Figura leale e umana

Il primo direttore del campo di Ferramonti di Tarsia fu Paolo Salvatore. Mario Rende riporta nel suo libro “Ferramonti di Tarsia” le memorie di Salvatore negli anni del suo soggiorno nel campo, dal 1941 all’estate del 1943, assieme a diverse testimonianze.  Un ex internato, Albert Springer, così ricorda il suo periodo di detenzione: Nessuno ebbe  mai l’impressione d’essere considerato, da parte della Direzione italiana del campo o da parte dei funzionari della Polizia, un “sottouomo”: eravamo trattati come membri della società umana di valore pari a tutti gli altri; a nessun agente italiano saltò mai in mente di ritenersi un “superuomo”, i modelli ben noti, e chi non cercava a bella posta divergenze con gli agenti o addirittura le provocava, poteva vivere a suo piacimento la sua vita da internato, naturalmente nei limiti che può conoscere un campo cintato.”

Campo di Ferramonti, Sinagoga

Due giorni dopo l’arrivo di Salvatore, giungono i primi ebrei, per lo più professionisti e commercianti, stanchi e impauriti. Salvatore provvede subito a organizzare il campo.

Cominciai con l’abolire gli appelli all’aperto e poi abolii anche quelli al chiuso. Chi poteva mai avere voglia di evadere da un campo ove si stava così bene, tranquilli e sicuri anche da offesa aerea? In verità, quel grosso baraccamento avrebbe potuto indurre in errore gli osservatori aerei nemici. Ma gli inglesi e gli americani conoscevano bene, tramite la Croce Rossa che spesso mandava dalla Svizzera casse d’ indumenti e cioccolata per i bambini, l’ esistenza e l’esatta ubicazione di quel campo e non l’avrebbero mai bombardato.

Al campo vengono organizzati uno spaccio e un’infermeria. C’è anche una macelleria.

Il Rabbino del campo venne a dirmi che un gruppo ebraico di stretta osservanza, lui compreso, non poteva mangiare la carne perché gli animali non erano macellati secondo il vecchio rito degli ebrei. Feci chiamare Brizza (Alfonso Brizza, il macellaio di Tarsia) e, presente il Rabbino, gli esposi il caso. Fu convenuto che, nei giorni di macellazione, due esperti ebrei, accompagnati dal Rabbino, si recassero nella capanna mattatoio, per eseguire, a modo loro, alcune macellazioni di agnelli.

Nel campo si celebrano matrimoni, nascono dei bambini.  Viene concesso agli internati di uscire dal campo per lavorare.

Un militare fascista, Zeri, fa innalzare al centro del Piazzale degli Uffici, un palo al fine di poter celebrare ogni mattina l’alzabandiera. Escluso il saluto fascista, tutti gli internati che al momento dell’alzabandiera si trovano sul Piazzale, devono fermarsi e togliersi il berretto. Un ebreo Samuele Litter che distrattamente al momento dell’ammainabandiera non si ferma, viene preso a pugni da un militare fascista. Salvatore verrà allontanato dal campo per aver malmenato il militare e per aver urlato, essendo a sua volta spintonato e ingiuriato: “Riderete ancora per poco”.

Scrive Mario Rende:

…Mi auguro fortemente che, sulla base della descrizione dei fatti citati da Salvatore, si possano rintracciare le prove documentali di quello specifico evento. Sarebbe interessantissimo, ad esempio, ritrovare la relazione fatta allora dall’ ispettore inviato dal ministero fascista a seguito dell’episodio. Se questa relazione effettivamente confermasse i fatti citati da Salvatore, suggellerebbe per sempre la figura leale e umana di questo funzionario dello stato di cui l’Italia dovrebbe andare fiera e che dovrebbe ricordare con riconoscenza.

Paolo Salvatore

(Foto da Internet)

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Mario Rende, Ferramonti di Tarsia. Voci da un campo di concentramento fascista. 1940-1945

 

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Una risposta a Figura leale e umana

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