Progenie di gente che ignorava la scrittura

Mentre in Germania Hitler si impadroniva del potere e in altre parti d’Europa si addensavano nuvole oscure sugli ebrei, in Italia i rapporti tra fascismo ed ebraismo sembravano avviati, tra il 1933 e il 1934, verso una pacifica risoluzione.

Anche coloro che –pur non essendo antifascisti- non condividevano questo diffuso ottimismo, non per questo contrastavano la nuova distensione; anzi, proprio perché si rendevano conto della precarietà della situazione internazionale e della possibilità di un deterioramento dei rapporti tra fascismo ed ebrei, cercavano –per il bene dell’ebraismo italiano e internazionale- di evitare in ogni maniera un simile deterioramento, confermano con il loro atteggiamento la fiducia nel fascismo.

Giovanni Preziosi

E se il  direttore di “La vita italiana”, Giovanni Preziosi, unica eccezione, aveva manifestato nell’ articolo “Hitler” la sua piena adesione al razzismo e all’ antisemitismo nazista, la stampa fascista in genere non approvava l’estremismo e l’aggressività  di tale ideologia. Per quanto riguarda Mussolini, la sua posizione, in un primo momento, non cambiò, anzi egli si pose come mediatore tra Hitler e l’ebraismo internazionale. Tuttavia sia il timore che l’arrivo di molti profughi ebrei dalla Germania e dall’ est europeo potesse danneggiare economicamente gli italiani e rinvigorire l’opposizione antifascista sia il desiderio di non pregiudicare i buoni rapporti tra Italia e Germania, lo indussero a rinchiudersi ipocritamente dietro l’argomento che il nazismo avrebbe trovato la sua giusta via nella politica ebraica sotto la guida del fascismo.

Da qui uno scarso calore e una mancanza di decisione negli interventi di Mussolini su Hitler, scarso calore e mancanza di decisione che, come vedremo, non andavano oltretutto esenti da una certa dose di machiavellismo deteriore (tipico in Mussolini), per cui il “duce”, un po’ per  guidare il suo “allievo” tedesco, un po’ per presentarsi come “mediatore” imparziale, da un lato interveniva su Berlino per indurla alla moderazione rispetto agli ebrei, dall’ altro lato però consigliava nello stesso tempo a Berlino di “salvare la faccia” e non cedere completamente.

Quando nel maggio del 1933, il partito nazista pubblicò il proclama contro gli ebrei in tutto il mondo ci furono orrore e indignazione. Mussolini affidò all’ ambasciatore italiano a Berlino Vittorio Cerruti un messaggio in cui, ipocritamente, affermava che il suo intervento a favore di una revoca dei provvedimenti era dettato da simpatia per il nuovo regime. Ammoniva, tuttavia, che l’antisemitismo avrebbe potuto sollevare contro Hitler i nemici, anche cristiani, della Germania.

Hitler, a cui l’ambasciatore ricordò tra l’altro i 12000 ebrei tedeschi morti durante la guerra, non nascose la sua irritazione e confermò la volontà di proseguire sulla strada imboccata.

Mussolini, a scanso di un nuovo fallimento, preferì prendere contatto con le organizzazioni ebraiche internazionali al fine di presentarsi a Hitler nella veste di mediatore.

Il 17 febbraio 1934 incontrò Weizmann a palazzo Venezia e, se non fece cenno ad un nuovo intervento a favore degli ebrei presso Hitler, si impegnò comunque ad accoglierli in Italia.

A giugno Mussolini incontrò Hitler a Stra e a Venezia ma il dittatore tedesco si limitò a recitargli, quasi a memoria il “Mein Kampf”. Nell’agosto dello stesso anno, si tenne a Ginevra la terza conferenza ebraica mondiale. Mussolini autorizzò Angelo Sacerdoti e Angelo Orvieto a parteciparvi affinché parlassero in quella sede di ebraismo e civiltà di Roma come  di forze che avevano dato forma alla civiltà moderna. A settembre, visitando la Fiera del Levante, Mussolini dichiarò di respingere il razzismo nazista e di provare pietà per quelle dottrine di oltralpe “sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto”.

Nahum Goldmann

Infine, a novembre, Mussolini incontrò Nahum Goldmann, presidente del Comitato delle delegazioni ebraiche, ultimo atto di questa fase dei rapporti tra lui e l’ebraismo internazionale prima di cadere completamente sotto l’influsso di Hitler. In questa occasione, Mussolini dichiarò che avrebbe obbligato Hitler (“è un imbecille e un cialtrone fanatico, un chiacchierone spaventoso”) a far partire gli ebrei della Sarre con tutti i loro beni.

E alle parole seguirono, in parte almeno, i fatti. Per l’esplicito intervento italiano nell’ accordo firmato a Roma il 3 dicembre successivo tra Francia e Germania per la Sarre fu incluso un articolo che dava agli ebrei il “diritto” di lasciare liberamente e con tutti i loro beni il territorio sarrese entro un anno dal plebiscito. Il che avvenne, dopo che il plebiscito del 13 gennaio 1935 sancì il ritorno della regione alla Germania.

“Il Tevere”  fu un  quotidiano fascista romano, fondato da Telesio Interlandi. Il giornale iniziò le pubblicazioni il 27 dicembre 1924 e le chiuse il 25 luglio 1943.

Ma l’antisemitismo andava pian piano riaffacciandosi in alcuni ambienti fascisti e in alcune pubblicazioni. Già tra febbraio e marzo del 1934 ci fu una polemica tra “Il Tevere” di Telesio Interlandi e il “Corriere padano” diretto da Nello Quilici. Su “Il Tevere” tutto divenne materia di attacco antisemita, persino la venuta in Italia del regista Max Ophüls per documentare il ribattezzamento da parte del Lloyd triestino di una nave adibita alla linea Trieste-Palestina con il nome Tel Aviv.

Il piroscafo  Martha Washington fu costruito nel 1907 per l’Unione Austriaca – Austro American Line di Trieste. Nel 1933 divenne di proprietà del Lloyd Triestino e fu ribattezzato Tel Aviv. Nel 1934 dopo un disastroso incendio a bordo fu avviato alla demolizione, che avvenne a Trieste nello stesso anno.

Di fronte alla insensibilità e anzi alla repulsione degli italiani per la tematica razzista e per l’antisemitismo tout-court, “Il Tevere” ripiegava dunque accortamente sull’ antisionismo, più facile ad attecchire tra gli italiani, che vi vedevano un qualcosa di estraneo, e sul quale, successivamente –preparato il terreno- si poteva fare facilmente leva per fare dell’antisemitismo vero e proprio.

Un pericolosissimo fuoco era stato ormai acceso; Gaetano Salvemini, che dall’America seguiva attentamente gli avvenimenti italiani, colse subito la gravità di ciò che stava avvenendo e lo denunciò all’opinione pubblica internazionale. A maggio del 1934 usciva a Torino il primo numero de “La nostra bandiera” di Ettore Ovazza con una precisa presa di posizione antisionista che partiva dall’ interno dell’ebraismo italiano. Ovazza e i suoi erano decisi assimilazionisti, fascisti e, soprattutto, erano antisionisti.

Max Ophüls, pseudonimo di Maximilian Oppenheimer  (1902-1957), è stato un  regista e sceneggiatore tedesco.

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Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo. Vol. 10, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo

 

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