Un ennesimo atto di rapina

Dopo la caduta del fascismo, la Demografia e Razza e la legislazione razziale continuarono ad esistere. Scrisse in seguito Badoglio che non sarebbe stato possibile abrogare le leggi razziali senza porsi in urto con i tedeschi; solo i singoli prefetti e pochi elementi giovani che venivano a sostituire i vecchi gerarchi fascisti presero qualche iniziativa a favore degli ebrei.

Quando l’8 settembre 1943 venne concluso l’armistizio con gli alleati, l’immediata reazione nazista non permise di condurre a buon fine qualsiasi azione tendente all’ abrogazione delle leggi razziali.

Anzi, proprio con l’8 settembre, aveva inizio l’ultimo atto della immane tragedia degli ebrei italiani. La rapida ritirata e la scarsezza di truppe nell’ Italia meridionale impedì ai tedeschi di porre in atto i loro propositi sterminatori. Non poterono però sfuggire loro le decine di migliaia di ebrei dell’Egeo e delle zone sino allora occupate dalle truppe italiane.

Angelo Donati. Di religione ebraica, si distinse per la sua opera di salvataggio degli  ebrei dalla persecuzione nazista nella parte di Francia occupata dagli italiani tra il 1942 ed il 1943

Fu Angelo Donati che si adoperò per salvare gli ebrei rifugiati nella zona italiana in Francia. Assieme al cappuccino padre Benedetto chiese l’intervento di Roma. Con il commissario Lospinoso ottenne il trasferimento dei rifugiati dalla zona costiera a quella alpina e successivamente il loro trasferimento alla spicciolata in Italia. L’8 settembre ripartì per Nizza ma nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno si diffuse la notizia della conclusione dell’armistizio con gli italiani.

Per gli ebrei della zona d’occupazione italiana iniziava la tragedia. Alcuni seguirono le nostre truppe in ritirata; un gruppo di alcune centinaia riuscì a attraversare le Alpi e a rifugiarsi in Italia (parecchi di essi però furono catturati dai tedeschi a Firenze): la massa rimase però in balia della ferocia nazista. “La ‘caccia all’uomo’ sulla Costa Azzurra nell’autunno 1943, -ha scritto Leon Poliakov, -sorpassò in orrore e ferocia tutto ciò che era sino allora noto per lo meno nell’Europa occidentale”.

Nella RSI la politica antisemita venne determinata dai tedeschi attraverso il loro uomo di fiducia, Giovanni Preziosi. Nel manifesto programmatico del fascismo repubblicano, redatto a Verona, si stabiliva che gli appartenenti alla razza ebraica dovevano essere considerati stranieri. Mussolini intendeva concentrare gli ebrei in modo che non rimanessero in balia dell’occupante, rimandando la soluzione del problema alla fine della guerra: una soluzione del tutto assurda poiché concentrare gli ebrei voleva dire permettere ai nazisti di impadronirsene e sterminarli.

Detto questo, va altresì notato che i provvedimenti contro gli ebrei adottati dai fascisti alla fine del 1943 e nei primi mesi del 1944 furono certo determinati non solo dalla necessità di accontentare anche su questo punto i tedeschi e i loro più accesi sostenitori antisemiti, ma altresì dalle precarissime condizioni economico-finanziarie della RSI.  L’ordinanza di Polizia n. 5 stabiliva l’internamento di tutti gli ebrei, la confisca dei loro beni e la vigilanza di polizia dei nati da matrimonio misto. L’ordinanza conclude va dicendo “Siano intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento provinciali in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati”.

L’ordine di polizia n. 5 (30 novembre 1943) stabiliva il sequestro dei beni mobili e immobili degli ebrei. Nella Repubblica Sociale le autorità fasciste diedero alla persecuzione antisemita il carattere di un’operazione finanziaria. Già alla fine del 1954, l’amministrazione repubblicana era entrata in possesso di mobili ed immobili, titoli ecc. per quasi un miliardo e novecento milioni di lire. Bisogna dire che nei vari luoghi di internamento e a Fossoli le condizioni di vita degli ebrei, compatibilmente con la situazione di quei mesi, non era troppo dura.

Le cose cambiarono, però, quando, il 15 marzo 1944, fu creato un ufficio per la razza alle dipendenze della presidenza del Consiglio (ultimo espediente di Mussolini per non farsi sfuggire completamente il controllo della situazione) a capo del quale fu posto Giovanni Preziosi.

Preziosi stabilì la sede del suo ispettorato a Desenzano e diede subito iniziò da radio Monaco a una serie di trasmissioni fasciste accusando Mussolini di “inconsulta tolleranza verso gli ebrei”. Venne aggiornata la legislazione razziale già in vigore: si trattava di una vera e propria traduzione in italiano delle famigerate leggi naziste di Norimberga. Tuttavia Mussolini definì aberranti i criteri informatori del progetto e le riunioni presso il suo quartier generale dovettero risolversi in una sconfitta per Preziosi. Solo nell’ ultima seduta del Consiglio dei ministri, il 16 aprile 1945, dieci giorni prima dell’insurrezione, un DL stabiliva un inasprimento della legislazione antisemita. Si trattava ancora una volta di disposizioni di carattere economico.

Con un ennesimo atto di rapina, cadeva così la tela sulla RSI e con essa sulla persecuzione fascista. Nei giorni successivi la maggioranza degli artefici primi della persecuzione stessa trovarono la morte per mano della giustizia popolare. Solo Preziosi in un certo senso ci si sottrasse, suicidandosi insieme alla moglie.

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Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo. Vol. 10, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo.

 

 

 

 

 

 

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