da quando i contadini possono vendere i loro prodotti all’entrata del campo, la situazione è molto migliorata. Il frate chiede al Vaticano una fornitura di stoffa per confezionare abiti per i bambini, gli uomini e le donne del campo.

…al di là di ogni considerazione generale, non vi è alcun dubbio storico che il Vaticano aiutò in maniera più che determinante la sussistenza e la protezione degli internati di Ferramonti.

Vorrei fare qualche considerazione sul fatto che Pio XII avrebbe potuto fare di più per gli ebrei che non semplicemente fornire delle stoffe, facendo almeno sentire la sua voce dal momento che il Vaticano fu tra i primi a conoscere ciò che avveniva nei campi di sterminio nazisti. O avrebbe potuto almeno parlare dopo la fine della guerra. Penso che presto rileggerò “Il terribile segreto” di Walter Laqueur.

Alcune note dal diario di padre Callisto Lopinot:

…Lo spirito del “campo di concentramento” in generale è buono. Le autorità, soprattutto il direttore, cercano di alleggerire il peso degli internati invece di renderlo più pesante come si fa -secondo ciò che ho sentito- negli altri “Konzentrationslager”.

…La predica (di Serravalle) del 30.XI durò 28 minuti. Salvo alcune frasi di introduzione tutto era politica e aizzamento contro gli ebrei. Il predicatore non aveva alcun tema. Fra l’altro disse. “Gli ebrei sono la causa della guerra…noi respingiamo anche i giudei battezzati”. Io non posso uscire di casa senza che la gente venga e si lamenti della predica. Ho disapprovato ciò e ho dichiarato che già domenica sera avevo scritto in merito al Nunzio. Questa seconda dichiarazione ha un po’ calmato gli animi.

…La notizia che gli ebrei vengono trasportati persino dalla parte non occupata della Francia verso la Polonia..è arrivata come un fulmine. Terribile panico nel campo. Tutti dicono Dopo arriva il nostro turno.

..Da quando i contadini possono entrare nel campo portano molta roba. Si sarebbe dovuto aprire da molto tempo un mercato all’entrata del campo oppure dare il permesso al capo cuoco di poter fare le compere fori. Così non ci sarebbe mai stata la mancanza dei generi alimentari.

Mario Rende nel museo di Ferramonti.

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Mario Rende, Ferramonti di Tarsia, Voci da un campo di concentramento fascista. 1940-1945

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