Redenzione collettiva

Nell’aprile del 1945, Moshe Zeiri si trova a Napoli con i soldati della 745ª.

Ѐ qui che organizza la conferenza di una giovane artista scampata alla Soluzione finale, Esther Lurie.

Ester Lurie: Autoritratto. Nata a Libau, Lituania, nel 1913, Ester Lurie studia all’Istituto Superiore di Arti Decorative di Bruxelles e in Palestina del 1934 al 1938. Tornata in Lituania, nel 1941 viene deportata nel ghetto di Kovno, dove realizza oltre 200 disegni in cui è rappresentata la vita nel ghetto. La maggior parte di quei lavori sono andati distrutti. Nel 1944 viene trasferita nei campi di concentramento di Nauen e Stutthof e  liberata dall’Armata Rossa. Quindi si trasferisce in Israele. (da: Il nostro sussidiario illustrato dell’Italia)

Ed è radunandosi intorno a Ester Lurie che i volontari palestinesi toccano con mano quanto potrebbe aspettarli nell’ immediato futuro. Accogliere gli ebrei sopravvissuti, rari o numerosi che siano. Ascoltare la loro parola, più o meno disarticolata dall’ enormità del trauma. Trovare qualcosa da dire, se mai possibile, per alleviarne la sofferenza. Trasformare, in un modo o nell’ altro, la loro salvazione individuale in redenzione collettiva.

Palazzo Odescalchi, via Unione 5 Milano, quartier generale delle compagnie palestinesi della British Army a Milano e base operativa per gli emissari sionisti. Comprende gli uffici, la sinagoga, gli spazi rituali.

Moshe giunge a Milano nel maggio 1945. In via Unione la comunità israelitica sta cercando di rimettersi in piedi. Camion Dodge con la stella di David sulle portiere scaricano al numero 5 i materiali più vari: equipaggiamenti abbandonati dai tedeschi, bottini di guerra recuperati, munizioni dell’esercito britannico. La mobilitazione militare si trasforma in una mobilitazione materiale e spirituale.

Moshe inizia il suo lavoro di responsabile operativo nella scuola ebraica di via Eupili, coadiuvato dalla direttrice Matilde Cassin, che egli chiama Rachel, e un da altro protagonista della primavera ebraica milanese, Raffaele Cantoni.

C’è bisogno di gente capace in via Eupili. Ѐ urgente rimettere in sesto i due villini che la comunità israelitica possiede in zona Sempione, affacciati lungo il passaggio della ferrovia, le due eleganti palazzine che alla vigilia della guerra -dopo le leggi razziali del 1938- erano divenute, attraverso scuole di ogni ordine e grado, il cuore della vita ebraica cittadina prima di cadere, dopo l’8 settembre 1943, nelle mani dell’occupante tedesco.

Milano, Scuola ebraica in via Eupili

A fine giugno vi sono nella scuola diciotto bambini ospitati come interni e cinquantuno iscritti alla scuola come esterni.

Moshe deve garantire vitto e alloggio a bambini di famiglie segnate dalla guerra, risistemare la scuola, organizzare un refettorio e un dormitorio, cercare dei giocattoli. Da insegnante di ebraico si va trasformando in rettore di collegio. Lavora ad un progetto che aveva già condiviso con Yehudit già prima di arrivare a Milano con la 745ª compagnia del Genio britannico. In passato, si è sentito limitato dall’ orizzonte ristretto di Kvutzat-Shiller. Ora progetta di trasferire nel kibbutz bambini e bambine orfani della Shoà, provenienti da Auschwitz e Mauthausen.

Nella sua lettera del 12 maggio, Moshe Zeiri aveva pensato a loro -senza averli ancora incontrati- quando aveva scritto a Yehudit di coltivare per il futuro, nella Kvutzat-Shiller del domani. “Restituire a questi giovani almeno qualcosa di quanto è stato loro sottratto dalla nostra crudele generazione”.

Ester Lurie, Ruins of the Hospital of Kovno Ghetto

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Sergio Luzzatto, I bambini di Moshe. Gli orfani della Shoà e la nascita di Israele

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