Rozhinkes un mandlen

Lo scrittore Josef Burg, subito dopo la disfatta dell’Unione Sovietica e mentre si assiste ad una fugace rinascita dello yiddish, ritorna a vivere nella sua città natale, Czernowitz  ai piedi dei Carpazi (oggi 300000 abitanti, in Ucraina).

Cimitero ebraico a Czernowitz

Al tempo dell’Impero austro-ungarico, Czernowitz è una città universitaria famosa per i suoi caffè e le sue librerie; metà della sua popolazione è rappresentata da ebrei. Alcuni scrittori scelgono lo yiddish come lingua di comunicazione e di creazione artistica. Fra questi, il più famoso è Itzik Manger, morto nel 1969, autore di “Il libro del paradiso”.

Itzik Manger è considerato uno dei più importanti poeti e drammaturghi in lingua yiddish. Ha iniziato a pubblicare poesie e ballate in riviste letterarie. Ha raggiunto il successo negli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

Nel video, Itzik Manger legge in Yiddish la sua famosa poesia tradotta in inglese con There is a three that stands. La registrazione risale a metà degli anni cinquanta, ed è stata raccolta durante un reading a Central Park.
L’originale è conservato presso the archives of the Jewish Public Library of Montreal.

 (da: Yiddish Book Center, in La biblioteca d’Israele) 

Josef Burg nasce a Wishnitz, un piccolo shtetl nei Carpazi, attraversato dal fiume Czeremosz sulle rive del quale si affaccia la sua casetta d’argilla. Nel racconto La canzone dimenticata, Burg ricorda la sua prima infanzia.

Un tempo sapevo una canzone. Certamente era nella lontana fanciullezza, poiché non ricordo più la melodia e anche il testo l’ho dimenticato. Era in una  cittadina della Bucovina  dove la vita ebraica germogliava da lungo tempo. Tutti i giorni si viveva secondo i comandamenti di Dio.  E si credeva che sempre sarebbe stato così.

Spesso provavo dolore per il mio canto dimenticato. Di cosa si trattava? Poteva essere che la canzone riguardasse la mia povera casetta sulla riva del fiume. una casetta solitaria su una riva dove c’era la mia culla e mia madre mi portava in sogno rozhinkes un mandlen. (uva passa e mandorle).

Nel 1924  la sua famiglia si trasferisce  a Czernowitz; Josef scrive sul settimanale Czernowitzer Bleter. A Vienna studia letteratura tedesca ed è testimone dell’annessione dell’Austria alla Germania di Hitler. Tornato nella sua città, si nasconde per sfuggire alle deportazioni e, all’arrivo dell’Armata Rossa, fugge verso Mosca. Non rivedrà più la sua famiglia sterminata dai nazisti. In Unione Sovietica tutti sono uguali, ebrei, rumeni, russi. Ma è un’ illusione che dura poco. Gli ebrei vengono deportati in Siberia o in Kazakistan.

Dopo Kruscev, non esiste ormai più nell’Unione Sovietica, una vita culturale ebraica, niente più riviste, libri, scuole.

Per fortuna ho vissuto a lungo. Se non avessi vissuto questi ultimi dieci, quindici anni dopo la Caduta del Muro, non sarebbe rimasto granché della mia opera, forse un paio di righe in qualche enciclopedia ebraica. (dall’intervista di Arturo Zilli a J. Burg, 2005)

Josef Burg

Nel racconto Il mio debutto Josef Burg narra l’ incontro commovente con Abel Sojfer, caporedattore della rivista Czernowitzer Bleter. Lo ha svegliato nel cuore della notte per consegnargli un quadernetto con i suoi schizzi d’immagini e stati d’animo, in yiddish:

Le stelle si spengono e scompaiono, come la vita degli uomini. Guardo in alto verso la volta celeste, disseminata di astri. Ora mi sembra di portare un firmamento personale nascosto dentro di me, mi basterebbe lanciarvi solo uno sguardo e la mia anima sarebbe più calda e più triste. 

Più calda e più triste al tempo stesso.

Sojfer verrà ucciso in Galizia mentre fugge assieme alla moglie e alle due figlie.

+++++++++

Josef Burg, La canzone dimenticata. Racconti yiddish 

 

 

 

 

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in JOSEF BURG, La canzone dimenticata. Racconti yiddish. Contrassegna il permalink.