An unexpected heaven

Il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia fu l’unico esempio di un vero campo di concentramento fascista costruito appositamente per recludere ebrei e altri stranieri non graditi al governo fascista a seguito delle leggi razziali. Ferramonti è una località situata nel comprensorio di Tarsia, un piccolo e antico paese a circa 40 km a nord di Cosenza.

Il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia viene inaugurato nel giugno del 1940. Non si può accettare come giusta nessuna azione che porti a limitare la libertà di un individuo. E, tuttavia, e sebbene il campo abbia l’aspetto di un campo di sterminio nazista, nulla di quello che vi accade può essere paragonato alla barbarie di un lager tedesco.  Vengono rispettati, per quanto possibile, personalità, tradizioni, sentimenti degli internati, circa 2000 persone, ebrei provenienti dalla Germania o dai paesi dell’Europa dell’Est e stranieri non graditi al governo fascista. Nei 92 capannoni, le famiglie vengono ospitate in singole baracche. Inoltre si celebrano matrimoni e nascono bambini e vengono aperte sinagoghe e cappelle cattoliche. Gli internati ricevono un sussidio in denaro e nessuno è obbligato a lavorare. In ogni baracca viene eletto un delegato e settimanalmente si riunisce un piccolo parlamento per discutere dei problemi del campo. Al comando viene posto il commissario di Pubblica Sicurezza Paolo Salvatore che dirigerà il campo fino al gennaio 1943, quando verrà allontanato a causa del suo operato giudicato troppo permissivo.

In un’edizione on-line del Jerusalem Post un articolo in cui si parlava del campo di Ferramonti di Tarsia era intitolato “An unexpected heaven”.

Ferramonti di Tarsia, Italy, A DP camp for Jews in the south of Italy. The photograph shows Moshe Sharett (Shartok) visiting former prisoners of the camp in April 1944. Dal sito: Yad Vashem Photo Collections

Quegli anni di guerra furono difficili per tutti gli italiani, anche dal punto di vista alimentare, ma di certo non vi furono mai gravi situazioni di denutrizione. Ugualmente, non si registrò mai nessun episodio di maltrattamento o morte violenta degli internati causati dalle forze di polizia o dalla milizia fascista. Gli internati ebrei che morivano per malattia nel campo venivano spesso sepolti all’interno del piccolo cimitero cattolico di Tarsia. Ancora oggi è possibile vedere le loro tombe con la stella di David pacificamente mescolate alle tombe con la croce cristiana.

Leggo su Moked un articolo di Mario Avagliano intitolato “Storia. Memoria e lapidi a Ferramonti di Tarsia”

…Rende ricorda che, in base ad atti documentali, nel cimitero di Tarsia sono stati sepolti 16 ebrei provenienti da Ferramonti. Attualmente, però, solo quattro tombe sono ancora lì. Le altre 12 furono traslate abusivamente negli anni Cinquanta e Sessanta per fare spazio alle tombe dei cittadini del posto, nonostante che le famiglie degli ebrei scomparsi avessero regolarmente acquistato il lotto di terreno nel cimitero con la garanzia che non venissero esumati i corpi. Questa condizione non fu rispettata dalle autorità locali di allora e molto probabilmente le loro ossa furono collocate nell’ ossario comunale e le loro lapidi furono distrutte. Nel cimitero di Cosenza, invece, sono stati sepolti 21 ebrei di Ferramonti morti nel locale ospedale civico e le loro tombe fortunatamente non sono state rimosse, anche se purtroppo sono in stato di completo abbandono. Unica eccezione la tomba di Gustav Brenner, che decise di stabilirsi nella città di Cosenza, dove tuttora vivono i suoi discendenti… Mario Avagliano su Moked

Foto da Moked

Foto da Internet

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Mario Rende, Ferramonti di Tarsia. Voci da un campo di concentramento fascista. 1940-1945 

Informazioni su Velia Loresi

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Una risposta a An unexpected heaven

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