Criminosa infatuazione razzista

Mussolini non può essere considerato per molti e molti anni un antisemita. Sino al 1937 l’idea di un antisemitismo di Stato fu lontanissima da lui: gli ebrei italiani goderono sotto il fascismo né più né meno della stessa “libertà” che godevano gli altri italiani; gli ebrei stranieri perseguitati trovarono in lui, se non proprio un protettore, un politico che a più riprese li aiutò e aprì loro le porte d’Italia come –bisogna onestamente riconoscerlo- non fecero molti altri capi di Stato per i loro paesi.

Questa posizione di Mussolini iniziò a mutare verso la fine del 1936. Fra le cause di questo mutamento vi è la presa di posizione antifascista di alcune organizzazioni ebraiche in occasione della guerra d’ Etiopia e di Spagna. Inoltre, conquistata l’Etiopia, Mussolini considerò la ribellione in atto in varie regioni dell’impero come conseguenza della mancanza di “dignità razziale” degli italiani. Era necessario dare agli italiani una nuova coscienza razziale che ne facesse una razza di conquistatori in grado di far fronte ai compiti che l’Italia imperiale avrebbe dovuto assumersi.

Ma soprattutto tre furono le cause determinanti nel cambiamento di atteggiamento di Mussolini verso gli ebrei. Innanzitutto, l’influenza del suo entourage: molte delle persone che lo circondavano erano antisemiti o, perlomeno, nutrivano scarsa simpatia e pregiudizi nei confronti degli ebrei. Lo stesso Vittorio Emanuele III non era esente da pregiudizi e, comunque, non si oppose sostanzialmente ai primi provvedimenti antisemiti. Quasi nessuno seppe dire una parola per dissuadere Mussolini e si potrebbe arrivare a guardare con maggiore rispetto personaggi come Farinacci o a Preziosi che, se agirono in un certo modo, lo fecero per convinzione e non per viltà o piaggeria.

Coloro che erano attorno a Mussolini o erano dei fautori ad oltranza di una totale intesa italo-tedesca (ancora il 29 settembre 1937 Ciano scriveva nel suo diario: “Nessuno può accusarmi di ostilità alla politica filotedesca”), o erano dei pavidi che non avevano il coraggio di contraddirlo: gli uni e gli altri non fecero ovviamente nulla per evitare la persecuzione antisemita.

E ancora, sull’ atteggiamento di Mussolini influì il mito della “nuova società” che il fascismo avrebbe dovuto creare. Per Mussolini, esistevano diverse razze spirituali” presenti anche all’ interno dei vari popoli occidentali.

Mussolini infatti, per quanto ormai la sua scelta razzista antisemita fosse in gran parte obbligata, non voleva che essa si riducesse ad una più o meno pedissequa recezione della concezione razzista nazista e della relativa legislazione. Ad una soluzione del genere ostavano molte ragioni, di prestigio, di politica interna, di immagine nel mondo, ecc. Tutte vere e valide ma che non possono farne dimenticare un’altra, che –a nostro avviso- valeva e, in definitiva, compendiava tutte: quella di marcare, nonostante tutto, la differenza tra fascismo e nazismo, salvaguardare l’autonomia ideologica del primo dal secondo e inserirsi nella sua visione “spiritualistica” della “nuova civiltà”.

Nell’ estate del 1941 Mussolini avrebbe trovato che la posizione che maggiormente corrispondeva alla sua concezione e ai suoi fini politici era quella esposta da Julius Evola nel libro Sintesi di dottrina della razza, in cui veniva contrapposta una visione esclusivamente biologica e antropologica del razzismo a una visione della “razza interiore” o “razza dello spirito”.

…la decisione di Mussolini di introdurre anche in Italia l’antisemitismo di Stato fu determinata essenzialmente dalla convinzione che per rendere credibile l’Asse fosse necessario eliminare il più stridente contrasto nella politica dei due regimi.Giulio Cesare Evola, conosciuto col nome di Julius Evola (1898-1974), filosofo e scrittore. Nella sua opera Sintesi di dottrina della razza, prospettò una “razza ario-romana” come “una razza centrale e guida” arrivando a parlare, come scrive De Felice, di una razza “nuova ed antica in un tempo, che ben si potrebbe chiamare razza dell’uomo fascista o razza dell’uomo di Mussolini.” Avendo letto il libro, Mussolini lo fece chiamare e gli disse che proprio di una dottrina del genere egli aveva bisogno.

“Essa gli dava il modo di considerare problemi analoghi a quelli affrontati dalla Germania, e quindi di “allinearsi”, mantenendo però un atteggiamento indipendente, facendo valere quell’ atteggiamento spirituale, quel primato dello spirito che esulava da gran parte del razzismo tedesco.” (Renzo De Felice)

L’antisemitismo di Stato nacque, in larghissima misura, dalla volontà di Mussolini: doveva avere caratteristiche proprie e non essere una trasposizione in italiano della legislazione nazista.

Affermando ciò non si vuole certo farne un merito a Mussolini e al fascismo o anche solo diminuirne le responsabilità: il fatto –ovviamente- resta in tutta la sua inescusabile gravità e nefandezza; si vuole solo ricostruire in tutti i suoi aspetti questa pagina della storia del fascismo e –non dimentichiamolo- della nostra storia recente.

Renzo De Felice parla di “incosciente faciloneria” di Mussolini, di “grossolanità morale”, di “semplicismo in fatto di valori spirituali”.

Alla fine, ciò che gli premeva maggiormente nella sua “folle e criminosa infatuazione razzista” (sono parole di De Felice) erano gli italiani, quelli che non sentivano la loro “razza”, che erano sempre pronti a calarsi le brache”.  Concludendo, le cause della persecuzione furono molte e cospiranti, molte furono le responsabilità individuali –di coloro che lavorarono per realizzarla e di coloro che vilmente la lasciarono realizzare pur disapprovandola-, la responsabilità maggiore però fu certamente di Mussolini, della sua incosciente megalomania di trasformare gli italiani e, con i tedeschi, di trasformare il mondo, in nome di principi e di ideali che, pur non essendo quelli dei tedeschi e spesso contrapponendosi addirittura ad essi, erano la negazione di ogni principio e di ogni ideale.

Rastenburg. Mussolini, Evola, Hitler nella Tana del Lupo

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Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo. Vol. 10, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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