L’ abominio

Negli anni dopo la “marcia su Roma” non ci furono grandi cambiamenti in quella che era stata fino ad allora la politica verso la Palestina e il sionismo, politica che rimase a lungo nelle mani di Raffaele Guariglia, direttore a palazzo Chigi dell’ Ufficio V Orientale, e di Mariano De Angelis, console generale a Gerusalemme e profondo conoscitore della situazione palestinese.

… Mussolini, se in Italia non interveniva per impedire la campagna de “Il Tevere” e de “Il regime fascista”, si preoccupava però delle ripercussioni che essa aveva tra gli ebrei in Palestina. Avendo il “Doar Hayom” di Gerusalemme pubblicato un attacco (5  luglio 1933) a “Il regime fascista” che, come si è già visto aveva reclamato l’istituzione del numerus clausus per gli ebrei in Italia, Roma dava subito istruzioni al consolato a Gerusalemme perché smentisse l’articolo del giornale di Farinacci… 

Doar Hayom (Informazione quotidiana)

Fondato nell’agosto del 1919, il Doar Hayom fu caratterizzato da un elemento peculiare: un contributo determinante alla sua nascita lo diede  Itamar Ben Avi (nato Ben-Zion Ben-Yehuda), figlio di  Eliezer Ben-Yehuda, ideatore della lingua ebraica moderna. Ben Avi fu il primo direttore. (foto e testo dal sito: Free ebrei)

I tre incontri del 1933-34 di Weizmann e di Goldmann con Mussolini mostrarono come i sionisti, pur non potendo attendersi molto dall’ Italia, erano comunque convinti che Mussolini potesse facilitare l’esodo dall’ Europa dei profughi ebrei. Assai significativi sono i rapporti che dal 1932 si vennero a stabilire tra il governo italiano e i sionisti revisionisti, l’ala destra antinglese del sionismo.

Nell’ aprile del 1932, -riferiva Guariglia a Suvich, (il sottosegretario agli Esteri) il signor Jabotinsky, capo del gruppo revisionista-sionista, aveva espresso in una lettera diretta al prof.  Sciaky del Liceo Galileo di Firenze, il progetto di fondazione di una Scuola Centrale di Istruttori per la preparazione militare della gioventù ebraica…

La scuola di Civitavecchia venne inaugurata nel dicembre del 1934 sotto la guida del comandante Nicola Fusco. Un grosso veliero a quattro alberi, il Quattro Venti, ribattezzato Sara I, fu adibito a nave-scuola. L’esperimento durò tre anni e mezzo fino al mutamento di rotta di Mussolini. Si temeva di continuare a percorrere una strada che poteva portare a risultati positivi ma che rischiava di suscitare difficoltà con gli arabi. Con questi, Mussolini andava legandosi al fine di indurre Londra a concludere con lui un “accordo generale” relativo al Mediterraneo.

Zeev Jabotinsky

Le origini della Marina d’Israele possono essere fatte risalire a una intesa tra Benito Mussolini e Vladimir Zeev Jabotinsky (1880-1940), leader della destra revisionista sionista, fondatore, a Odessa, della “Jewish Self-Defense Organization”.

La crisi mondiale provocata dal conflitto italo-etiopico ebbe notevoli ripercussioni anche sui rapporti tra Italia e sionismo. In quelle circostanze infatti, il governo fascista da un lato cercò con nuovo vigore di creare difficoltà all’ Inghilterra in Palestina e di trovare a questo scopo simpatie tra i sionisti d’ogni genere, da un altro lato cercò di servirsi del sionismo per evitare le sanzioni e in particolare la loro applicazione anche da parte della Palestina.

Angiolo Orvieto

A tal proposito, venne previsto un intervento a Londra degli ebrei italiani presso i loro correligionari inglesi perché questi, a loro volta, intervenissero sul governo inglese per scongiurare le sanzioni. Della missione furono incaricati Angiolo Orvieto e Dante Lattes , i quali presero contatto anche con Weizmann. Essi fecero notare come le sanzioni avrebbero finito per gettare Mussolini tra le braccia di Hitler con ripercussioni anche sugli ebrei italiani. Tutti gli interventi non ebbero risultati positivi, tuttavia da palazzo Chigi si continuò ad incoraggiare i contatti tra rappresentanti degli ebrei italiani e quelli stranieri, questo al fine di dimostrare che l’Italia non aveva alcuna prevenzione antisemita. Ma, con la nomina di Galeazzo Ciano a ministro degli Esteri il 9 giugno 1936, i rapporti tra fascismo e sionismo entrarono in una nuova fase, destinata ad essere anche l’ultima.

Dante Lattes

Il predecessore di Ciano, Fulvio Suvich, aveva dato prova di responsabile moderazione quando, a proposito della questione austriaca, aveva fatto presente a Mussolini che l’indipendenza dell’Austria andava difesa in ogni modo.

Fulvio Suvich

…Suvich non prendeva neppure in considerazione la possibilità di un accordo con Berlino. “Sarebbe una illusione pericolosa quella di credere che la Germania, arrivata al Brennero e a Tarvisio, si arresterà su queste posizioni senza tendere a oltrepassarle…Bisogna non tener conto della storia tedesca ed ignorare la mentalità del popolo tedesco per pensare che la Germania non farà tutti gli sforzi per superare i cento chilometri che la divideranno allora dall’ Adriatico”.

Ciano, giunto a Palazzo Chigi, iniziò subito, sia per faciloneria ed incoscienza sia sopravvalutando le possibilità dell’Italia, una politica di avvicinamento alla Germania.

Che in un secondo tempo Ciano si sia ricreduto, accortosi di essersi cacciato nella bocca del leone, è un altro aspetto del problema, che non mitiga per nulla la sua enorme responsabilità d’aver fatto imboccare all’ Italia la strada dell’alleanza con Hitler.

Nell’ ottobre del ’36, Ciano si recò a Berlino. A maggio del 1938, Hitler visitò l’Italia.

Mentre queste tappe erano percorse con incosciente velocità e l’alleanza italo-tedesca diveniva ogni giorno di più un fatto concreto in tutti i campi, Mussolini, sotto l’influenza dei sostenitori ad oltranza di essa e del conseguente allineamento in tutti i settori della politica dei due paesi amici e poi alleati, andava preparando anche all’ Italia l’abominio dei provvedimenti antisemiti.

Il 16 febbraio 1938 venne pubblicata l’Informazione diplomatica n. 14 che nella sua ipocrisia doveva sancire l’inizio della campagna antisemita. Tutte le iniziative fatte da parte sionista per trattare con Roma ed evitare che l’Informazione diplomatica potesse essere sfruttata dagli arabi contro gli ebrei in Palestina non ebbero successo. Il professor Chajm Wardi, lettore di italiano all’ università ebraica di Gerusalemme, tentò una missione a Roma ma non riuscì ad andare oltre la stanza del vicedirettore per gli affari orientali di palazzo Chigi. 

…questi rispose alla richiesta di un “gesto” italiano che lasciasse intendere che i sionisti non venivano abbandonati dall’ Italia alla sola potenza mandataria, facendo chiaramente capire che tale “gesto” per ora non pareva opportuno e invitandolo a…ripassare fra qualche mese: questo ai primi di luglio 1938, una settimana prima della pubblicazione del famoso manifesto degli “scienziati” razzisti!

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Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo. Vol. 10, Storia degli ebrei sotto il fascismo

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