Razzismo

Se nei mesi precedenti la propaganda contro gli ebrei aveva moderato i suoi attacchi, nel 1936 questi ripresero con rinnovata violenza sui giornali. L’argomento maggiormente trattato fu la massiccia presenza degli ebrei nel bolscevismo.

Nell’ ottobre questa tesi fu rispolverata addirittura da “La Civiltà cattolica” in un lungo articolo intitolato tout-court La questione giudaica che può essere considerato senza tema d’errore di preparazione dell’enciclica del marzo successivo Mit brennender Sorge contro il razzismo hitleriano. Nell’ articolo i gesuiti si sforzarono di distinguere l’ antisemitismo cattolico da quello nazista.

L’onorevole Alfredo Romanini pubblicò ”Ebrei-Cristianesimo-Fascismo”, considerato il primo vero pamphlet antisemita in Italia mentre Roberto Farinacci su Il regime fascista pubblicò l’articolo “Una tremenda requisitoria”, affiancandosi a Preziosi in uno scoperto antisemitismo: 

Roberto Farinacci

“Dobbiamo confessare che hanno sempre pagato i loro contributi, obbedito alle leggi, compiuto anche in guerra il loro dovere. Ma essi tengono purtroppo un atteggiamento passivo, che può suscitare qualche sospetto. Perché non hanno detto mai una parola che valga a persuadere tutti gli italiani ch’essi compiono il loro dovere di cittadini per amore, non per timore o per utilità?”

L’attacco era durissimo, molto più duro anche di quelli del 1934; questa volta infatti non si rivolgeva come allora ufficialmente solo contro i sionisti ma, indistintamente, contro tutti gli ebrei.

Ormai il veleno antisemita iniziava a diffondersi.

…da parte di agenti nazisti e dei gruppi fascisti che ormai avevano legato le loro sorti alla politica d’alleanza con la Germania furono fatti notevoli sforzi per rafforzare l’antisemitismo e per creare nell’ opinione pubblica una psicosi antiebraica sulla quale giocare poi presso Mussolini, di cui erano note le incertezze e i tentennamenti in materia, per indurlo a troncare i ponti con il resto del mondo e imboccare decisamente la via della completa unità d’azione con Hitler.

Per Paolo Orano, autore del pamphlet Gli ebrei in Italia, gli ebrei dovevano non solo prendere posizione contro il sionismo ma dovevano anche rinunciare ad ogni loro individualità che non fosse quella religiosa.

…l’ Orano conduceva la sua polemica soprattutto in due direzioni: da un lato contro i sionisti (esemplificati soprattutto nell’ “Israel” e in Dante Lattes), da un altro lato contro gli ebrei fascisti (esemplificati in Ettore Ovazza).

 Come reazione, alcuni ebrei si chiusero in un dignitoso silenzio, altri si affrettarono a condannare il sionismo e l’internazionalismo ebraico.

Ettore Ovazza e Nella Sacerdoti

 Il 2 maggio 1935 il gruppo che rappresentava “La nostra bandiera” all’interno dell’Unione delle Comunità, composto da Ettore Ovazza, Franco Nunes, Max Ravà e  Guido Liuzzi, abbandonava sia il consiglio che la giunta. Il generale Liuzzi propugnava una riforma prima di tutto morale, che congiungesse lo spirito religioso con quello dell’italianità fascista. Ettore Ovazza affermava che il sionismo doveva essere, per gli ebrei fascisti, esclusivamente morale e filantropico.

Giovanni Preziosi

A parte gli attacchi de “Il Tevere”, “Quadrivio” e “La vita italiana” di Preziosi, ci fu un rallentamento nella campagna di odio antisemita. Gli italiani, da secoli abituati a convivere con gli ebrei, non sempre capivano perché li si dovesse ora perseguitare e odiare. L’antisemitismo troppo esplicito, estraneo alla psicologia popolare italiana, rischiava di fallire. Ci si volse allora verso il razzismo.

…il razzismo aveva il vantaggio di essere molto più impersonale e totalitario, di coinvolgere gli ebrei non direttamente, ma in un contesto di gran lunga più ampio, di presentarsi con una veste apparentemente scientifica e di cadere, per la sua stessa estraneità alla cultura media italiana, su un terreno meno premunito contro di lui.

Nel gennaio del 1936, nella “Precisazione di programma” su La nostra bandiera, veniva ribadito l’attaccamento al fascismo e alla sua politica. Ma tutto questo non trovò molti consensi, semplicemente seminò ulteriori incertezze, disorientamento, timore e stanchezza tra gli ebrei italiani.

In questo caos l’ebraismo italiano, diviso all’ interno ed esposto all’ esterno alla massiccia campagna di calunnie e di denigrazioni da noi riferita, sembrò per un momento sull’ orlo della catastrofe. L’Unione era senza effettiva autorità e, volendo evitare ogni passo falso e malinteso che desse esca agli attacchi, era ridotta all’ inattività o quasi. Il Comitato era a sua volta in piena crisi: alla fine d’agosto (1937) E. Ovazza si era ritirato dalla direzione de “La nostra bandiera”, che da quel momento era vieppiù precipitata sulla china dell’opportunismo e del rinnegamento d’ogni valore e di ogni principio ebraico…

E tuttavia, negli anni successivi, proprio la crisi, che diventava via via sempre più drammatica, contribuì al rinsaldarsi delle coscienze.

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Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo. Vol. 10, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo

 

 

 

 

 

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