Perché non si possa ripetere mai più

Lavoravo insieme agli arabi, mangiavo e scherzavo con loro. Loro parlavano un po’ di ebraico, e ci insegnavano la loro lingua. Non ho mai avuto alcun tipo di problema relazionale con loro: mi sentivo molto più vicino ai palestinesi che ai classici piemontesi borghesi e perfettini in mezzo ai quali avevo vissuto per molti anni. Sono convinto ancora oggi che la differenza tra israeliani ebrei ed arabi palestinesi sia una pessima invenzione delle reciproche propagande.

Non posso intervenire, ma alcuni articoli mi hanno dato un’idea di quello che può essere accaduto durante le manifestazioni dei palestinesi.

…donne urlanti e l’inviata Ane Irazabal che urlava anche lei, isterica: “arrestano i bambini, prendono i bambini, cosa hanno fatto, li arrestano” Naturalmente i bambini sono tornati a casa e tutti a dire “non facevano niente, giocavano a pallone, fanno sempre così, arrestano grandi e piccoli”. Povere vittime! Più avanti, durante uno dei tanti assalti a lanci di pietre e bombe carta contro i soldati, la stessa inviata si è fatta scappare un “ma quello è un bambino”, infatti avrà avuto 7/8 anni e tirava pietre insieme ai suoi compagni. Avrà pensato quale tipo di genitori può mettere i figli in pericolo? Forse sì, forse no, comunque non ha detto niente, non ha fatto notare che i bambini sono usati come propaganda e più piccoli sono meglio è e, se vengono feriti nei tafferugli, meglio ancora. Non lo ha detto perché non lo sa, è ovvio. E’ il cinismo tipico della società palestinista cui i mafiosi che li governano hanno lavato il cervello con ettolitri di odio… (Commento di Deborah Fait alla trasmissione “Nemo, nessuno escluso”)

E ancora, sempre Deborah Fait:

I farabutti di Gaza avevano appena ricevuto un’altra tranche di 15 milioni di $ promettendo una tregua dal lancio quotidiano di missili su Israele. A Gaza una delegazione egiziana per la mediazione, dopo l’attacco a Israele di giovedì sera, ha tagliato velocemente la corda. Ricevuti i soldi, dopo aver promesso che si, come no, avrebbero smesso gli attacchi, hanno sistemato sulle batterie di lancio i loro missili Fajr, forniti gentilmente dall’Iran, e li hanno sparati contro Tel Aviv. Nella nottata, e chi ha dormito giovedì notte, abbiamo sentito nei nostri cieli il rumore dei caccia che andavano a distruggere i siti sensibili a Gaza, ne hanno colpiti un centinaio senza fare un solo ferito. Nella prima mattinata di venerdì altri allarmi, tutti su Sderot. Dei due Fajr sparati su Tel Aviv (non dimentichiamo che là c’è anche l’aeroporto) uno è stato distrutto dal Kipat Barzel (scudo d’acciaio) che ha 6 secondi per localizzare al millimetro e distruggere un missile in arrivo. Il secondo è caduto in una zona vuota per il quale non è stato necessario sprecare munizioni. Dal marzo del 2017 ad oggi, Israele è stato colpito da centinaia di missili, migliaia di aquiloni incendiari, ogive, esplosivi, migliaia di preservativi gonfiati a palloncino che hanno incendiato altrettanti ettari di verde in territorio israeliano. (Deborah Fait)

Sderot colpita da missili lanciati dai terroristi di Hamas a Gaza (da IC, 27 agosto 2019). Ancora ieri sera, Sderot e altri centri, Ibim, Gavim, Sapir College, Nir Am Shooting Range sono stati colpiti da missili, credo, poiché ho potuto ascoltare l’allarme rosso. Questa mattina, la notizia è stata data su Rai News 24 in questo modo: “Gaza. Raid aerei israeliani: morto un palestinese, due feriti”

Scrive ancora Gabriele Levy:

Sono sempre stato dell’idea che le guerre in Medio Oriente finiranno quando le televisioni se ne andranno da lì, se mai se ne andranno…

Ma altri brani del libro “Cosa pensano i cammelli” fanno riflettere. Il giovane Gabriele arruolato nell’esercito israeliano, partecipa alle marce forzate: la polvere è negli occhi e nelle orecchie, le ginocchia fanno male.

 E pare assurdo: durante la marcia preghi di svenire, per non sentire più cosa succede. Rare volte sono giunto allo sballo, quel momento in cui non soffro più psicologicamente, non sento più niente. Per andare avanti penso a cose tragiche.  Penso ad Auschwitz, a quanto i libri non ci possono raccontare che cosa sia stato. Penso a questo Stato che esiste perché tanta gente ha sofferto per farlo, perché non si possa ripetere mai più la Tragedia.

Ecco, questo sento di condividerlo. E penso che non si dovrebbero dimenticare in nessun momento tutti coloro che si sono trovati di fronte a quelle porte e non hanno potuto far niente. Cosa avranno pensato nei loro ultimi momenti di vita? So che i libri non possono raccontare che cosa hanno provato, non sapremo mai che cosa hanno pensato ma so che si dovrà continuare a ricordare.

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Gabriele Levy, Chissà cosa pensano i cammelli

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
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2 risposte a Perché non si possa ripetere mai più

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