Orfanitudine

Non si conosce molto riguardo alla giovinezza di Moshe nello shtetl di Kopyczynce.

Per quanto la voce del giovane Moshe riesca oggi impossibile da raccogliere e da ascoltare, le voci che dovettero risuonare attorno a lui -se non le idee che poterono svilupparsi nella sua mente, e le passioni che poterono maturare nel suo cuore- riecheggiano dallo scaffale di ogni buona libreria.

E così anche le foto del reporter Alter Kacyzne, inviate in America per essere pubblicate sul Forverts, il giornale yiddish di New York, colgono aspetti della vita sia negli shtetl che nelle città,  dove vivono molti dei tre milioni di ebrei polacchi.

Moshe Kleiner con i genitori e la sorella

Secondo la memoria familiare, Moshe lasciò Kopyczynce per Leopoli subito dopo la morte di suo padre. Aspettò dunque di essere orfano per davvero (almeno a metà), prima di imboccare quella strada di orfanitudine che era la strada del sionismo.

A Leopoli, Moshe abita nella sede dell’Hechaluz, l’organizzazione che prepara i giovani all’ emigrazione in Palestina, e apprende il mestiere di falegname. Qui, i  fratelli Lubianiker hanno fondato il movimento sionista Gordonia: il principio fondatore dello Stato ebraico deve avere al suo centro l’occupazione della terra. 

Leopoli

Le foto, scampate alla Shoà degli oggetti, mostrano ragazzi e ragazze che, lasciandosi alle spalle i genitori e scegliendo di diventare “orfani”, sono decisi a trasformare il sogno di Herzel -l’emigrazione in Palestina e la fondazione di uno Stato ebraico- da sogno in realtà.

Qualunque cosa ne dicessero, per le vie dello shtetl o alla scuola talmudica,  gli ebrei ortodossi. Quelli che gridavano allo scandalo. Quelli per cui nulla poteva esserci di più empio che l’anticipare la fine dell’Esilio rispetto al dettato biblico, il ritornare alla Terra promessa prima dell’Avvento del Messia. 

Ragazzi e ragazze dell’organizzazione sionista Hechaluz

Tornato a Kopyczynce, Moshe lavora con alcuni compagni e una quindicina di ragazze in una colonia agricola messa in piedi dall’Hechaluz.

Poiché la Terra promessa è una terra arida e inospitale, resa tale da secoli di incuria cristiana, araba, ottomana, è necessario apprendere l’arte della lavorazione della terra.

Come avevano fatto, come stavano facendo gli autentici pionieri del movimento kibbutzistico. Gli eroi della lotta contro la malaria, gli inventori dei sistemi d’irrigazione a goccia per i campi di grano e di orzo, i coltivatori degli agrumeti scintillanti presso la costa.

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Sergio Luzzatto, I bambini di Moshe. Gli orfani della Shoà e la nascita i Israele

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