Ad she-yiafuach ha-yom

Shimek, che studia lontano dal suo shtetl, torna a casa per la festa di Pesach. Ester, chiamata familiarmente Buzi, è fidanzata e si sposerà il sabato dopo Shavuot. Nella casa di Shimek niente è cambiato.

Emanuele Luzzati ha illustrato il libro “Cantico dei cantici” di Sholem Aleichem. Nel corso della sua carriera Emanuele Luzzati realizza più di cinquecento scenografie nei principali teatri italiani e stranieri, illustra e scrive diversi libri dedicati all’infanzia. Nel 1950 Gassman lo chiama per disegnare le maschere e i costumi per Peer Gynt di Henrik Ibsen. Realizza con Gianini la Tarantella di Pulcinella, pubblicità inedita per la Barilla. Nel 1961 fonda insieme a Franco Enriquez, Glauco Mauri e Valeria Moriconi la Compagnia dei Quattro, primo spettacolo fu Il rinoceronte di Eugène Ionesco. Nel 1972 espone alla Biennale di Venezia nella sezione Grafica Sperimentale. Ottiene due nomination all’Oscar per i suoi film d’animazione La gazza ladra e Pulcinella. Nel 1992 gli viene conferita dall’Università di Genova, sua città, la laurea honoris causa in Architettura. L’anno dopo viene allestita la mostra Emanuele Luzzati Scenografo, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi. Nel 2000 è allestita la mostra “Emanuele Luzzati. Viaggio nel Mondo Ebraico” al Palazzo della Triennale di Milano.

(dal sito: museoluzzati)

Tutto mi è così familiare. Niente è cambiato, neanche di un pelo. Lo stesso piatto con quelle grandi foglie verdi di fico. Le stesse posate con il bianco manico d’avorio. Lo stesso buon profumo del grasso d’oca di Pesach. Lo stesso gusto paradisiaco delle matsot di Pesach appena sfornate. Non è cambiato di un pelo, non è diminuito di una goccia.

Una cosa, tuttavia, non è più come allora: a quel tempo, me ne ricordo bene, alla vigilia di Pesach mangiavamo insieme, io e Buzi, proprio da quel familiare bel piatto di Pesach decorato con le foglie di fico. E la mamma ci dava le noci, mi viene in mente, ce ne riempiva le tasche. E allora ci prendevamo per mano, io e Buzi, ricordo, e volavamo, come le aquile. Io corro, Buzi corre con me. Salto su una catasta di legna, Buzi salta con me.

Io salto su, lei salta su, io salto giù, lei salta giù.

-Shimek, per quanto andiamo avanti, Shimek?

Così mi chiede Buzi. E io le rispondo con la lingua dello shir hashirim: “Ad she-yiafuach ha-yom- finché non soffi il vento del giorno, we-nasu ha-tslim- e le ombre non fuggono…

Bella la descrizione della cena di Pesach.

Sul volto della regina riposa la shechinah (dimora di Dio), come sempre in questa notte. E la figlia della regina (Buzi) sembra in tutto, dalla testa ai piedi, come uscita dallo shir ha-shirim. No, cosa dico? Lei è proprio la personificazione dello shir ha-shirim.

Luzzati è interprete di una cultura figurativa abile e colta, capace di usare con maestria ogni sorta di materiale: dalla terracotta allo smalto, dall’intreccio di lane per arazzi all’incisione su supporti diversi, ai collage di carte e tessuti composti per costruire bozzetti di scene, di costumi, di allestimenti navali. La ricchezza del suo mondo fantastico, l’immediatezza ed espressività del suo stile personalissimo, ne hanno fatto uno degli artisti più amati ed ammirati del nostro tempo. (da Wikipedia)

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Sholem Aleichem, Cantico dei cantici. Storia di un amore giovanile

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