Origini

Individuare chiaramente la posizione del fascismo delle “origini”, dal 1919 alla “marcia su Roma”, verso gli ebrei è tutt’altro che facile.

Se il fascismo nella sua esteriorità fu un fatto unitario, indubbiamente, nella dialettica interna, fu qualcosa di estremamente complesso e composito, rappresentato, com’era, da ‘fascismi’ o, più precisamente, da “fascisti”, ognuno con la propria personalità, posizioni personali, interessi, alleanze, punti di forza. La forza di questi fascismi, afferma Renzo De Felice nel volume “Storia degli ebrei sotto il fascismo” fu notevole. Lo stesso Mussolini fu solo apparentemente “duce” incontrastato. Nella realtà dovette continuamente fare i conti con queste forze e la loro dialettica. E se questa affermazione, è certamente vera per ogni aspetto della realtà fascista, lo è ancora maggiormente per quanto riguarda la politica ebraica.

Detto questo, al massimo si potrà vedere quale fu l’atteggiamento personale di Mussolini e degli organi di stampa da lui direttamente controllati, “Il popolo d’Italia” e “Gerarchia” (di cui era condirettrice l’ebrea Margherita Sarfatti).

Pagine libere (foto da: L’intellettuale dissidente)

Risulta innanzitutto che Mussolini non aveva vere prevenzioni antisemite. Pur non essendo esente da pregiudizi antisemiti, riconosceva agli ebrei doti e capacità e aveva per essi, come popolo, grande rispetto. Un fondo di antisemitismo tradizionale non gli impedì di collaborare a pubblicazioni ebraiche (“Pagine libere” di Angelo Oliviero Olivetti) e non ebbe, inoltre, sino al 1936-37, alcun significato politico.

Gruppo di sindacalisti rivoluzionari a Lugano, nel 1908. In piedi, da sinistra: Tullio Masotti, Alceste De Ambris, Erico Sorregotti, Angelo Oliviero Olivetti. Seduti, da sinistra: Umberto Pasella, Arturo Labriola.

Angelo Oliviero Olivetti (1874-1931). Direttore a Lugano della rivista Pagine libere (1906-1912) in cui tentò di giungere ad una precisa teorizzazione del sindacalismo. “Era un approccio alla lotta politico-sindacale che si risolveva in un compiacimento estetico della conflittualità,di carattere letterario e lirico…La contrapposizione dell’azione diretta alla mediazione si decantò in una visione ancora una volta aristocratica ed elitaria del sindacalismo, “concezione di vita” (dalla rivista: L’intellettuale dissidente). Nel 1914, all’inizio della guerra, i sindacalisti rivoluzionari si schierarono a favore dell’intervento dell’Italia.

Alla luce di questi dati di fatto vanno viste le pochissime prese di posizione mussoliniane sugli ebrei in questo primo periodo. 

Esse, in realtà, appaiono contraddittorie ed episodiche e, alla fine, scarsamente rilevanti.

Tra queste prese di posizione le più significative -se non altro per la loro ampiezza- sono quelle de “Il popolo d’Italia” del 4 giugno 1919, del 19 ottobre 1920 e del 25 giugno 1922. 

4 giugno 1919

Nell’articolo I complici, Mussolini prende lo spunto dai recenti avvenimenti russi per attaccare l’ebraismo mondiale, definendolo “l’anima” del bolscevismo e al tempo stesso del capitalismo: “…Il bolscevismo è difeso dalla plutocrazia internazionale. Questa è la verità sostanziale. La plutocrazia internazionale dominata e controllata dagli ebrei ha un interesse supremo a che tutta la vita russa acceleri sino al parossismo il suo processo di disintegrazione molecolare. Una Russia paralizzata, disorganizzata, affamata, sarà domani il campo dove la borghesia, sì la borghesia, o signori proletari, celebrerà la sua spettacolosa cuccagna…”

19 ottobre 1920

La tesi precedente viene respinta dallo stesso Mussolini nell’articolo Ebrei, Bolscevismo e Sionismo italiano, in cui prende spunto dai provvedimenti antisemiti ungheresi: “Il bolscevismo non è, come si crede, un fenomeno ebraico. E’ vero, invece, che l bolscevismo condurrà alla rovina totale gli ebrei dell’oriente europeo. Questo pericolo enorme e forse immediato è avvertito chiaramente dagli ebrei di tutta Europa. E’ facile prevedere che il tramonto del bolscevismo in Russia sarà seguito da un pogrom di proporzioni inaudite…”

25 giugno 1922

Poco più di un anno e mezzo dopo, quando la prospettiva del potere non è lontana, commentando l’assassinio di Rathenau da parte di estremisti di destra tedeschi, Mussolini non ha incertezze nel condannare l’antisemitismo: ” Per gli estremisti tedeschi di destra, i quali si ritengono di stirpe ariana purissima, era intollerabile che un ebreo dirigesse e rappresentasse la Germania in faccia al mondo. In materia di arianesimo e semitismo c’è in Germania uno stato esagitato e violento”.

Conclude Renzo De Felice:

Così, tra timori e reciproche diffidenze, incominciavano i rapporti tra una larga parte dell’ebraismo italiano e il fascismo ormai al potere.

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Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo, vol. 10, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo

 

 

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