Una maledetta incomprensione in famiglia

Spero che presto l’e-book “Chissà cosa pensano i cammelli” di Gabriele Levy possa essere stampato in modo da poterlo sistemare assieme agli altri libri nella mia libreria. Conservo alcune parti del racconto finale, “Omaggio a Stanley Kubrick”.

Una delle stelle si chiama 777, l’ altra 111. La stella 777 racconterà all’ altra: “Era solo una maledetta incomprensione in famiglia, tra fratelli…” E l’ altra stella gli risponderà: “Guarda, guarda là come ci assomigliano!”

“Come ci assomigliano?”

“Si, si, anche loro hanno una stella gialla sulle strisce bianconere!”

“Vuoi dirmi che i detenuti di Auschwitz non erano che dei tifosi juventini con la casacca zebrata e la stelletta simbolo dei dieci scudetti?”

“Esatto!”

“Ah, ha, ha”, rise la prima stella.

“Non si erano capiti sul significato di alcune parole scritte su un libro antichissimo, e per questo se le sono date di santa ragione per generazioni e generazioni”.

 “Ma dai, non è possibile! Mi stai dicendo la verità?”, chiese la 777.

Quando una sonda venuta dallo spazio si schianta in un posto chiamato Bab el wad, le stelle si avvicinano per osservare. Tra i rottami bruciacchiati c’ è una scatola nera, simile a un giradischi: premendo un pulsante compaiono le immagini del film “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick.

Molto bello il dialogo finale tra le stelle, che riporto per intero.

Finjan

E la stella 111 chiese: “Come si chiamava quella pietra rettangolare nera?”.

E la 777 rispose: “Mi pare si chiamasse Torah”.

“Ah, ha, ha”, rise di nuovo la prima stella.

In quel momento, dietro il deposito di carri armati di Latrun, in mezzo ai calcinacci di Bab el wad, apparve un’ altra stella, gridando “HALO, ZE RADIO?, chi siete, quelli della radio?”

E la stella 777, stupita per la presenza di questa novità, gli rispose: “E tu chi sei?”

“Io sono la stella 333”, disse la nuova arrivata, “piacere”. Il tono era andante, urlato con molto movimento.

“Io sono una stella una e trina” disse la stella 111 tutta carina.

“No, una e trina sono io!” disse la 333.

“No, scusa, tu sei tre e trina!” rispose acidamente la 111..

“Ed io sono la settima stella e sono pure settimina”, chiuse la discussione la 777.

“Ah, ah, ah, ah, ah!” risero insieme tutt’ e tre.

E le tre stelle continuarono a ridere per ore, sedute tutta la notte intorno al fuoco. Il caffè beduino si scaldava girando e girando nel finjan appoggiato  sulla brace. Si stava come i vecchi membri del Palmach, con il mitra  Sten accanto, sulla testa il cappello alla Lucio Dalla, coperti solo da una giaccavento color polvere.

Un sogno di pace?

Laboratorio di Gabriele Levy nel Quartiere ebraico, Roma

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Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
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Una risposta a Una maledetta incomprensione in famiglia

  1. Maurine ha detto:

    Greetings! Very helpful advice in this particular article!

    It’s the little changes that make the most significant changes.

    Many thanks for sharing!

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