Testimone a carico

È il mese di gennaio dell’anno 1939, e Moshe Zeiri è stato autorizzato a lasciare il kibbutz per provare a realizzare il sogno della sua vita: diventare attore di teatro. Frequenta la scuola di drammaturgia della Habima. È riuscito dunque a mettere piede dentro un mito della cultura sionistica, conosciuto da tutti gli ebrei del mondo al passo con i tempi, a Mosca come a Londra, a Varsavia come a New York; il teatro che aveva a sua volta fatto aliyah, rinascendo nella Terra Promessa…

Tel Aviv, Teatro Habima

Moshe, che ogni mattina si presenta al porto di Giaffa dove lavora come scaricatore, pur non appartenendo all’élite economica dell’insediamento ebraico, appartiene senz’altro alla sua élite culturale.

Il I° settembre dello stesso anno i sionisti organizzano a Tel Aviv l’esercito clandestino degli ebrei di Palestina, l’Haganah.

Pochi mesi dopo, il 1° maggio 1940, a Lódz, arriva per gli ebrei l’ordine di concentrarsi nel quartiere Baluty: quattro chilometri quadrati per 150000 ebrei in quello che è il secondo ghetto di Polonia. Nel libro I bambini di Moshe lo storico Luzzatto ricorda, anche attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, i tanti massacri, 64 in tutto, di ebrei in Polonia. Tra questi, il massacro di Babi Jar presso Kiev e quello del bosco di Sosenki, un lavoro scrupoloso fatto fra il 7 e il 9 novembre 1941: i volenterosi carnefici tedeschi beneficiano della collaborazione di carnefici ucraini, militanti ma anche civili, vicini di casa degli ebrei.

Processo Eichmann, Gideon Hausner interroga il testimone Henryk Ross.

Henryk Ross è il fotografo ebreo che ha documentato la vita nel ghetto di Lodz, in Polonia. Quando nel 1940 i nazisti creano il ghetto, Ross è obbligato a scattare le fotografie per i documenti identificativi degli ebrei. Contemporaneamente scatta migliaia di foto non autorizzate e le sotterra perché non vengano trovate. 

Anche Alter Kacyzne, il fotografo che nella Varsavia tra le due guerre si è fatto interprete della cultura yiddish, viene trucidato non lontano da Tarnopol, con un colpo alla nuca, mentre tenta di fuggire verso est.

Avraham Lipkunski testimonierà vent’anni più tardi del massacro degli ebrei nel cimitero di Radun.

Al cimitero gli ebrei vengono costretti a inginocchiarsi per terra a testa bassa. Sbirciando oltre le teste, Avraham intravvede una fossa che gli pare immensa. E accanto, lungo l’ammasso della terra di riporto, vede le mitragliatrici dei tedeschi puntate sul ciglione. Fila dopo fila, famiglie intere vengono sospinte verso quel ciglione, una per una. Lì tutti quanti gli ebrei, uomini donne vecchi bambini, sono costretti a spogliarsi. E lì vengono abbattuti dalle raffiche delle armi automatiche…

Vengono uccisi anche la madre e il fratello Yekutiel.

Il 5 maggio 1961, l’ex scolaro della yeshiva piccola di Radun deporrà nell’aula di un tribunale allestito dentro la Casa del Popolo di Gerusalemme, testimone a carico fra i più giovani – se non, a trentatre anni, il più giovane in assoluto- del processo Eichmann.

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Sergio Luzzatto, I bambini di Moshe. Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele

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